Ragazzi di Vita di Pier Paolo Pasolini.

Ragazzi di vita
Pier Paolo Pasolini è stato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo. Tra le sue opere si contano poesie, romanzi, saggi, traduzioni, articoli di giornale, sceneggiature teatrali e film.

Una delle opere più famose di Pasolini è il romanzo  “Ragazzi di vita”pubblicato nel 1955.
La storia si svolge nella Roma del secondo dopoguerra, città distrutta, con palazzi cadenti e abbandonati. In tutta la città sorgono cantieri con lo scopo di ricostruire gli edifici distrutti. Per esempio il “Ferrobedò”è un quartiere con fabbriche abbandonate in cui le persone più povere si recano con lo scopo di rubare degli oggetti, per poi rivenderli e guadagnare qualche soldo.
I protagonisti dell’opera sono dei ragazzi appartenenti al sottoproletariato urbano che vivono arrangiandosi come possono. Il filo conduttore della storia è il Riccetto, un tipico ragazzo dell’epoca di cui vengono raccontate le avventure a partire dal 1943. Fin dall’inizio si capisce l’età del Riccetto attraverso le parole dell’autore: ha circa dieci/undici anni.
La sua famiglia vive abusivamente nel corridoio di una scuola abbandonata. A seguito del crollo della scuola muoiono sua madre e un suo caro amico d’infanzia. Il Riccetto si trova dunque solo, senza punti di riferimento e legami affettivi. Si trasferisce da suo cugino, ma di fatto trascorre la maggior parte del tempo per le vie di Roma assieme ad amici sempre diversi.
I ragazzi trascorrono le loro giornate per strada e lo spirito di sopravvivenza è quello che prevale. Non si perde l’occasione di rubare un portafoglio pieno di soldi di una signora, di appropriarsi illegalmente di due poltrone per poterle rivenderle; non ci si ferma nemmeno davanti agli amici, infatti il Riccetto ruba un paio di scarpe a un suo amico che dorme. La fame è sempre in agguato, e quando non ci sono alternative e rubare diventa l’unica possibilità per riempirsi lo stomaco, non c’è morale che tenga.
Alla povertà si aggiunge la violenza. Alduccio, esasperato dalle insistenti lamentele della madre che gli si rivolge definendolo “disgrazziato” e “magnazza infame” a causa del suo poco impegno in ambito familiare, è accecato dalla rabbia e con foga animalesca la accoltella nella cucina della casa. Un altro scioccante episodio vede protagonisti un gruppo di ragazzini che, per noia e in cerca di attenzioni femminili, decidono di fare un gioco nel mezzo del quale legano un compagno ad un palo, dandogli fuoco.
Un altro problema del tempo è la prostituzione: già dai primi capitoli il lettore incontra i protagonisti alla continua ricerca di donne. Non vi è un’età in cui ci si approccia alla sessualità e le vicende del Riccetto ne sono un esempio: lo incontriamo molto giovane nel secondo capitolo, nel quale si racconta della gita ad Ostia che compie con degli amici, in occasione della quale il gruppo organizza un appuntamento con una prostituta di nome Nadia, che in seguito ruberà loro i soldi. Nei capitoli seguenti alcuni ragazzi non si fermano neppure davanti alla richiesta di un uomo adulto ad avere rapporti omosessuali con loro. I giovani e il “froscio”, da loro così volgarmente chiamato, si appartano in una grotta nei sobborghi di Roma e i ragazzi, al termine dell’episodio, per riacquistare la loro virilità, decidono di recarsi in un bordello. Per questo motivo il romanzo è stato oggetto di numerose critiche e e di una denuncia per “oscenità”.
Nel testo il fiume ha un ruolo centrale, fa parte di una sorta di rito iniziatico: i ragazzi lo attraversano per dare prova di essere grandi, adulti e pronti: il Riccetto compie la traversata con successo; al contrario Genesio, nel disperato tentativo di dimostrare a sé stesso e agli altri il proprio valore, si tuffa senza saper nuotare e muore trascinato dalla corrente.

“Ragazzi di Vita” può essere considerato un romanzo picaresco di formazione, infatti segue il protagonista, il Riccetto, nella sua evoluzione verso la maturazione e l’età adulta. L’autore rivoluziona il modo di scrivere dando voce diretta ad una classe sociale da sempre esclusa dalla letteratura alta.
Le situazioni in cui, volta per volta, si vengono a trovare i vari protagonisti sono raccontate e descritte da Pasolini in modo diretto e naturale. Una particolarità del romanzo riguarda i dialoghi tra i personaggi: i discorsi sono riportati in dialetto romano delle borgate, scelta che rispecchia l’obiettivo dell’autore di porci davanti all’esatta realtà quotidiana dell’epoca.
Possiamo metaforicamente paragonare “Ragazzi di Vita” ad una fotografia della Roma del tempo, ora però completamente scomparsa poiché inevitabilmente trasformata dall’avanzare della società. Nella prefazione al testo Vincenzo Cerami sottolinea il carattere di “struggente tenerezza” con cui Pasolini osserva i suoi personaggi. Afferma che: “Pasolini osserva i suoi personaggi nella consapevolezza che saranno spazzati via dalla storia, o più precisamente che diventeranno ben altra e infelice cosa. Da un lato è commosso dalla vitalità di queste creature che scoprono il mondo cercando di tirarne fuori, anche se maldestramente, il meglio. Dall’altro, con forte sentimento di pietas, le vede lentamente e inesorabilmente asservirsi a un modello di sviluppo che le esclude dal suo orizzonte”.

Per quanto riguarda un giudizio personale, consigliamo vivamente la lettura di questo libro. Leggendolo, infatti, conosciamo una delle opere più famose di Pier Paolo Pasolini, autore che ha dato un importantissimo contributo alla letteratura italiana del XX secolo. La sua opera è stata per noi spunto di profonde riflessioni. Il modo in cui Pasolini descrive la gioventù dell’epoca ci permette di meditare sull’importanza dell’educazione. È dovere della società promuovere attività volte a valorizzare le potenzialità dei giovani e preoccuparsi del loro futuro, in modo tale che possano raggiungere i loro obiettivi e costruire al meglio la società del domani.
(di Ilaria Di Turi, Chiara Gobbo, Linda Maiorano, Federica Zoanni)

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