Le nuove responsabilità (ambito 2 e.s.2014) tema di Alessia Trivigno (4 liceo a.s.2014-15)

Saggio breve: testo espositivo
Ambito: socio economico
Titolo: La Terra è madre e casa di ciascuno
Fonti: Luce Irigaray “Condividere il mondo”, Jacques Attali “Domani chi governerà il mondo?”

Ascoltando le storie che raccontano i nonni ci si accorge che la società in cui essi hanno vissuto, nonostante non si tratti di una società antica e lontana, è molto diversa rispetto a quella odierna; I problemi che loro affrontavano nel quotidiano erano far quadrare i conti con la bottega in modo da avere abbastanza denaro da poter comprare il pane, avere un buon raccolto, dividerlo con le numerosissime famiglie e, all’interno delle famiglie, tenere i ragazzi lontani dalle figlie femmine, che, a quanto pare, non se la passavano poi così bene in quegli anni. Ad oggi è evidente che certe problematiche “passate” suonano strane, mentre altre, più correttamente definite “nuove responsabilità” si sono ormai fatte strada. In particolare si fa riferimento ai fenomeni dell’emigrazione e dell’immigrazione, che ormai, a causa della fame e soprattutto delle guerre coinvolgono tutto il mondo. È una nuova responsabilità, infatti, occuparsi di colui che fugge dalle bombe o tendere una mano al giovane straniero speranzoso in cerca di pochi soldi da poter inviare alla famiglia lontana e in difficoltà. In fondo, siamo tutti cittadini del mondo.
Questo è l’ideale illuminista del cosmopolitismo, risalente al ‘700, il quale oggi è di sovente offuscato nelle menti più chiuse. In esse, ogni differenza culturale o biologica che sia, è un ottimo motivo di divisione e conflitto: si passa dalle differenze “macroscopiche” tra stati, regioni e città, fino ad arrivare a quelle più personali, come orientamento sessuale o religione. È così che poi hanno origine le guerre fra stati, spesso confinanti gli uni con gli altri, gli odi tra nord e sud Italia, le antipatie tra “Emiliani” e “Romagnoli”, le discrepanze tra la tifoseria milanista e quella interista, l‘eterna lotta fra i sessi, le discriminazioni razziali e religiose. Al contrario sarebbe bello se si potesse parlare universalmente dell’altro, diverso da sé, come un ponte fra natura e cultura, ovvero un modo in cui quella straordinaria macchina pensante che è l’essere umano è in grado di manifestarsi.
È dunque una nuova responsabilità riconoscere ed accettare la coesistenza mondiale. Ciò significa aprire uno spazio all’altro all’interno della propria tradizione, ormai ben radicata. È un gesto multiculturale difficile per alcuni, i quali sono pronti soltanto a incontrare lo straniero fuori dalle frontiere, lontano da “casa propria” in modo da potersi riservare la possibilità di rifugiarsi nei propri confini culturali nel momento in cui lo desiderano.
Come scrive Jacque Attali nella sua opera “Domani chi governerà il mondo?”, nessuno dovrebbe più essere apolide, bensì ciascuno dovrebbe sentirsi a “casa propria” sulla Terra, nella consapevolezza di disporre di una “cittadinanza mondiale”. A questo punto l’accogliere lo straniero nel proprio paese non parrebbe più un gesto di estrema bontà che non sempre possiamo permetterci, perché problemi più gravi affliggono noi che meritiamo per primi di essere salvaguardati, bensì sarebbe la semplice conferma del diritto che ciascun abitante della Terra ha.
Il sogno del cosmopolitismo degli Illuministi è forse destinato a rimanere un sogno: resterà pur sempre una Terra madre e casa, abitata da miliardi di umani indubbiamente responsabili gli uni degli altri.

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