Archivio mensile:settembre 2013

Le parafrasi della 3AL, a.s. 2013/2014: Cavalcanti, Guinizzelli, Cecco Angiolieri e Rustico Filippi

Voi che per li occhi mi passaste ‘l core di Guido Cavalcanti

Tu che con gli occhi mi trafiggesti il cuore
e risvegliasti la mente che dormiva,
osserva la mia vita angosciata,
che è distrutta da Amore con i suoi sospiri.

Egli viene colpendo con così grande forza,
che i deboli spiriti se ne vanno via:
rimane solo l’immagine esteriore
e una voce, che esprime dolore.

Questa forza (virtù) d’Amore che mi ha distrutto
si è mossa veloce dal vostro nobile sguardo (occhi gentili):
mi scagliò una freccia nel fianco.

Così giunse dritto il colpo al primo tiro,
che l’anima si risvegliò tremando
vedendo il cuore morto nel lato sinistro.

Lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo di Guido Guinizzelli

Il vostro bel saluto e lo sguardo gentile
che mi rivolgete quando v’incontro, mi uccide:
Amore mi assale e non ha riguardo
se mi reca del male o del bene,

poichè mi scagliò una freccia attraverso il cuore
che lo taglia e divide da parte a parte;
non riesco a parlare, perchè brucio tra le sofferenze
così come colui che vede la propria morte.

Mi attraversa gli occhi come fa il tuono,
che penetra dalla finestra della torre
e spezza e distrugge tutto ciò che trova dentro;

resto come una statua d’ottone,
in cui non c’è vita nè spirito,
se non fosse che raffigura l’immagine d’uomo.

Becchin’amor di Cecco Angiolieri

Becchina amore! – Cosa vuoi bugiardo traditore?
Che mi perdoni. – Non ne sei degno
Per grazia di Dio! – Tu vieni da me umilmente.
E lo verrò sempre. – Che mi darai come pegno?

La buona fede. – Tu ne sei mal fornito.
Non nei tuoi confronti. – Non cercare di calmarmi, perché io so tutto.
In che cosa ho sbagliato? – Tu sai che io l’ho sentito dire.
Dimmelo amore – Vattene! Che ti venga un malanno!

Vuoi veramente che io muoia? – Anzi non vedo l’ora!
Tu non dici bene. – Mi insegnerai tu.
E allora io morirò. – Ahimè ecco che tu m’imbrogli!

Dio ti perdoni! -Ma perché non ti allontani?
Magari io potessi! – Ti trattengo per le vesti?
Tu hai il mio cuore. – E lo terrò per i tuoi guai.

Oi dolce mio marito Aldobrandino di Rustico Filippi

O dolce mio marito Aldobrandino,
restituisci ormai il corpetto a Pilletto,
poiché egli è un giovane tanto cortese e gentile,
che non devi credere a ciò che ti viene detto di lui.

E non stare tra la gente con la testa abbassata,
poiché non sei cornuto, e io te ne faccio smentita;
ma, così come un amorevole vicino,
venne a dormire con noi nel nostro letto.

Restituisci il corpetto ormai, non lo tenere più,
poiché non verrà più qui contro il tuo volere,
dato che sa quello che vuoi.

Non si spoglierà più nel nostro letto,
tu non dovevi gridare, anzi tacere:
poiché non mi fece nulla di cui io possa lamentarmi.

Jeanne Hebutérne: Adamo ed Eva

J.Hebuterne Adamo e Eva

Questo dipinto di Jeanne Hebutèrne, pittrice francese (1898-1920), è il retro di un quadro che rappresenta una natura morta. E’ stato recentemente esposto alla mostra milanese a Palazzo Reale “Modigliani , Soutine e gli artisti maledetti”.
Esso raffigura Adamo ed Eva subito dopo il peccato originale. I due giovani completamente nudi sono abbracciati. Eva ha in una mano il frutto proibito, Adamo le passa un braccio sulle spalle, entrambi con le mani libere coprono la mela, che si intravede rosseggiare tra le loro dita. In basso a sinistra, tre arieti  che dormicchiano e pascolano. Dietro di loro un albero su quale è attorcigliato un lungo serpente. Su un cielo grigio e nuvoloso si apre uno spazio azzurro vuoto . L’immagine è serena ed equilibrata, non c’è segno di paura, i due lunghi, esili corpi dei giovani sono dolcemente appoggiati l’uno all’altro, i loro volti sono affiancati ed entrambi hanno gli sguardi assorti, rivolti al frutto protetto dalle mani. L’immagine ispira una tranquilla serietà, la consapevolezza del duro compito che l’uomo e la donna sanno attenderli.

