Altre opere di Tasso: Aminta e Rime

Aminta è tra i testi teatrali scritti da Tasso il più noto. Scritto nel 1573 e messo in scena per la corte sull’isoletta di Belvedere nell’estate dello stesso anno, venne pubblicato nel 1580. link: Delizie estensi (wikipedia)
L’opera in cinque atti in versi endecasillabi e settenari, racconta la storia d’amore di due giovani, Aminta, un pastore, e Silvia, una ninfa. È una favola pastorale ambientata nei boschi tra pastori e ninfe, seguendo il modello della poesia pastorale inventata da Virgilio nelle Bucoliche. Altro modello di Tasso è l’Orfeo di Poliziano, anch’esso una favola pastorale scritta per la messa in scena teatrale.
Come l’Orfeo di Poliziano l’Aminta narra una storia di amore e morte.
Aminta ama Silvia, che disprezza l’amore e gli innamorati. Invano Dafne, una ninfa più grande ed esperta di Silvia, cerca di convincerla ad amare Aminta. Aminta è disperato per il rifiuto di Silvia e vuole uccidersi ; racconta a Tirsi, un pastore, in cui è possibile riconoscere un’immagine di Tasso, di quando si è innamorato di Silvia e di come con l’inganno sia riuscito a baciarla (atto I). Il coro celebra l’età dell’oro, quando l’amore era un sentimento naturale che si viveva liberamente. Entra in scena un satiro, un uomo peloso e nerboruto, anch’egli infelice innamorato di Silvia, che medita di impossessarsi della ninfa sorprendendola mentre nuda si bagna in una fonte. Nel contempo Dafne e Tirsi discutono di come riuscire a far amare i due giovani e Tirsi cerca di convincere Aminta a recarsi alla fonte e sorprendere Silvia per farla sua. Aminta è dubbioso sul da farsi (atto II). Il coro si rivolge ad Amore chiedendogli da chi si impari la lunga e incerta arte di amare; ma  Amore non ha bisogno di maestri e si esprime da sè, perciò le rozze rime della favola boschereccia esprimeranno amore meglio di quelle colte e raffinate dei poeti eruditi. Tirsi racconta che Aminta ha salvato Silvia dalla violenza del satiro e che quando questa è fuggita è scomparso, Tirsi teme che Aminta si sia ucciso. Dafne ha incontrato Aminta e gli ha impedito di uccidersi, frattanto Nerina, una ninfa, porta il velo di Silvia insanguinato con la notizia che la ninfa è stata sbranata dai lupi, Aminta sviene e poi fugge pensando ancora a togliersi la vita (atto III). Silvia torna in scena con Dafne e racconta di come sia riuscita a fuggire dai lupi, Dafne racconta a Silvia della disperazione di Aminta alla notizia della sua morte e del suo proposito di uccidersi. Silvia si impietosisce, piange e confessa di amare Aminta. Giunge un pastore, Ergasto, e racconta che Aminta si è gettato da un burrone, Silvia vuole raggiungerlo e poi uccidersi anche lei (atto IV). Il coro celebra ancora Amore che trionfa della morte e rende gli uomini placidi e mansueti. Un pastore racconta che Aminta si è salvato cadendo su un cespuglio. Silvia lo ha trovato e presto si sposeranno (atto V). Il coro conclude l’opera con l’augurio per sé di amori meno travagliati.
L’Aminta nonostante i ripetuti tentativi di suicidio, le molte lacrime e lamenti è un testo leggero, creato per  “divertire” il pubblico colto della corte di Ferrara.
Il tema principale del testo è l’invito, a volte venato di una sottile malinconia, al piacere, all’amore libero e lascivo, che i cortigiani ferraresi sapevano bene apprezzare ed accogliere.
È un testo raffinato e colto, in cui il poeta mette in mostra la sua maestria e dottrina.
Frequenti sono le reminiscenze letterarie di testi classici antichi e moderni: Catullo, Lucrezio, Virgilio, Tibullo, Dante, Petrarca e Poliziano.
Altre opere teatrali di Tasso sono Il rogo amoroso, anch’esso una favola pastorale, il Re Torrismodo, una tragedia, gli Intrichi d’amore, una commedia.
Rime
Tasso scrisse circa duemila componimenti, sonetti, canzoni, madrigali, composti in un lungo arco di tempo e di vario argomento : amoroso, religioso, morale, encomiastico.
Nel 1591 è pubblicata la Prima Parte, contenente le poesie d’amore, scritte per la maggior parte prima degli anni di prigionia, nel 1593 la Seconda parte, che comprende le poesie di occasione e di encomio, le poesie di argomento religioso e vario non vennero pubblicate in vita il poeta.
Famosi sono  i madrigali d’amore, dedicati a Lucrezia Bendidio e Laura Peperara, le donne amate da Tasso in gioventù e  l’incompiuta canzone Al Metauro, scritta nel 1578, in cui Tasso ripercorre i primi anni della propria vita.
I principali modelli delle rime di Tasso sono Petrarca e i petrarchisti Pietro Bembo e Giovanni Della Casa, sono frequenti i riferimenti alla poesia latina e greca, Virgilio, Orazio, Catullo, Tibullo, Ovidio e altri poeti greci conosciuti da Tasso.
Caratteri distintivi della lirica di Tasso sono: la musicalità, molti dei madrigali di Tasso sono stati musicati da importanti compositori, per esempio Claudio Monteverdi; il sentimentalismo, le rime amorose hanno a volte toni di accesa sensualità; la rappresentazione di paesaggi naturali che riflettono intensamente gli stati d’animo del poeta.
La lirica di Tasso assunse valore di modello per il successivo sviluppo della lirica italiana fino all’Ottocento, Leopardi, e al Novecento, Ungaretti.

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