Satura di Eugenio Montale: L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili

Dopo La bufera in un periodo di circa dieci anni Montale scrive pochissime poesie. Nel 1962 pubblica Satura una raccolta di cinque poesie in occasione delle nozze di Alessandra Fagiuoli e Gabriele Crespi, solo due delle cinque sono scritte nel 1961 e ’62, le altre sono testi inediti risalenti agli anni venti. Nel 1966 pubblica Xenia, la raccolta contiene quattordici poesie scritte tra il 1964 e il 1966 ed è dedicata alla moglie, morta nell’ottobre del 1963. Il titolo è una parola greca che significa doni ed era già stato utilizzato dal poeta latino Marziale per una raccolta di epigrammi, brevi poesie che accompagnavano piccoli doni che ci si scambiava in occasioni della festa dei Saturnalia. Nel 1971 viene pubblicata la raccolta Satura che contiene 125 poesie. Anche questo titolo è antico, la satira era un genere letterario latino di stile medio e argomenti quotidiani.
Nelle ultime raccolte Satura, Diario del ’71 e del ’72, Quaderno di quattro anni e Altri versi la poesia di Montale è di intonazione comica, bassa, il tono è dimesso, il linguaggio colloquiale, la poesia diviene una quasi-prosa piena di frasi fatte e  luoghi comuni. Le poesie registrano fatti minuti della vita del poeta e riflessioni sulla contemporaneità. La “filosofia” montaliana non cambia, la vita è decisamente priva di senso, piena di eventi scombinati e slegati l’uno dall’altro ai quali è impossibile dare un significato, quasi nessuno se ne accorge e il poeta registra le insensatezze quotidiane tenendosene alla debita distanza. Nel naufragio generale non è facile far restare a galla qualcosa della “divina follia di essere qui e non là” (Alunna delle Muse in Altri versi).

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili in Xenia II di Satura  venne scritta nel 1966 pochi giorni dopo l’alluvione di Firenze del 4 novembre.
L’alluvione ha sommerso quello che il poeta conservava in uno scantinato; il pack è il ghiaccio della banchisa polare, a cui il poeta paragona gli oggetti che galleggiano nella cantina allagata. Oggetti preziosi, l’edizione originale di Canti Orfici di Dino Campana, le musiche del fratello della moglie, i libri con le dediche degli amici critici, il timbro a ceralacca con la barba del poeta Ezra Pound, mescolati a cianfrusaglie e oggetti comuni. Il poeta li paragona ad esseri umani che hanno lottato e sofferto prima di morire travolti dall’alluvione. Anche il poeta si sente sommerso, non dal fango ma da una realtà assurda a cui non può prestare fede. Il coraggio necessario ad affrontarla il poeta lo ha ricevuto dalla Mosca, la moglie Drusilla Tanzi, non la donna angelo ma una donna insetto che è comunque giunta a soccorrerlo.

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a ceralacca con la barba di Ezra,
il Valéry di Alain, l’originale
dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
tanto prima di perdere la loro identità.
Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio
stato civile fu dubbio fin dall’inizio.
Non torba m’ha assediato, ma gli eventi
di una realtà incredibile e mai creduta.
Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
dei tuoi prestiti e forse non l’hai mai saputo.

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