Archivio mensile:marzo 2015

Scrivere una sceneggiatura: indicazioni pratiche

cinepresa 2

La sceneggiatura o script è il testo scritto che descrive quello che deve essere filmato, sia le immagini che i suoni.
Ci sono diversi modi di scrivere una sceneggiatura e regole da seguire molto precise. Noi utilizzeremo solo le più basilari senza formalizzarci troppo (vedi esempi sotto)

Una scena comprende luogo, tempo, personaggi, dialoghi, convenzionalmente si stabilisce che a una pagina di sceneggiatura corrisponda un minuto di filmato, ma noi non rispetteremo questa convenzione.
All’inizio della pagina (intestazione di scena) si indica il luogo e il tempo. Luogo : INT. EST (INTERNO, ESTERNO ) seguito dall’indicazione precisa del luogo: camera, strada, classe etc. ; Tempo : GIORNO/NOTTE.
Si descrivono i personaggi.
Si scrivono i dialoghi.
Per scrivere una sceneggiatura si usa sempre il tempo presente.
Nella sceneggiatura all’americana le descrizioni di luoghi, personaggi etc. occupano l’intera riga, mentre i dialoghi sono centrati.

EX. : INT. Classe GIORNO

Insegnante
Buongiorno ragazzi siete tutti presenti
Studenti
No è assente Marco

L’insegnante abbassa lo sguardo e registra lo studente assente.

Di solito nella sceneggiatura non si indicano i movimenti della macchina da presa, per esempio : stacco su , primo piano etc., per queste indicazioni c’è uno script apposito : lo shooting script. Noi però indicheremo con precisione nella nostra breve sceneggiatura anche le inquadrature. L’inquadratura o take è il pezzo di filmato girato. Esistono molti tipi diversi di inquadrature : primo piano,  primissimo piano, piano americano etc..
È opportuno decidere preliminarmente il numero delle scene e delle inquadrature e il tempo del filmato .
È bene tenere presente che ogni scena/inquadratura deve raccontare una parte della storia, e che chi guarda dovrà comprendere la storia solo attraverso le immagini che vede e le parole che ascolta, è bene scrivere in maniera “visiva”.
La storia deve essere chiara, può essere utile “partire” dal finale che dà senso alla storia ; non bisogna cercare di spiegare tutto, di dire tutto ma lasciare spazio all’immaginazione di chi guarda. Si può raccontare non solo attraverso parole, ma anche attraverso immagini, oggetti, musica.
I dialoghi o il racconto parlato possono essere registrati “a parte” rispetto alle immagini, questo semplifica il lavoro, altrimenti pensiamo che dovremo “recitare” come dei “veri attori”.
Mentre inventiamo e scriviamo la sceneggiatura pensiamo che quello che scriviamo dovremo poi filmarlo perciò cerchiamo di essere realistici, non immaginiamo cose che poi non saremo in grado di realizzare, sforziamoci di immaginare come effettivamente sarà possibile realizzare quello che inventiamo, per esempio se pensiamo a un personaggio dobbiamo avere in mente chi poi farà quel personaggio : un compagno, compagna, amico, parente, conoscente etc., lo stesso per luoghi, oggetti, dialoghi etc..

Indicazioni di lavoro: Scrivere lo script seguendo le indicazioni date in classe e utilizzando i links e gli esempi allegati in fondo a questo post .
Rispettare scrupolosamente le indicazioni date : indicare luogo, tempo, personaggi, scrivere con cura le inquadrature, i dialoghi etc., più preciso e accurato è il lavoro di scrittura iniziale più probabilità ci sono che il filmato riesca bene. Scegliamo le soluzioni che ci semplificano la realizzazione del progetto, non siamo dei professionisti, cerchiamo anche di lavorare con “il materiale”, luoghi, personaggi etc., che abbiamo facilmente a disposizione, puntiamo sulle idee, sul racconto di qualcosa di non banale.

