Vita di Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini è stato un poeta, scrittore e regista del XX secolo.
1922-1949: infanzia e giovinezza – Casarsa e la poesia in dialetto – la guerra e la morte di Guido – l’iscrizione al PCI – l’omosessualità – la denuncia per corruzione di minorenni – la fuga a Roma.
Nasce a Bologna nel 1922 in una famiglia borghese, il padre, con cui non ha un buon rapporto, è un ufficiale dell’esercito italiano, la madre, che ama invece intensamente e a cui rimarrà legato anche in età adulta, è una maestra originaria di Casarsa, un paese del Friuli. La famiglia, nel 1925 nasce il secondogenito Guido, si sposta continuamente in varie città del nord. Pasolini rivela la sua vocazione letteraria da piccolo, a sette anni scrive le prime poesie. Frequenta il liceo e l’università a Bologna. Durante la guerra il padre è fatto prigioniero in Kenya, la madre con i figli si trasferisce a Casarsa. Nel 1942 pubblica il suo primo libro di poesie Poesie a Casarsa in dialetto friulano. Nel 1943 è arruolato, dopo l’armistizio dell’8 settembre diserta e si rifugia a Casarsa. Il fratello partito con i partigiani viene ucciso nel 1945 nel massacro di Porzus, i partigiani della Brigata Garibaldi attaccano e uccidono i partigiani della Brigata Osoppo di cui faceva parte il fratello. La morte di Guido è una tragedia. “La guerra finì e cominciò per me il il periodo più tragico della mia vita (…): la morte di mio fratello e il dolore sovrumano di mia madre; il ritorno di mio padre dalla prigionia: reduce malato, avvelenato dalla sconfitta del fascismo, in patria e, in famiglia, della lingua italiana; distrutto, feroce, tiranno senza più potere, reso folle dal cattivo vino, sempre più innamorato di mia madre che non l’aveva mai altrettanto amato e ora era, per di più, solo intenta al suo dolore.” ( Pier Paolo Pasolini, Al lettore nuovo in Poesie, Garzanti, Milano, 1 ed. 1970, p.9)
Nel 1945 Pasolini si laurea con una tesi sulla poesia di Pascoli e inizia a lavorare come insegnante nella scuola media di Valvasone, un paese vicino Casarsa. Nel 1947 si iscrive al Partito comunista, da subito è malvisto dai compagni di partito che lo considerano un intellettuale borghese.
Il 15 ottobre del 1949 Pasolini viene segnalato ai Carabinieri di Cordovado per corruzione di minorenne e atti osceni in luogo pubblico. Ci fu il processo il primo di una lunga serie: nel dicembre del 1950 Pasolini fu prosciolto dalla corruzione dei minori, ma condannato per atti osceni; nell’aprile del 1952 il Tribunale di Pordenone lo assolverà in Appello per insufficienza di prove. Pasolini è costretto ad abbandonare il paese, nell’inverno del 1949 con la madre fugge a Roma. “Fuggii con mia madre e una valigia e un pò di gioie che risultarono false, su un treno lento come un merci, per la pianura friulana coperta da un leggero e duro strato di neve. Andavamo verso Roma.” (P.P.Pasolini, Poeta delle Ceneri, Archinto, 2010, pp.29)
In seguito su quei fatti Pasolini, nelle sue testimonianze biografiche pubbliche, stese un velo di silenzio; segno, forse, del dolore che quell’episodio ancora, a distanza di tanti anni, provocava.
