La divina fanciulla di Jacopo Ortis

Ugo Foscolo

Ugo Foscolo

Ugo Foscolo (Zante 1778 – Londra 1827) è un autore del preromanticismo italiano. Alle sue opere più importanti appartiene “Ultime lettere di Jacopo Ortis”; romanzo epistolare dove viene raccontato l’ultimo anno e mezzo della vita di Jacopo Ortis.

Jacopo è un giovane veneziano che dopo la delusione del trattato di Campoformio del 1798, decide di andare in esilio e lasciare la sua patria, Venezia (lettera del 13 Ottobre).
Decide di soggiornare in un paesino vicino a Padova dove abita il signor T***. Ed è proprio in questa casa che incontra Teresa, della quale si innamorerà. Purtroppo però è promessa a Odoardo, un ricco borghese che non manifesta emozioni.
Un giorno Jacopo, Teresa e i suoi visitano la casa del Petrarca ad Arquà ed è in questa occasione che il protagonista realizza che il suo amore per Teresa diventa sempre più grande e che viene a sapere dalla stessa Teresa che essa è infelice perché non ama Odoardo.
Durante un’assenza prolungata di Odoardo, il protagonista e Teresa passano molto tempo insieme. Un episodio, ad esempio, è quello narrato nella lettera dell’undici di Aprile. I due sono seduti vicino alla finestra guardando il cielo cupo e mentre Teresa è persa nei suoi pensieri Jacopo prende il libro che lei ha in mano e ne legge un brano, ma improvvisamente si ferma: “Perchè non leggete? Diss’ella sospirando e guardandomi. Io rileggeva: e tornando a proferir nuovamente: Tal tu fiorivi un dì! la mia voce fu soffocata; una lacrima di Teresa grondò su la mia mano che stringeva la sua.”
Tra le lettere più importanti c’è quella del 14 Maggio. Jacopo racconta che mentre si stava riposando sotto i pini, sentì delle voci, quelle di Teresa e sua sorella minore Isabellina. La bam
bina li lascia soli per andare a giocare e grazie a questa occasione i due riescono i scambiarsi un bacio. “Teresa giacea sotto il gelso – ma e che posso dirti che non sia tutto racchiuso in queste parole? Vi amo. A queste parole tutto ciò ch’io vedeva mi sembrava un riso dell’universo: io mirava con occhi di riconoscenza il cielo, e mi parea ch’egli si spalancasse per accoglierci! deh! a che non venne la morte? e l’ho invocata. Sì; ho baciato Teresa; i fiori e le piante esalavano in quel momento un odore soave; le aure erano tutte armonia; i rivi risuonavano da lontano; e tutte le cose s’abbellivano allo splendore della Luna che era tutta piena della luce infinita della Divinità. Gli elementi e gli esseri esultavano nella gioja di due cuori ebbri di amore – ho baciata e ribaciata quella mano – e Teresa mi abbracciava tutta tremante, e trasfondea i suoi sospiri nella mia bocca, e il suo cuore palpitava su questo petto: mirandomi co’ suoi grandi occhi languenti, mi baciava, e le sue labbra umide, socchiuse mormoravano su le mie – ahi! che ad un tratto mi si è staccata dal seno quasi atterrita: chiamò sua sorella e s’alzò correndole incontro.”
Ma dopo questo bacio la relazione tra i due diventa
sempre più problematica.
Jacopo continua a pensare a Teresa “ma quel suo bacio celeste che mi sta sempre su le labbra e mi domina tutti i pensieri? E quel suo pianto? – ahi, ma dopo quel momento mi sfugge; né s’attenta di guardarmi più in faccia.” (27 maggio) Entrambi soffrono, “m’accorsi come le sue pupille erano rosse di pianto; non mi parlò, ma mi ammazzò con un’occhiata quasi volessi dirmi: Tu mi hai ridotta così.” (29 maggio) e Jacopo decide di partire.
Intanto Teresa decide di confessare al padre il motivo della sua così profonda tristezza. In seguito il signor T*** parla a Ortis e
gli fa notare che è proprio lui che sta rendendo infelice Teresa, non Odoardo.
Jacopo è sempre più sofferente tanto che arriva ad avere una febbre altissima e Lorenzo gli consiglia vivamente di trasferirsi.
Il 19 Luglio scrive una lettera d’addio per Teresa. Jacopo chiede scusa a Teresa per aver interrotto la quiete di casa sua. Le chiede se può mandargli in qualunque luogo il suo ritratto, ha deciso di morire e scrive piangendo “morendo, io volgerò a te gli ultimi sguardi, io ti raccomanderò il mio sospiro; verserò sovra te l’anima mia, ti porterò meco nella mia sepoltura attaccata al mio petto.” Ma alla fine Jacopo decide di scrivere al signor T*** in modo che intercetti e bruci la lettera per Teresa e di dirle addio solo tramite un biglietto. Da questo momento in avanti le lettere di Jacopo descrivono i suoi tristi sentimenti. “Io traversava il Po e rimirava le immense sue acque, e più volte fui per precipitarmi, e profondarmi, e perdermi per sempre.” (Ferrara, 29 Luglio, a sera)
Jacopo al massimo della sua disperazione scrive: “Io non so né perchè venni al mondo; né come; né cosa sia il mondo; né cosa io stesso mi sia. E d’io corro ad investigarlo, mi ritorno confuso d’un’ignoranza sempre più spaventosa.” (20 Marzo 1799), “Io mi scavo da gran tempo la fossa, e mi sono assuefatto a guardarla giorno e notte, e a misurarla freddamente – e appena in questi estremi la Natura rifugge e grida – ma io ti perdo, ed io morrò.” (venerdì ore 1, lettera per Teresa), “Fa’ ch’io sia sepolto, così come sarò trovato, in un sito abbandonato, di notte senza esequie, senza lapide, sotto i pini dal colle che guarda la chiesa. Il ritratto di Teresa sia sotterrato con il mio cadavere.” (25 Marzo 1799).

Si sa con certezza che la delusione amorosa non è l’unica ragione del suicidio di Jacopo, infatti il tradimento politico da parte dei francesi e l’esilio restano i motivi principali della sua scelta. Ma chi può affermare con certezza che la storia con Teresa non abbia contribuito a questa sua triste decisione?
Anche se questo libro è uno tra i più importanti della letteratura italiana, ne consiglio la lettura integrale solo a coloro a cui piacciono i libri impegnativi e che hanno tempo per leggerli e dedicarvisi pienamente. Per tutti gli
altri, anche in caso interessasse la storia d’amore in sé, sconsiglio di leggerlo perché innanzitutto non ha un lieto fine e poi perché Teresa viene fortemente idealizzata, e i sentimenti di Jacopo non sembrano reali, come appare per esempio quando il protagonista ci dice: “Vicino a lei io sono sì pieno di vita che appena sento di vivere” (29 Aprile) o “No, Teresa è mia tutta; tu me l’hai assegnata perché mi creasti un cuore capace di amarla immensamente, eternamente.” (12 Maggio).
In conclusione, non essendo propriamente un romanzo d’amore sarebbe meglio leggerlo per i suoi temi principali, l’esilio e la situazione politica alla fine del ‘700 in Italia. Se si vuole leggere un vero libro che parla di amore, consiglio la lettura del racconto “Viaggio” nel libro Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli.
(di Hillary Zaccagnino)

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