L’amore di Saffo

Gli antichi poeti greci e latini cantavano l’amore come eros: con eros gli antichi intendevano una passione che coinvolgeva corpo e mente e che non si poteva provare, né comprendere separando l’uno dall’altra.
Uno dei testi più antichi in cui troviamo cantato eros è un famoso frammento della poetessa greca Saffo (VII secolo a.C.).

L’amore
Pari agli dei mi sembra
quell’uomo: lui che siede di fronte a te
e da vicino ti ascolta mentre dolcemente parli
e ridi
e questo mi fa tremare il cuore nel petto.
Infatti appena ti vedo per un istante, allora non ho
più voce,
la lingua mi si spezza,
subito un sottile fuoco mi corre per le membra,
non vedo nulla con gli occhi, mi rimbombano
le orecchie,
il sudore mi ricopre, un tremito mi prende tutta,
divento più verde dell’erba, mi sembra di essere vicina alla morte

(2 D, 31LP) (D Diehl, Anthologia Lyrica Graeca, Leipzig, 1936; LP Lobel-Page Poetarum Lesbiorum Fragmenta, Oxford, 1955)
Questo frammento venne nel I secolo a.C. tradotto in latino dal poeta latino Catullo.

La poetessa Saffo, figlia di Scamandronimo e di Cleis, nacque ad Ereso nell’isola di Lesbo, nella seconda metà del VII secolo a.C.. Visse a Mitilene dove tenne un tìaso, una scuola per ragazze. Di lei restano un’ode intera e 200 frammenti; la maggior parte dei testi è giunta per trasmissione indiretta, gli altri sono emersi da frammenti papiracei. (da prefazione a Saffo, Alceo, Anacreonte, Liriche e frammenti, traduzione di Filippo Maria Pontani, Giulio Einaudi Editore, p.11)

Elementi di analisi del testo letterario

Lo schema della comunicazione
La letteratura è una forma di comunicazione.
Lo schema di qualsiasi comunicazione è il seguente

contesto

messaggio
mittente                                 destinatario

contatto

un mittente invia un messaggio a un destinatario, il messaggio richiede il riferimento a un contesto e di essere espresso in un codice interamente, o almeno parzialmente, comune a mittente e destinatario, infine è necessario un contatto, canale fisico o mentale, attraverso il quale si stabilisce e mantiene la comunicazione.
La comunicazione letteraria ha delle caratteristiche proprie.
Prima e fondamentale osservazione è che mittente e destinatario non sono compresenti, come avviene nella comunicazione dialogica quotidiana.
La comunicazione letteraria non segue lo schema

mittente………………………………messaggio…………………………………………………….. destinatario

ma lo schema

mittente …………………….. messaggio –  messaggio……………………….. destinatario

da questo schema derivano una serie di conseguenze :
1. che la comunicazione è a senso unico,
2. che il contatto è piuttosto labile, affidato completamente al destinatario
3. che il contesto a cui il mittente si riferisce è ignoto o non completamente noto al destinatario, motivo per cui il mittente può provvedere a inglobare nel messaggio riferimenti al contesto
4. che il codice linguistico e più in generale culturale può non essere condiviso, o essere condiviso solo parzialmente da mittente e destinatario.
A fronte di queste che possono essere considerate delle difficoltà della comunicazione letteraria, vi sono alcuni vantaggi, per esempio il fatto di poter rileggere il messaggio più volte rende possibile una comprensione più profonda.

