Approfondimento: L’Italia nella sua grandezza.

“L’Italia ha irradiato la sua luce dai mille colori tutti splendenti bel al di là dei suoi confini: questa luce, questa diffusione di un patrimonio culturale formatosi nel suo seno, si presenta come la caratteristica di un destino eccezionale” (Fernand Braudel L’Italia fuori d’Italia, p. 2091 in Storia d’Italia, vol. 2** , Einaudi, 1987)

Il periodo umanistico rinascimentale dalla seconda metà del XIV secolo al terzo decennio del XVI secolo è stato uno dei momenti di evidente indiscutibile grandezza italiana.
C’è stata in questo arco di tempo una supremazia delle città e degli stati italiani nei confronti degli stati europei. Lo splendore artistico e culturale dell’Italia del XV e XVI secolo si radica nel vigore economico dei mercanti, banchieri, artigiani italiani, genovesi e veneziani, milanesi e fiorentini.
L’economia italiana, Venezia, Genova, Firenze, nel corso del Trecento è riuscita ad accerchiare l’Europa. Questa si trova presa in un sistema costruito a vantaggio dell’Italia. Le galere veneziane e le caracche genovesi, le filiali delle banche fiorentine tessono una rete che avvolge l’Europa dal Mediterraneo ai porti di Bruges, Aversa, Londra. Le merci e le invenzioni italiane invadono mercati, città, corti degli stati europei da Nord a Sud.
La contraddizione della straordinaria fioritura artistica rinascimentale in Italia in un periodo di depressione economica, che dalla metà del XV secolo agli inizi del XVI investe l’Europa, è stata risolta osservando che in tempi di crisi il denaro accumulato si spende più facilmente nel lusso, nell’ostentazione e nell’arte che in affari e notando che l’Italia attraversa dal 1454 al 1494 un lungo periodo di pace:  “ Un’ Italia pacifica, che ha creato da sé la propria pace secondo gli accordi complessi e difficili di Lodi  dell’aprile 1454, che saprà goderne e malgrado tutto conservarla miracolosamente per quasi un mezzo secolo, dal 1454 al 1494, in mezzo a un’Europa piena del fracasso delle armi. (…) In linea di massima, il denaro accumulato dai ricchi dovrebbe investirsi male e gli ottimi affari dovrebbero diventare rari. E allora i ricchi si dispongono a sperperare più volentieri il loro denaro, nel lusso , nell’ostentazione, nell’arte? (…) Soltanto l’abissale differenza tra la fortuna dei ricchi e la miseria dei poveri spiega le grandi costruzioni del Rinascimento” (F.Braudel L’Italia fuori d’Italia, pp. 2124, 2128, 2133 in Storia d’Italia, vol. 2** , Einaudi, 1987).
Firenze è l’esempio più evidente dello stretto legame tra ricchezza, potenza e arte che caratterizza il Rinascimento italiano, sia nel periodo della Repubblica fiorentina, si possono ricordare l’Ospedale degli Innocenti commissionato dall’Arte della Seta a Brunelleschi, la cupola del Duomo di Brunelleschi e il David di Michelangelo commissionate dall’Opera del Duomo, sia nel periodo del mecenatismo dei Medici  e dei Rucellai,  il rifacimento del convento domenicano di San Marco, con gli affreschi del Beato Angelico, la Biblioteca laurenziana, progetto e parziale realizzazione di Michelangelo, la facciata di Santa Maria Novella di Leon Battista Alberti e gli Orti Oricellari, giardino annesso a Palazzo Rucellai dove si tennero le riunioni dell’Accademia neoplatonica dopo la chiusura dell’Accademia a Careggi.
Allo scadere del XV secolo gli stati italiani sono assaliti dagli eserciti stranieri, francesi, spagnoli, imperiali. La guerra ha cambiato improvvisamente volto con l’uso delle armi da fuoco e nelle città italiane si diffonde il terrore dei saccheggi e della distruzione, il sacco di Roma del 1527 ad opera dei lanzichenecchi al soldo dell’imperatore Carlo V è l’episodio più famoso tra quelli avvenuti .
In questi medesimi anni hanno inizio i capolavori del pieno Rinascimento: a Roma San Pietro, la cappella Sistina di Michelangelo, Le Stanze vaticane di Raffaello, opere a cui ha dato inizio Giulio II (1503-1513) e che verranno proseguite sotto Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, papa dal 1513 al 1521. E le opere d’arte non sono solo a Roma, ma a Venezia con Tiziano, a Palazzo del Tè a Mantova con Giulio Romano , nella Urbino dei Montefeltro, a Ferrara, dove vive e scrive l’Ariosto.
Nei primi decenni del XVI secolo ha inizio l’irradiamento del Rinascimento italiano al di là delle Alpi. La civiltà italiana, superbamente aristocratica e raffinata, giunge nelle ricche città europee e nelle corti principesche. Temi decorativi, fontane, particolari architettonici, versi poetici e intrighi politici all’italiana si diffondono per l’Europa, anche se va notato che ognuna delle diverse culture europee ha accettato, deformato o rifiutato in modo diverso il Rinascimento italiano.

fonte: F.Braudel L’Italia fuori d’Italia, pp. 2092-2156 in Storia d’Italia, vol. 2** , Einaudi, 1987.

 

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