Buon lavoro e in bocca al lupo

Links: la sceneggiatura , le inquadrature
Esempi:
Titolo: Paolo e Francesca

Inquadrature: 6

In ogni inquadratura non c’è dialogo

Musica: “Ci vorrebbe un amico” di Antonello Venditti

I INQUADRATURA (Durata 5 sec)

CLASSE – GIORNO

Viene inquadrata la lavagna dove c’è scritto ‘’ Divina Commedia Canto V Paolo e Francesca’’.

Entra in scena una mano, appartenente alla professoressa, che completa la scritta.

Durata musica: 00.05-00.10

II INQUADRATURA (Durata 3 sec)

CLASSE – GIORNO

La camera inquadra la faccia del protagonista maschile mentre ‘’dorme’’, appoggiando la testa sul banco, immaginando la sua dichiarazione alla ragazza che ama.

Durata musica: 00.11-00.14

III INQUADRATURA (Durata 4 sec)

CLASSE – GIORNO

Viene inquadrata una mano maschile che passa una lettera ad una mano femminile.
Durata musica: 00.15-00.19

IV INQUADRATURA (Durata 6 sec)

CLASSE – GIORNO

La camera inquadra prima la parte finale della lettera, dove è scritto ‘’Ti amo Francesca, Paolo’’.

Poi l’inquadratura si sposta verso l’alto, riprendendo prima un sorriso femminile e poi gli occhi della ragazza.

Durata musica: 01.18-01.24

V INQUADRATURA (Durata 4 sec)

CLASSE – GIORNO

Con un effetto si passa dagli occhi della ragazza a quelli chiusi del protagonista, che si aprono. Lui si gira (verso la ragazza).

Musica: silenzio.

VI INQUADRATURA (Durata 4 sec)

CLASSE – GIORNO

Il ragazzo si alza e porta al petto una lettera.
Durata musica: 03.50-04.02 (compresi titoli di coda).

P.S. Abbiamo voluto dare molta importanza alla canzone, in particolare alla frase

‘amor che nullo amato, amore amore mio perdona’,

che si collega alla scritta sulla lavagna e al nome dei due protagonisti

L’AEROPLANINO

Prima inquadratura: Mattina, siamo in classe; c’è un campo lungo dove si vede la classe e tutti ascoltano guardando la prof di italiano che sta spiegando, però un ragazzo ha la testa chinata.

Poi passiamo zoomando, nella stessa inquadratura, ad un primo piano di una ragazza in prima fila che è attenta alla lezione e guarda la prof.

Seconda inquadratura:

PPP della ragazza che guarda la prof, a questo punto la ragazza si gira (anche la telecamera)e vede il ragazzo che sta giocando con la carta.

Terza inquadratura:

dall’alto si vede il ragazzo che sta scrivendo qualcosa sul pezzo di carta, lo piega creando un aeroplanino .

Quarta inquadratura:

il ragazzo è zoomato e la ragazza, dietro, è sfocata; il ragazzo lancia l’aeroplanino che è indirizzato sia alla ragazza sia alla telecamera (come messaggio anche per tutte le ragazze).

Quinta inquadratura:

CL con la prof di spalle; la prof indica il ragazzo il quale fa una faccia sorpresa e perplessa, gesticolando con le mani. La prof si alza, si avvicina alla porta, la apre come segno per fargli capire di uscire. Nel mentre la ragazza apre l’aeroplanino che gli è appena arrivato, poi si passa ad un PP del ragazzo che guarda la ragazza con uno sguardo intenso, mentre sta uscendo.

Sesta inquadratura:

dall’alto si vede la ragazza che apre l’aeroplanino, lo apre e c’è la scritta “sei l’unica persona che voglio con me anche quando voglio stare solo”.