L’autore
Il mittente del messaggio letterario viene di solito chiamato autore, egli è l’artefice, il creatore dell’opera . Nella letteratura colta il nome dell’autore viene generalmente tramandato, nella letteratura a tradizione orale è molto più frequente l’anonimato.

Il lettore
Il destinatario di un’opera letteraria è il lettore, che ha per l’opera interesse, simpatia, curiosità etc.. Il lettore reale dell’opera letteraria è indefinibile, generico, astratto.
Il lettore stabilisce con l’opera un rapporto di comprensione e di immaginazione. Comprensione quando il lettore cerca di comprendere i significati dell’opera, immaginazione quando si abbandona ad associazioni fantastiche e sviluppi liberi.

Autore implicito e lettore implicito
Sia l’autore che il lettore, ovvero il mittente e il destinatario del messaggio, nella comunicazione letteraria non sono persone reali ma astrazioni mentali, che sono chiamate: autore implicito e letteore implicito.
Per autore implicito, detto anche destinatore, si intende l’autore come  si rivela nell’opera, per lettore implicito, il lettore a cui l’opera è idealmente indirizzata.
L’autore implicito è sempre presente nel testo letterario e non è opportuno identificarlo sempre e completamente con l’autore reale. È dell’autore implicito che si parla quando si afferma qualcosa a proposito dell’autore di un testo.

Le forme della comunicazione letetraria : diegesi – mimesi – lirica
La diegesi è la narrazione ovvero la riproduzione attraverso il linguaggio di azioni, situazioni, discorsi e pensieri.
Lo schema della diegesi può essere:
io/emittente———-(narratore)————-egli/narrazione————————–tu/destinatario
(narratore : può essere o non essere presente e assumere diverse forme : vedi sotto)
(egli = oggetto della narrazione)

La mimesi è la rappresentazione teatrale ovvero la riproduzione attraverso parole e gesti del contenuto del messaggio.
Lo schema della mimesi può essere:
Io/emittente——(io/personaggio—egli/narrazione—tu/personaggio)———-tu destinatario
(io/personaggio-tu personaggio : sono le due o più voci a cui è affidata la riproduzione del messaggio)

I due termini: diegesi e mimesi si devono ad Aristotele che nella Poetica li utilizza rispettivamente per l’epica : diegesi e la tragedia : mimesi.
Queste due modalità si trovano in genere mescolate in una forma mista di diegesi e mimesi, in cui una narrazione accoglie discorsi in prima persona.

La lirica è stata definita « linguaggio interiore » o « autocomunicazione » o « comunicazione io-io », ovvero un messaggio che si inserisce in una comunicazione emittente destinatario

messaggio
emittente io ————————-io-io—————————-tu destinatario

(Tutti gli schemi possono moltiplicare al loro interno la presenza di voci)

Il narratore
Nelle forme della narrazione più semplici, fiabe, racconti popolari, l’epica antica,  non c’è il narratore, che è implicito nella narrazione e rimane impersonale. Ma gli scrittori devono aver avvertito una sorta di inumanità nell’impersonalità del narratore e hanno trovato varie soluzioni per personalizzare la voce del narratore. Il narratore diviene il mediatore tra il mondo della finzione e il destinatario.
La prima soluzione è quella di attribuire al narratore interventi diretti di commento sulla narrazione rivolti al lettore, come per esempio avviene  nel I canto dell’Orlando Furioso quando il narratore dice “Ma seguitiamo Angelica che fugge” o Manzoni che alla fine dell’ “Addio ai monti”  di Lucia  nel capitolo ottavo spiega “Di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri di Lucia”; questo narratore è chiamato di solito: narratore onnisciente.
Una seconda soluzione è quella del  narratore che racconta una vicenda di cui è protagonista come Dante nella Vita Nuova e nella Divina Commedia, Jacopo Ortis, Zeno, il protagonista di Altri libertini, e molti altri; oppure testimone,  come i narratori dei racconti (Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente) di Calvino, oppure Lockwood e Nelly Dean i due narratori di Wuthering Heights. Questo narratore è detto narratore interno, e quando è protagonista della vicenda: io narrante.

