La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso

La Gerusalemme liberata è un poema epico in ottave in 20 canti.
L’idea di un poema sulla prima crociata risale al Gierusalemme  un poema rimasto incompiuto, scritto all’età di quattordici anni a Venezia, tra il 1559 e il 1560.
Tasso porta a termine il poema nel 1575 a Ferrara. Il poema, con il titolo di Gerusalemme liberata, il primo titolo del poema era Goffredo, viene pubblicato tra il 1580 e il 1584 in diverse edizioni, senza il consenso dell’autore, che in quel periodo si trovava imprigionato nell’Ospedale di Sant’Anna. Dopo la liberazione nel 1589, Tasso si dedica alla revisione del poema, terminata nel 1593 con la pubblicazione della Gerusalemme conquistata. Questo poema apparve ai lettori del tempo e ai successivi inferiore al testo della Gerusalemme liberata, che è considerata il capolavoro di Tasso. Attualmente le moderne edizioni si basano sul testo pubblicato nel 1581 a Ferrara da Febo Bonnà.

La poetica
Mentre l’Orlando furioso è un poema o romanzo cavalleresco la Gerusalemme liberata è un poema epico o eroico. I suoi modelli sono i poemi epici classici antichi, l’Iliade e l’Eneide.
Tasso ispira il proprio ideale di poema alla Poetica di Aristotele che stabiliva norme precise per l’epica. Nei Discorsi dell’arte poetica e in particolare del poema eroico, scritti negli anni in cui componeva la Gerusalemme, e poi rivisti e pubblicati definitivamente nel 1594 con il titolo di Discorsi del poema eroico, Tasso discute i principi ai quali informare la propria opera.
Questi sono:
– il verosimile : secondo i principi aristotelici, a cui Tasso aderisce, la poesia in quanto imitazione deve essere verosimile, ovvero raccontare non ciò che è accaduto o accade, compito dello storico, ma raccontare ciò che potrebbe essere accaduto o potrebbe accadere, compito del poeta.
In base al principio della verosimiglianza Tasso sceglie come argomento del suo poema un argomento storico la prima crociata cristiana per raccontarla non da storico, ma da poeta.
– il meraviglioso : il poeta non deve attenersi solo al verosimile, ma raccontare anche il meraviglioso, ovvero le azioni che sono attribuite a Dio, agli angeli, ai demoni, o alle persone, maghi, fate, santi, a cui Dio e i demoni attribuiscono il potere di operare. Questo meraviglioso non contraddice il principio della verosimiglianza, perché il potere divino e demoniaco di operare cose meravigliose per i credenti della fede cattolica è del tutto verosimile.
– l’unità e la varietà del poema eroico : come aveva stabilito Aristotele nella Poetica il poema epico deve essere un’unità e raccontare un’unica azione, come avviene nell ‘Odissea e nell’Iliade di Omero. L’idea che Tasso ha dell’unità del poema è però particolare. Come il mondo è uno eppure il cielo ha innumerevoli stelle, l’aria e il mare sono pieni di uccelli e pesci e la terra ospita animali feroci e mansueti, e vi si vedono ruscelli, fonti e laghi e prati e campagne e e selve e monti, così il poema è uno ma può contenere una varietà di materie e raccontare battaglie terrestri e navali, opere di crudeltà, di audacia e cortesia, avvenimenti di amore felici o infelici.
Il poema deve essere un’unità ma contenere tanta varietà di materia.
Tasso riconosce che rispetto ai poemi epici scritti nel rigido rispetto dei principi aristotelici molto più successo hanno avuto quelli che se ne sono allontanati, come l’Orlando furioso dell’Ariosto. L’Orlando dell’Ariosto ha “molte e diverse azioni nel suo poema abbracciate” e proprio per questo è piaciuto e piace a molti lettori.
– il fine della poesia : secondo Tasso la poesia deve essere utile e insieme dilettare.
Come negli antichi poemi epici erano cantate le vittorie e le sconfitte dei Greci e dei Latini, così “ai nostri tempi le vittorie de’ fedeli contro gl’infedeli”, ovvero il racconto della prima crociata, è argomento degno per il poeta e utile per i lettori. Ma l’utile si deve mescolare al piacere perché solo così sarà veramente utile, il poeta deve “miscere utile dulci”, secondo l’antico insegnamento del poeta latino Orazio.
Nel proemio della Gerusalemme Tasso riprende un’antica similitudine, presente nel De rerum natura di Lucrezio I vv.936-950, in cui il lettore è paragonato a un bambino malato a cui si dà un’amara medicina cospargendo l’orlo del cucchiaio di dolci sostanze. Fuor di metafora l’amara medicina è l’utile che il racconto insegna , le dolci sostanze sono la dolcezza della poesia che rende piacevole la lettura.

