La Bufera e altro di Eugenio Montale: “Gli orecchini”

Non serba ombra di voli il nerofumo
della spera. (E del tuo non è piú traccia.)
È passata la spugna che i barlumi
indifesi dal cerchio d’oro scaccia. 4
Le tue pietre, i coralli, il forte imperio
che ti rapisce vi cercavo; fuggo
l’iddia che non s’incarna, i desiderî
porto fin che al tuo lampo non si struggono. 8
Ronzano èlitre fuori, ronza il folle
mortorio e sa che due vite non contano.
Nella cornice tornano le molli 11
meduse della sera. La tua impronta
verrà di giú: dove ai tuoi lobi squallide
mani, travolte, fermano i coralli. 14

Sonetto elisabettiano tre quartine e un distico finale, i versi 8, 10 e 13 hanno rime ipermetre (fuggo -struggono, contano-impronta, squallide-coralli).
Gli orecchini viene pubblicata nel 1940 sulla rivista Prospettive e poi in Finisterre a Lugano nel 1943. Di questo sonetto ha dato una famosa lettura il critico D’Arco Silvio Avalle in un saggio Gli orecchini di Montale del 1965.
Avalle utilizzando le tecniche della critica strutturalista divide il sonetto in nove parti, disposte in due coppie di quattro parti ciascuna, più una parte centrale. La prima coppia corrisponde ai versi 1-2 “Non serba ombra di voli il nerofumo della spera.” e 3-4 “È passata la spugna che i barlumi indifesi dal cerchio d’oro scaccia.” e ai versi 11 “Nella cornice tornano” e 12 “le molli meduse della sera”. La seconda coppia ai versi (5) “Le tue pietre, i coralli, il forte imperio che ti rapisce” e 6 “vi cercavo” e ai versi 13 “ La tua impronta verrà di giú:” e 14 “ mani, travolte, fermano i coralli”. Al centro, dalla fine del verso sei al verso dieci, il nucleo misterioso della poesia individuato nel tema dell’amore “i desideri porto fin che al tuo lampo non si struggono” e della distruzione e morte “ronza il folle mortorio e sa che due vite non contano.”  Concludendo il critico si chiede “se le due vite non contino veramente nulla, oppure (ultima ipotesi) se di fronte all’Emergenza (quella della guerra e l’”altra”) non ci sia ancora luogo per una protesta solenne.” (D.S.Avalle, Gli orecchini di Montale, in A.Marchese, L’analisi letteraria, pp.291-294). Un sonetto d’amore per una donna che non c’è e non ci sarà più, Montale ha descritto le poesie di Finisterre come le poesie “che rappresentano la mia esperienza, diciamo così petrarchesca”.

Comprensione
La mia mente non conserva le immagini che ha ricevuto (E della tua non c’è più traccia). Come cancellati da una spugna i deboli segni di un’esistenza sono scomparsi dalla mia memoria. Cercavo di ricordare i tuoi orecchini di corallo e il tuo amore. A te, che sei la mia divinità incarnata, porto i miei desideri finché al tuo ardore non si consumano. Fuori il rumore, come di ali di insetti, della folle guerra indifferente alle nostre due vite. Nella mente tornano i tristi pensieri della sera, come molli  meduse velenose. Si imprime in me un’immagine di morte: vedo gli orecchini di corallo e squallide mani di morti che li fissano ai tuoi lobi.

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