Vita di Umberto Saba

1883-1910: Trieste, la famiglia e la formazione, la malattia, il matrimonio con Lina, la prima raccolta “Poesie”.
Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli, nasce a Trieste nel 1883. La madre è un’ italiana ebrea, il padre un vedovo, che ha sposato per convenienza in seconde nozze una donna che non ama. Prima ancora che Saba nasca i due si separano, il padre sparisce, Saba lo conoscerà solo dopo molto tempo . La madre rimasta sola, senza molti mezzi economici, affida il figlio a una balia, la “Peppa”, per il piccolo Berto “madre di gioia”. Gli anni trascorsi nella casa della balia sono anni di serenità e amore. Ma a quattro anni la madre si riprende il figlio, l’infanzia con la madre severa e lamentosa è triste e solitaria.
Compie studi irregolari, quattro anni di liceo, mezzo anno di un istituto commerciale, poi la madre lo spinge a trovarsi un impiego. Comincia a scrivere poesie, legge recandosi alla Biblioteca civica di Trieste, possiede pochi libri, Leopardi, Manzoni, Foscolo, Parini, Petrarca, una traduzione dei sonetti di Shakespeare. A vent’anni si trasferisce a Pisa per frequentare l’università. Ma la abbandona subito per la noia delle lezioni e a causa di un attacco di depressione, il primo di una lunga serie. Nel 1905 conosce il padre e nello stesso anno la donna che diventerà sua moglie, Carolina Wölfler, la Lina. E’ a Firenze per entrare in contatto con la cultura italiana moderna, nel 1906 incontra D’Annunzio che ammira le sue poesie e gli promette un aiuto che poi non darà. Nel 1907-1908 è militare, la vita di caserma gli “fa sentire di non essere più solo”. Nel 1909, finita la ferma militare, ritorna a Trieste e sposa Carolina Wölfler, l’anno successivo nasce la figlia Linuccia. Nel 1910 pubblica il primo volume di versi intitolato Poesie, con il nome di Umberto Saba, forse derivato dal cognome della balia Sabaz o Saber.

1911- 1945: le due guerre mondiali e le leggi razziali, la libreria antiquaria, Il Canzoniere, la psicoanalisi.
Nel 1911 invia alla rivista Voce l’articolo Quello che resta da fare ai poeti in cui presenta la sua poetica. Si trasferisce con la famiglia a Bologna e poi a Milano cercando un impiego stabile, comincia a lavorare al Canzoniere, il volume nel quale raccoglierà tutte le sue poesie. Allo scoppio della guerra si schiera su posizioni interventiste, è richiamato alle armi, viene assegnato a compiti amministrativi e di retroguardia. Alla fine della guerra ritorna a Trieste e acquista una libreria antiquaria, che diverrà la sua “azienda” fino alla fine della vita. Nel 1921 pubblica per i tipi della libreria la prima edizione del Canzoniere. Saba si dedica quasi per intero all’attività di libraio antiquario, è nel negozio che nascono le “poesie più belle”. Le raccolte, (Preludio e canzonette, Autobiografia, I prigioni, Fanciulle, Cuor morituro, L’uomo, Preludio e fughe), scritte tra il 1922 e il 1931 e via via pubblicate confluiranno tutte nella successiva edizione del Canzoniere . Nel 1929 la malattia nervosa di cui ha sempre sofferto si aggrava, Saba si sottopone a una terapia psicoanalitica con il dottor Edoardo Weiss, ma non conduce a termine la cura a causa del trasferimento a Roma del dottore. Al dottor Weiss è dedicata la raccolta di poesie Il piccolo Berto che verrà pubblicata nel 1931. Saba è insieme a Svevo uno dei pochissimi scrittori italiani a conoscere Freud e la psicoanalisi. Non scrive più fino al 1933, nel 1934 esce la raccolta Parole, dal 1935 comincia a scrivere Ultime cose. Per le leggi razziali è costretto ad affidare la libreria al suo commesso. Nel 1943 lascia Trieste, prima è a Milano, poi a Firenze, dove è costretto a nascondersi con la famiglia, viene aiutato dagli amici, tra i quali Montale. Dopo la guerra è angosciato da problemi economici, scrive e pubblica dei brevi racconti intitolati Scorciatoie. Nel 1945 esce la seconda edizione del Canzoniere. Si trasferisce a Milano dove lavorando per la casa editrice Mondadori, per la radio e quotidiani cerca di “vivere della letteratura” . Simpatizza per il partito comunista.

1946-1957: i ricoveri, le ultime raccolte, Ernesto, la morte

Del 1945 – 46 è la raccolta Mediterranee. La vittoria della Democrazia cristiana alle elezioni del 1948 lo getta in un profondo sconforto, sospende le sue collaborazioni con giornali e riviste, Saba si sente sempre più solo e incompreso, continua però a scrivere poesie, nascono le raccolte Epigrafe e Uccelli. Nel 1951 esce una nuova edizione del Canzoniere, l’ultima in vita il poeta. Per combattere la depressione ricorre all’oppio, inizia la lunga serie di ricoveri in clinica per disintossicarsi, la malattia diviene sempre più grave e insopportabile. Nei momenti di pausa scrive Quasi un racconto, Sei poesie della vecchiaia, le ultime raccolte del Canzoniere e si occupa della pubblicazione delle sue opere. Durante un ricovero nel 1953 scrive Ernesto, un lungo racconto “scandaloso” che verrà pubblicato nel 1975. Gli ultimi anni di vita sono tristi e dolorosi, Saba è quasi sempre ricoverato, assistito dalla figlia, la moglie si ammala e muore alla fine del 1956, pochi mesi, dopo nell’agosto del 1957, anche Saba muore a Gorizia nella clinica in cui ha trascorso gli ultimi mesi di vita.

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