In alcune lettere private del 1950 così scrive “La mia vita futura non sarà certo quella di un professore universitario: ormai su di me c’è il segno di Rimbaud, o di Campana o anche di Wilde, ch’io lo voglia o no, che gli altri lo accettino o no. E’ una cosa scomoda, urtante e inammissibile, ma è così: e io come te non mi rassegno”. In un’altra lettera, sempre del 1950 “Io ero nato per essere sereno, equilibrato, naturale: la mia omosessualità era in più fuori, non c’entrava con me. Me la sono sempre vista accanto come un nemico, non me la sono mai sentita dentro”, un nemico con il quale è impossibile la lotta, inutile la battaglia. (Enzo Siciliano, Vita di Pasolini, Mondadori, Milano, 2005, p.156, 189)
1950–1975: Roma – i romanzi e la poesia –  il cinema – l’impegno –  la morte.
Appena arrivato a Roma Pasolini vive in povertà, prima a Piazza Costaguti, poi vicino al carcere di Rebibbia. La madre  lavora come domestica, Pasolini invece, dopo un anno di disoccupazione, trova lavoro come insegnante in una scuola privata a Ciampino. Frattanto li raggiunge il padre, che, malato di cirrosi, morirà nel 1958.
Comincia il periodo di più intenso lavoro. Pasolini scrive romanzi, poesie, sceneggiature, articoli di giornale, saggi critici, viaggia, gira film.
Di seguito le principali opere:
I romanzi:
Ragazzi di vita (1955) Una vita violenta (1959), Il sogno di una cosa (1962) Alì dagli occhi azzurri (1965), Teorema (1968), postumi usciranno Amado mio preceduto da Atti impuri (1982) e Petrolio (1992);
Le raccolte poetiche
Poesie a Casarsa (1942), La meglio gioventù, poesie in dialetto friulano (1954), Le ceneri di Gramsci (1957), L’usignolo della Chiesa cattolica (1958), La religione del mio tempo (1961), Poesie in forma di rosa (1964), Trasumanar e organizzar (1971), La nuova gioventù (1975, riscrittura de La meglio gioventù) . Le due antologie di poesia dialettale Poesia dialettale del Novecento (1952) e Canzoniere italiano (1955)
i saggi critici Passione e ideologia (1960), Empirismo eretico (1972)
I film
Accattone (1961), Mamma Roma (1962), La ricotta (1963), Il vangelo secondo Matteo (1964), Edipo re (1967), Teorema (1968), Medea (1970), Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il fiore delle Mille e una notte (1974), Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), il film d’inchiesta sulla sessualità in Italia nei primi anni Sessanta Comizi d’amore (1965)
I testi teatrali
Orgia (1968), Affabulazione (1969), Calderòn (1973)
Le raccolte di articoli
Scritti corsari (1975) e Lettere luterane (1976)
Tutte le opere di Pasolini sono state raccolte nell’edizione in 10 volumi (1998-2003) curata da Walter Siti.
Negli stessi anni  traduce classici , crea e anima, insieme a Leonetti e Roversi la rivista letteraria Officina (1955-59), viaggia in Palestina, India, Africa, visita New York.
Sono gli anni degli articoli contro quella che Pasolini definiva “l’anarchia del potere”, gli anni dei processi alla sua persona e alle sue opere, per accuse infamanti e persecutorie.
La vita “inammissibile” è accettata, se non esibita, l’esistenza è vissuta all’insegna della spregiudicatezza. (Enzo Siciliano Vita di Pasolini, Mondadori, Milano, 2005, p.205)
Pasolini è morto la notte tra il 1 e il 2 novembre del 1975, picchiato a morte, sul suo corpo passò un auto che ne provocò la morte. Per l’assassinio è stato condannato Giuseppe Pelosi, il ragazzo di diciassette anni con cui Pasolini aveva trascorso le ultime ore di vita. Le circostanze della sua morte non sono mai state del tutto chiarite. E’ sepolto nel cimitero di Casarsa a fianco della madre, Susanna Colussi, morta nel 1981.

Fonti: Pier Paolo Pasolini, Poesie, Garzanti, Pier Paolo Pasolini, Poeta delle Ceneri, Archinto, E. Siciliano, Vita di Pasolini, Mondadori, pasolinipuntonet.blogspot.it

 

Print Friendly, PDF & Email