Per riassumere i diversi tipi di narratore sono:
Il narratore esterno:  narratore che è assente come personaggio
e può essere: un narratore che interviene con commenti nella narrazione detto 1. narratore onnisciente oppure un narratore che non interviene con commenti nella narrazione e rimane impersonale detto 2. narratore esterno
Il narratore interno: narratore che è  presente come personaggio
e può essere il  protagonista della vicenda che narra detto 3. io narrante,  oppure un  testimone della vicenda che narra detto 4. narratore interno

Il punto di vista del narratore
I quattro tipi di narratore individuano due tipi di punti di vista o prospettive :
punto di vista interno e punto di vista esterno. Il narratore onnisciente e l’io narrante hanno punto di vista interno, il narratore esterno e il narratore interno hanno punto di vista esterno.

Sulla  base dei due punti di vista possiamo distingure i quattro diversi tipi di narratore:
1) narratore eterodiegetico intradiegetico: narratore onnisciente
2) narratore omodiegetico intradiegetico: io narrante
3) narratore eterodiegetico extradiegetico: narratore esterno
4) narratore omodiegetico extradiegetico: narratore interno

omodiegetico : presente come personaggio nella storia
eterodiegetico : assente come personaggio dalla storia
intradiegetico : punto di vista interno: il narratore  analizza gli avvenimenti dall’interno
extradiegetico : punto di vista esterno: il narratore analizza gli avvenimenti dall’esterno

Il punto di vista dei personaggi: la focalizzazione
Il narratore può assumere il punto di vista di uno o più personaggi : focalizzazione interna che può essere fissa, variabile o multipla.
o narrare senza assumere il punto di vista dei personaggi : focalizzazione zero, quella dell’epica classica per esempio e focalizzazione esterna, quella della narrativa moderna, Hemingway per esempio.
La focalizzazione può combinarsi in vari modi con i tipi di narratore e può variare nel corso della narrazione stessa.
(fonte Cesare Segre, Avviamento all’analisi del testo letterario, Einaudi Paperbacks 165,1985, pp.5-28)

Il visconte dimezzato di Italo Calvino

IL VISCONTE DIMEZZATO DI ITALO CALVINO

Il Visconte dimezzato è un libro di Italo Calvino scritto nell’estate del 1951 e pubblicato nel febbraio del 1952. Fa parte insieme a Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959) della trilogia dei Nostri antenati.
Calvino in un’intervista del 1983 dirà di averlo scritto con l’intento di « scrivere una storia divertente per divertire me stesso e possibilmente per divertire gli altri ; avevo questa immagine di un uomo tagliato in due e ho pensato che questo tema dell’uomo tagliato in due, dell’uomo dimezzato fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo : tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi e non l’altra. » (Il visconte dimezzato, I.Calvino, Oscar Mondadori, Presentazione, p.V).
il Visconte dimezzato ambientato a Terralba, località collinare di Sanremo, racconta del ritorno a casa del visconte Medardo di Terralba che, in una guerra contro i turchi, tenutasi in Europa nel tempo in cui esistevano ancora imperatori, turchi con scimitarre, visconti e duchi e le ‘epidemie di terribile peste, riportò una terribile ferita che lo divise in due metà : una cattiva e una buona.
La voce narrante del racconto è quella di un nipote di Medardo, all’epoca dell’inizio della storia un bambino di sette o otto anni.
La vicenda dura pochi anni, il narratore alla fine del racconto dichiara di essere « giunto alle soglie dell’adolescenza », e termina con un finale a sorpresa e una, o forse più di una, morale.

