Doris Lessing “Un luogo senza tempo”

Doris Lessing in 1959

Doris Lessing in 1959

Doris May Tayler Lessing (Kermanshah, Persia, 1919 – Londra, 2013) è una scrittrice britannica che nel 1924 si trasferì con la sua famiglia in Africa, nello Zimbabwe, dove passò la sua gioventù in povertà a contatto con la natura e con una società che mostrava i primi segni di un conflitto razziale che l’animo sensibile della scrittrice aveva colto per poi riportarlo nei suoi scritti, infatti secondo Doris qualunque opera da lei concepita ricorda l’Africa.
Frequentò la scuola cattolica femminile ma lasciò molto presto gli studi e appena sedicenne iniziò a lavorare, diventerà poi segretaria presso il Parlamento della Rhodesia.
Si sposò due volte, entrambe seguite dal divorzio, ed ebbe tre figli.
Visse in Inghilterra dove iniziò l’attività di scrittrice politicamente impegnata, soprattutto sul fronte delle battaglie femministe.
Lessing ha pubblicato poemi, saggi e romanzi, tra cui molti, poco noti in Italia, di argomento fantascientifico. Le opere di Doris Lessing sono comunemente divise in tre periodi, scrive su temi sociali, psicologici e sul Sufismo che viene esplorato nella serie di Canopus in Argos Archivi.
Il ciclo comprende cinque romanzi di cui “Un luogo senza tempo” è il quarto capitolo.
Il romanzo si incentra in particolare sul destino del Pianeta 8, un pianeta tropicale abitato da un popolo pacifico, prima minacciato e poi annientato da una glaciazione. Questo popolo, formato da un misto di razze provenienti da altri pianeti, è sotto il controllo degli inviati di Canopus, che è il Pianeta Madre del sistema galattico. Gli inviati sono i custodi e i padroni del Pianeta 8 , sono terribilmente ambigui e possiedono grandi conoscenze tecnologiche. Un giorno gli inviati di Canopus ordinano agli abitanti del Pianeta 8 la costruzione di un muro che separa in due il territorio, inizialmente senza dare una spiegazione: “Fu quando Johor ci disse che avremmo dovuto circondare il nostro piccolo globo con una muraglia alta e massiccia, e ci impartì istruzioni su come produrre materiale da costruzione che a quel tempo non conoscevamo (…) La costruzione del muro avrebbe richiesto tutta la nostra forza, il nostro impegno e le nostre risorse per un lungo periodo.”
L’ intera vicenda ci è riferita da Doeg, uno dei rappresentanti del popolo che accompagna gli incontri con Johor con le sue riflessioni e racconta il passato felice, la lotta per la sopravvivenza e l’agonia del pianeta.
Incombono sulla narrazione i paesaggi sempre più polari e l’imponente muraglia nera, che ha la funzione di proteggere i villaggi dal ghiaccio in attesa che arrivino i salvatori da Canopus. Mentre la barriera cede a poco a poco, la vita degli abitanti del Pianeta 8 si riduce a una condizione precaria: alle dimore precedenti si sostituiscono igloo di ghiaccio sempre più fragili e si riducono via via le riserve di cibo poiché i pochi animali rimasti soffrono e muoiono.
Doeg assiste con orrore all’estinzione del proprio popolo.
Nel romanzo il lettore si trova di fronte ad una catastrofe collettiva e alla rassegnazione di un intero popolo che comincia il suo viaggio desolato, non è più padrone del proprio destino e attraverso Doeg, che può essere considerato l’alter ego della scrittrice stessa, vuole lasciare testimonianza di sé.
Chi legge è dunque coinvolto nella testimonianza di Doeg e condivide le sue stesse illusioni e i suoi stessi interrogativi. Una delle possibili interpretazioni del romanzo è quella di Oriana Palusci nell’introduzione al libro, secondo la quale il lettore assiste a un vero e proprio genocidio graduale che lo rimanda alla commemorazione della Shoah. Nella postfazione invece l’autrice rievoca le vicende sfortunate del gruppo di cinque esploratori, guidati dal capitano Robert Falcon Scott, che arrivano al polo Sud nel gennaio del 1913, per scoprire di essere stati preceduti di poche settimane dai norvegesi di Roald Amundsen; infatti come sostiene la Lessing il romanzo è “caratterizzato da un’atmosfera tanto gelida da rendere facile l’equazione tra una lunga immersione nell’esplorazione del Polo e la storia di un pianeta investito dal gelo che lo porterà alla morte.”
Il racconto, ricco di digressioni descrittive, può attirare l’attenzione di coloro che amano la fantascienza, ma può altrettanto annoiare chi non ama questo genere poiché si trova di fronte ad una lettura ardua, tutt’altro che distensiva. La grandezza della scrittrice però, nota per il premio Nobel ricevuto per un altro romanzo, sta nell’infischiarsene del gradimento, come lei stessa dichiara, infatti scrive ciò che le preme quando vuole e se il lettore non si diverte pazienza.
(di Diamila Campagna, Silvia Fusetti, Christian Meloni, Teresa Renda)

Print Friendly, PDF & Email