Istoria del Concilio tridentino di Paolo Sarpi

L’Istoria del concilio di Trento è un’opera di Paolo Sarpi, teologo, scienziato e storico veneziano (1552-1623). Sarpi, utilizzando gli archivi veneziani e documenti privati, ricostruisce le cause e le vicende del concilio nel periodo tra il 1523 e il 1563 e ne descrive l’esito. Nel breve proemio Sarpi, dopo aver esposto l’argomento dell’opera e le fonti alle quali ha attinto per scriverla, afferma che il Concilio è giunto a conclusioni opposte a quelle per le quali era stato convocato. Sarpi critica aspramente i risultati del Concilio che ha reso definitivo lo scisma tra cattolici e protestanti e ha rafforzato l’assolutismo della curia di Roma.
L’Istoria del Concilio è un’opera di parte in cui Sarpi denuncia la natura politica dell’istituzione ecclesiastica e racconta la storia del suo consolidarsi come apparato di potere.
La vita.
Paolo Sarpi, rimasto orfano di padre da piccolo, fu  cresciuto dalla madre e dallo zio materno ed ebbe come primo maestro Giovanni Maria Cappella, teologo dell’Ordine dei Servi di Maria. All’età di quattordici anni entrò nell’ordine dei serviti e a venti divenne il teologo di corte del duca di Mantova.
A Mantova ebbe modo di studiare il greco, l’ebraico, la matematica, l’anatomia e la biologia.
Nel 1585 venne eletto procuratore generale dell’ordine, carica che gli permise di entrare in contatto con importanti ecclesiastici tra i quali il cardinale Roberto Bellarmino.
Nel 1589, scaduto il mandato di procuratore dell’ordine, fece ritorno a Venezia, dove conobbe Giordano Bruno, mentre a Padova entrò in contatto con Galileo, che lo stimava molto come matematico.
Fu denunciato due volte all’Inquisizione da confratelli malevoli e invidiosi, e scomunicato nel 1607. La sera del 5 ottobre del 1607, mentre tornava a casa, nel convento di San Marco in Santa Fosca, cinque sicari lo assalirono e gli infersero tre pugnalate, due alla gola e una al viso, che gli trapassò la mandibola destra, fu operato e curato dal famoso chirurgo Girolamo Fabrici d’Acquapendente e sopravvisse. Poco più di un anno dopo nel gennaio 1609, due frati serviti ordirono un piano per introdursi nel convento e assassinarlo. In entrambi gli attentati venne provata la partecipazione di ecclesiastici.
Negli anni successivi Sarpi fu in contatto epistolare con religiosi e intellettuali francesi, inglesi e tedeschi. Il suo intento era di creare un’alleanza tra Venezia, Francia, Inghilterra, Olanda, principi protestanti e cantoni calvinisti svizzerri, che si opponesse al papa e all’imperatore.
Tra il 1610 e il 1618 scrisse la «Storia del Concilio di Trento», pubblicata a Londra nel 1619 con lo pseudonimo di Pietro Soave Polano. Il libro, subito inserito nell’Indice dei libri proibiti, ebbe immediatamente numerose ristampe e fu tradotto in cinque lingue.
La vicenda dell’interdetto del papa contro Venezia.
Sarpi sostenne la Repubblica di Venezia nella controversia giurisdizionale che oppose Venezia alla curia romana nel 1604-1607.
Venezia con la sua popolazione cosmopolita aveva per lungo tempo seguito una politica religiosa liberale, resistendo a qualsiasi intrusione della curia romana nei suoi affari interni.
Nel 1606 Paolo V ordinò a Venezia di abrogare una legge che stabiliva restrizioni all’edificazione di edifici ecclesiastici e di affidare alla curia due preti, uno dei quali accusato di stupri e omicidio, che il governo veneziano intendeva processare davanti a una corte civile. Quando Venezia non obbedì, il papa scomunicò il senato e il doge e pose la repubblica sotto un interdetto, che proibiva di officiare i sacramenti a tutti gli ecclesiastici della città.
Sarpi, nominato consigliere del governo dal doge, insieme ad altri teologi e giuristi, scrisse numerosi testi in difesa di Venezia. In questi scritti egli dichiarava che il papa era infallibile solo in materia di fede, ricordava che «i principi ricevono la loro autorità da Dio e sono responsabili solamente di fronte a lui per il governo del loro popolo», faceva presente che era interesse della città che si ponesse un limite alla costruzione di chiese in una città piccola come Venezia, anche perché le proprietà della Chiesa, già estese, non pagavano tasse allo stato, e, a proposito dei processi ai due ecclesiastici, sosteneva che, se la Chiesa aveva diritto di processare i preti per delitti commessi come preti, per delitti come l’omicidio e l’adulterio dovevano essere responsabili i tribunali dello stato. Sarpi concludeva che i veneziani non erano obbligati a rispettare l’interdetto, «che – disse – era finito in fumo», e il suo consiglio fu seguito. Il conflitto si risolse con un compromesso per l’intervento di un cardinale francese. I testi scritti da Sarpi furono poi raccolti nell’Istoria dell’Interdetto, che ricostruiva le vicende del conflitto e fu pubblicata postuma nel 1624.

Fonti: wikipedia Paolo Sarpi;  Encyclopedia Britannica com Paolo Sarpi R.Cesarani, L.De Federicis, Il materiale e l’immaginario, Loescher editore, vol.3, pp.132, 312-314, 570-572.

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