Riassunto del capitolo I
Il giovane visconte Medardo di Terralba, insieme al suo scudiero Curzio, cavalcava per la pianura di Boemia per raggiungere l’accampamento dell’esercito cristiano e prendere parte alla guerra contro i turchi.
Il loro viaggio è accompagnato dalle cicogne che volano basse sulla pianura costellata di mucchi di carcasse di uomini e uccelli. Curzio spiega al giovane Medardo che le cicogne si dirigono ai campi di battaglia per trovare di che sfamarsi, i corvi, gli avvoltoi, gli uccelli rapaci sono morti a forza di mangiare uomini e donne appestati.
Man mano che si avvicinano ai luoghi delle battaglie i cavalli si fanno più irrequieti e Curzio spiega al visconte che essi sono disturbati dall’odore delle budella dei cavalli sventrati dalle scimitarre turche.
In lontananza i due cavalieri avvistano i pinnacoli delle tende dell’accampamento imperiale. Avvicinandosi incontrano una sentinella che li prega di avvertire il comando che il suo turno di guardia è finito.
Giunti all’ingresso dell’accampamento si imbattono in una fila di baldacchini che ospitano le cortigiane, il visconte non sa distogliere il suo sguardo da quelle belle donne seminude, ma lo scudiero lo mette in guardia : attento, gli dice, sono talmente sporche che neanche i turchi se le prenderebbero.
I due attraversano il campo, oltre le cucine, le scuderie e le tende dei soldati, per arrivare al padiglione dell’imperatore.
Il sovrano è impegnato con i suoi marescialli a stabilire i piani delle future battaglie.
Il visconte è presentato all’imperatore come appartenente a una delle più nobili famiglie del Genovesato e seduta stante nominato tenente.
Giunge la notte ed è tempo di dormire, ma Medardo non riesce a prendere sonno, cammina fuori dalla sua tenda, guarda il cielo e pensa che è tenente,che domani combatterà, pensa a casa, al fruscio delle canne nei torrenti. Ma non prova nostalgia, nè paura. Al contrario si sente sicuro e forse avrebbe trovato naturale anche quello che gli sarebbe accaduto l’indomani, sebbene terribile e doloroso. Spinge lo sguardo lontano e stringendo le braccia conserte intorno al corpo è contento di essere sicuro e presente a se stesso. Sentiva la guerra e il suo sangue scorrere fino a toccarlo, ma senza provare nulla. (parole 357)
Esercizi
1. Riassumi a piacere uno dei capitoli del romanzo.
2. Prova a trovare a quale guerra/battaglia si riferisce l’autore.
3. Individua tra i seguenti a quale tipo appartiene il narratore.
a) Narratore presente come personaggio nell’azione
1) l’eroe racconta la sua storia (avvenimenti analizzati dall’interno)
2) un testimone racconta la storia dell’eroe (avvenimenti osservati dall’esterno)
b) Narratore assente come personaggio dall’azione
3) l’autore onnisciente racconta la storia (avvenimenti analizzati dall’interno)
4) l’autore racconta la storia dall’esterno (avvenimenti osservati dall’esterno)
4. Individua le sequenze riflessive. Individua a chi possono essere attribuite.

Candido o Werther ?

Candido è il protagonista del romanzo filosofico di Voltaire “Candido o l’ottimismo” pubblicato nel 1759, Werther quello del romanzo epistolare “I dolori del giovane Werther” di Goethe pubblicato nel 1774.
Candido è un romanzo multiforme; è considerato come un racconto filosofico, un romanzo picaresco e satirico, un romanzo di formazione. Il libro ebbe un grande e immediato successo ed è considerato il capolavoro di Voltaire e uno dei libri più importanti della storia della letteratura europea. Ha avuto grande influenza su molti libri e scrittori del Novecento tra cui « 1984 » di George Orwell , « Waiting for Godot » di Samuel Beckett e « Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia » di Leonardo Sciascia.
Quando venne pubblicato « I dolori del giovane Werther » ebbe un enorme successo di pubblico, i giovani di tutta Europa fecero di Werther e della sua storia d’amore e ribellione un modello e ci fu chi lo imitò. Contro il libro si scagliarono censori e benpensanti in Germania e nel resto d’Europa. Molti scrittori europei più giovani di Goethe ne furono influenzati. In Italia tra i più famosi si possono ricordare Foscolo e Leopardi.
Rispondi al questionario e scopri se sei  Candido o Werther