Sai che là corre il mondo, ove più versi
Di sue dolcezze il lusinghier Parnaso;
E che ’l vero condito in molli versi,
I più schivi allettando ha persuaso.
Così all’egro fanciul porgiamo aspersi
Di soavi licor gli orli del vaso:
Succhi amari, ingannato, intanto ei beve,
E dall’inganno suo vita riceve.
(Gerusalemme liberata, canto I ottava III)

Parafrasi : Tu sai che gli uomini corrono là dove la poesia (il Parnaso) versa le sue dolcezze e che il vero accompagnato con versi dolci ha persuaso i più restii. Così al bambino malato offriamo il cucchiaio bagnato sul bordo di dolce succo : egli ingannato, beve la medicina amara e grazie al fatto di essersi ingannato guarisce »

La trama
Nella Gerusalemme liberata Tasso racconta le imprese dell’esercito cristiano, guidato da Goffredo di Buglione, negli ultimi mesi della prima crociata, fino alla presa di Gerusalemme.
Il poema prende dalla storia l’azione principale, i nomi di alcuni personaggi, le battaglie importanti. Tasso si rifà ai cronisti antichi e specialmente alla Historia belli sacri verissima (Storia della prima crociata) di Guglielmo di Tiro.
Al racconto della vicenda bellica della prima crociata, Tasso intreccia gli episodi inventati dell’amore di Tancredi per Clorinda e di Erminia per Tancredi, l’amore di Rinaldo e Armida nelle Isole Felici, la selva di Saron e il suo incantesimo, i grandi duelli tra Tancredi e Argante e tra Rinaldo e Solimano e altri episodi minori. Nelle parti di invenzione Tasso si ispira liberamente ai classici greci e latini e agli autori dei poemi cavallereschi.

Un giudizio critico
“Il Tasso cerca l’eroico, il serio, il reale, lo storico, il religioso, il classico, e si logora in questi tentativi fino all’ultima età. Sarebbe riuscito un Trissino (poeta autore di un lungo e noioso poema epico intitolato L’Italia liberata dai Goti) ; ma la natura lo aveva fatto poeta, il poeta inconscio di un mondo lirico e sentimentale.” (Francesco de Sanctis, Storia della letteratura italiana, p. 624, capitolo Torquato Tasso pp.585-638) Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis: testo p.627
Questo il giudizio di Francesco De Sanctis nella sua Storia della letteratura italiana del 1870-71.
Tasso aspirava a realizzare un poema epico secondo i modelli dell’epica classica ispirandosi a Omero e Virgilio, voleva essere un poeta di corte ammirato e rispettato, ma le vicende della vita gli impedirono di realizzare le sue aspirazioni. Nel 1579 Tasso è rinchiuso nell’Ospedale di Sant’Anna per sette anni, il suo poema venne pubblicato a sua insaputa e senza il suo controllo. Questi due avvenimenti gettarono il poeta in uno stato di profonda disperazione come testimoniano le numerose lettere scritte durante la prigionia. Nonostante lo stato di prostrazione fisica e morale che lo stato detentivo causò al poeta egli continuò a scrivere e creare. Si dedicò con estrema cura alle revisioni del poema in vista della pubblicazione da lui autorizzata.
Noi non leggiamo il testo che Tasso considerò la versione definitiva della sua opera, intitolata Gerusalemme conquistata e pubblicata nel 1594, un anno prima della sua morte, ma il testo della prima versione del poema, pubblicato a Ferrara nel 1581 mentre il poeta era recluso a Sant’Anna.
De Sanctis termina il capitolo dedicato a Tasso nella Storia della letteratura italiana definendolo il “martire inconscio” della tragedia della decadenza italiana, che aveva ai tempi di Tasso manifestato i suoi primi segni.

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