Elio Germano: La Ginestra di Leopardi un inno alla fragilità

Uom di povero stato e membra inferme
Che sia dell’alma generoso ed alto
Non chiama sé né stima
Ricco d’or né gagliardo, 90
E di splendida vita o di valente
Persona infra la gente
Non fa risibil mostra;
Ma sé di forza e di tesor mendico
Lascia parer senza vergogna, e noma 95
Parlando, apertamente, e di sue cose
Fa stima al vero uguale.
Magnanimo animale
Non credo io già, ma stolto,
Quel che nato a perir, nutrito in pene, 100
Dice, a goder son fatto,
E di fetido orgoglio
Empie le carte, eccelsi fati e nove
Felicità, quali il ciel tutto ignora,
Non pur quest’orbe, promettendo in terra 105
A popoli che un’onda
Di mar commosso, un fiato
D’aura maligna, un sotterraneo crollo
Distrugge sì, che avanza
A gran pena di lor la rimembranza. 110
Nobil natura è quella
Che a sollevar s’ardisce
Gli occhi mortali incontra,
Al comun fato, e che con franca lingua,
Nulla al ver detraendo, 115
Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
E il basso stato e frale;
Quella che grande e forte
Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l’ire
Fraterne, ancor più gravi 120
D’ogni altro danno, accresce
Alle miserie sue, l’uomo incolpando
Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
Che veramente è rea, che de’ mortali
Madre è di parto e di voler matrigna. 125
Costei chiama inimica; e incontro a questa
Congiunta esser pensando,
Siccome è il vero, ed ordinata in pria
L’umana compagnia,
Tutti fra sé confederati estima 130
Gli uomini, e tutti abbraccia
Con vero amor, porgendo
Valida e pronta ed aspettando aita
Negli alterni perigli e nelle angosce
Della guerra comune.

Parafrasi

Un uomo povero e malato
ma di animo generoso e nobile
non si chiama né si ritiene ricco e forte
e non  mostra di avere
una vita splendida o  di essere forte
suscitando il riso tra la gente,
ma si mostra bisognoso di forza
e di ricchezza senza vergognarsi
e parlando riconosce apertamente
il suo stato e lo ammette per quello che è.
Io non credo che sia un uomo di animo
grande, ma che sia invece uno stolto
chi, nato per morire, cresciuto in pene
dice “sono fatto per godere”
e nei suoi scritti pieni di fetido orgoglio
promette agli uomini un grande futuro e
straordinarie felicità, assolutamente
sconosciute in cielo e in terra,
a uomini che invece, un’onda di mare,
un fiato di vento maligno, un crollo
sotterraneo distrugge così che
a mala pena ne rimane il ricordo.
L’uomo forte è quello che ha il coraggio
di guardare in faccia la realtà comune a tutti
e di riconoscere, con sincerità,
senza togliere nulla alla verità
la condizione dolorosa e misera e fragile
che ci è stata assegnata
Quello che sa sopportare
con forza e dignità i dolori e la miseria
e non aggiunge alle sue sofferenze
l’odio e l’ira contro gli altri uomini
incolpandoli del suo male,
ma dà la colpa a quella che è
la vera colpevole, la natura,
che li genera come una madre,
ma li tratta come una matrigna.
Questa è la nemica,
e ritenendo, come effettivamente è, che l’umanità,
è stata  disposta contro di lei,
ritiene tutti gli uomini alleati tra di loro,
si sente unita a tutti da vero amore,
e offre aiuto immediato e valido
e lo aspetta in cambio dagli altri
nei pericoli e nelle angosce
della comune guerra.

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