Il dispotismo illuminato

« Alles für das Volk, nichts durch das Volk » «Tutto per il popolo, niente dal popolo » Giuseppe II d’Asburgo-Lorena

Il dispotismo illuminato è il governo “illuminato” di una monarchia assolutista, ossia un modello di governo fondato sulle idee illuministe.
Il contesto storico
Nell’Europa del Settecento, con l’eccezione dell’Inghilterra e dell’Olanda, la forma politica dominante era la monarchia assoluta. Nel XVIII secolo molti governi europei intrapresero una serie di riforme politiche e sociali che seguivano le indicazioni degli illuministi, dando origine al cosiddetto dispotismo illuminato.
Il più importante sostenitore di questo sistema in questo periodo fu Voltaire.
Fino all’inizio del Settecento il fondamento ideale dell’assolutismo era stato il diritto divino dei re, ossia il presupposto che Dio investisse i sovrani del loro potere. A questo processo d’accentramento del potere nella figura del monarca erano sopravvissute alcune istituzioni e alcune abitudini caratteristiche del Medioevo: per esempio nobiltà e clero conservavano parte dei privilegi tradizionali e le città continuavano a godere di particolari autonomie. Tali sopravvivenze ostacolavano i disegni assolutistici dei sovrani e limitavano in parte anche lo sviluppo economico dello stato; infatti la nobiltà e il clero erano esenti dal pagamento delle tasse, che gravavano invece sulle classi più attive della società. Gran parte delle terre era nelle mani dei ceti privilegiati che non le sfruttavano secondo i più moderni sistemi produttivi e inoltre la libertà di commercio, fondamentale per lo sviluppo della società borghese, era frenata da dogane e pedaggi, rimasti dall’epoca feudale.
La critica illuministica e le prime formulazioni scientifiche dell’economia indicarono chiaramente le linee essenziali di un programma di riforma. I filosofi e l’opinione pubblica più avveduta non credevano più al “diritto divino dei re” e promuovevano una riforma della società e dello stato guidato dalle nuove idee dell’epoca.
Le innovazioni
Le innovazioni si verificarono principalmente nella legislazione e nell’amministrazione dello stato. Nel sistema fiscale erano presenti privilegi e disuguaglianze che i sovrani abolirono per rendere il prelievo fiscale più equo e più efficiente. Il potere economico-politico della Chiesa nei singoli regni si indebolì a favore di quello del monarca: gli ordini religiosi furono ostacolati o soppressi, come nel caso dei gesuiti, i quali furono cacciati prima dal Portogallo e successivamente anche dalla Francia, dalla Spagna e dai Borbone di Napoli e Parma fino a quando Papa Clemente XIV ne decretò la soppressione. Gli unici stati europei in cui le riforme non vennero attuate furono la Gran Bretagna e la Francia. La Gran Bretagna era uno stato moderno dotato di una costituzione, mentre in Francia il governo assolutista di Luigi XIV provocò la ribellione del popolo, che sfociò poi nella Rivoluzione Francese.
I despoti illuminati a Milano e Napoli
Milano
Dopo la guerra di successione spagnola, il Ducato di Milano fu ceduto alla Casa degli Asburgo d’Austria, che lo conservarono fino alla conquista francese di Napoleone Bonaparte nel 1796. I sovrani del casato austriaco, Maria Teresa e Giuseppe II, ispirati dai princìpi illuministi, introdussero rilevanti riforme amministrative ed economiche nei loro territori lombardi: per esempio la risistemazione del catasto, ossia il registro nel quale si elencavano i beni immobili, indicandone luogo e confine con il nome dei loro possessori e le relative rendite sulle quali erano calcolate le tasse, la soppressione della censura ecclesiastica sulla stampa di opere scritte di varia natura e lo sviluppo dell’industria della seta. Tali iniziative sono riconosciute come una delle cause remote che permisero nei secoli successivi alla Lombardia di divenire uno fra i principali “motori” economici dell’Italia. In questi anni nasce a Milano il Caffè, giornale fondato dai fratelli Verri, i quali volevano diffondere le idee illuministe.
Napoli
In base agli accordi sanciti dal trattato di Utrecht, firmato nel 1713, alla fine della guerra di successione spagnola il Regno di Napoli venne assegnato a Carlo VI d’Asburgo. Il dominio austriaco nel Regno di Napoli segnò l’inizio di un processo di riforme dello Stato, a cui seguì la diffusione delle idee illuministe. Pietro Giannone pubblicò la Istoria civile del Regno di Napoli, uno dei testi fondamentali del giurisdizionalismo europeo settecentesco.
Nel 1735, con una vittoriosa guerra di conquista, Carlo di Borbone, figlio del re di Spagna Filippo V e di Elisabetta Farnese, diviene  re del Regno di Napoli e di Sicilia. La politica di riforme iniziata da Carlo VI d’Asburgo fu continuata dai Borbone, Carlo e Ferdinando, e dal ministro  Bernardo Tanucci  intrapresero in tutto il regno una serie di innovazioni amministrative e politiche volte a modernizzare lo stato e l’economia e a limitare i poteri della Chiesa. Nel 1755 fu istituita presso l’Università di Napoli la prima cattedra di economia in Europa, assegnata a Antonio Genovesi. A Napoli, visse e studiò anche Giovanni Vincenzo Gravina, uno studioso di diritto canonico che fondò a Roma in collaborazione con Cristina di Svezia l’Accademia dell’Arcadia,che  riproponeva la lettura dei classici.
Carlo di Borbone diede inizio alla costruzione della reggia di Caserta, e promosse la modernizzazione urbanistica dell’omonima città. La reggia, capolavoro dell’architetto Luigi Vanvitelli, è tra le più grandi dimore reali del mondo, location di famosi film da Star wars a Mission impossible (Reggia di Caserta). Presso il Palazzo Reale di Portici il re istituì un grande museo archeologico in cui furono raccolti i reperti dei recenti scavi di Ercolano e Pompei.

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Un pensiero su “Il dispotismo illuminato

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