THE END

I due cervelli: da un’intervista a Rita Levi Montalcini

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                                                 Rita Levi Montalcini

Rita Levi Montalcini intervistata da Paolo Giordano, giovane fisico e scrittore italiano, parla dei due cervelli dell’homo sapiens e spiega come funzionano:
“RLM sta scrivendo un nuovo libro. E questa è la prima sorpresa. Diamo per scontato che a cento anni ci si porti addosso più passato che futuro, ma la Professoressa non comincia dalla guerra, o dal Nobel o dal suo soggiorno statunitense: comincia dal libro che sta scrivendo. Dice: «Non so se piacerà agli altri quanto piace a me. Te lo racconto brevemente. Quello che in molti ignorano è che il nostro cervello è fatto di due cervelli. Un cervello arcaico, limbico, localizzato nell’ ippocampo, che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni fa a oggi, e non differisce molto tra l’ homo sapiens e i mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. Ha salvato l’ australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di fare fronte alla ferocia dell’ ambiente e degli aggressori. L’ altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane. È nato con il linguaggio e in 150.000 anni ha vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura. Si trova nella neo-corteccia. Purtroppo, buona parte del nostro comportamento è ancora guidata dal cervello arcaico. Tutte le grandi tragedie – la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo – sono dovute alla prevalenza della componente emotiva su quella cognitiva. E il cervello arcaico è così abile da indurci a pensare che tutto questo sia controllato dal nostro pensiero, quando non è così». (…) RLM fatica a vedere – è l’ età -, ma mentre parla ti guarda sempre. Sbatte le palpebre a una frequenza che è la metà, forse un terzo della mia, come se il suo tempo scorresse un po’ più lento. «Il cervello arcaico ha salvato l’ australopiteco, ma porterà l’ homo sapiens all’ estinzione. La scienza ha messo in mano all’ uomo potenti armi di distruzione. La fine è già alla portata». È seduta composta. Indossa un abito dei suoi, elegante, completamente nero, che scende fino alle caviglie. Le spalline sporgenti sembrano mimare l’ acconciatura ondulata dei capelli, divisi in due emisferi. Al centro del petto una complicata spilla d’ oro. Impossibile non crederle mentre predice la fine. Supponiamo che tutto vada bene e che per un po’ non ci estinguiamo, – provo ad approfondire – cosa arriva dopo l’ homo sapiens? Ma RLM si ritrae: «Non sono una futurologa. Posso solo vedere quello che capita oggi. Il passato lo conosco. Il futuro… speriamo». Poi fa una pausa. Si sporge verso di me: «Paolo, come vedi il tuo futuro? (…) Bisognerebbe spiegarlo ai giovani, dei due cervelli. I giovani di oggi si illudono di essere pensanti. Il linguaggio e la comunicazione danno loro l’ illusione di stare ragionando. Ma il cervello arcaico, maligno, è anche molto astuto e maschera la propria azione dietro il linguaggio, mimando quella del cervello cognitivo. Bisognerebbe spiegarglielo». Lei ha idea… RLM: «Paolo, dammi del tu. Altrimenti…». Tentenno. Riparto. Tu hai idea del perché i giovani oggi avvertano un così forte senso di minaccia riguardo al futuro? RLM: «Più che una minaccia, avvertono la precarietà in tutto. C’ è una difficoltà nel rendersi conto che il nostro comportamento è molto complesso, che il cervello è fatto di tante componenti. E c’ è una difficoltà nel vedere in ogni catastrofe la possibilità di un rovesciamento. Forse io sono un’ innata ottimista, ma penso che ci sia sempre qualcosa che ci salva. Le leggi razziali (nel 1938, ndr) si sono rivelate la mia fortuna, perché mi hanno obbligata a costruirmi un laboratorio in camera da letto, dove ho cominciato le ricerche che mi hanno in seguito portato alla scoperta dell’ Ngf». (…) L’ età, gli impegni e anche i grandi riconoscimenti non hanno un po’ affievolito la tua fame di scoperta?» RLM: «Al contrario. L’ hanno accresciuta. Io ho ottimi rapporti con le giovani che lavorano qui, perché sentono che posso aggiungere qualcosa che manca alla loro formazione: l’ intuito».
(Repubblica 19 febbraio 2009)