Battista di Montefeltro

chiostro
Battista Montefeltro nacque nel 1384 ad Urbino dal padre Antonio II conte di Montefeltro e dalla madre Agnesina di Giovanni di Prefetti di Vico.
Grazie al marcato interesse per la letteratura volgare del padre, Battista ricevette una ricercata educazione che la rese abile nel comporre poesie in volgare e discorsi in latino, come documentato dal suo epistolario, in cui sono raccolte le lettere ai familiari.
Il 14 giugno 1405, all’età di ventun’anni si sposò con il figlio del signore di Pesaro Malatesta di Pandolfo, Galeazzo Malatesta. La cultura di Battista superava di molto quella del marito, infatti era facile percepire la sua abilità nel negoziare, nel capire e nel giudicare una situazione e sfruttare questa capacità a suo favore, fu inoltre apprezzata per i suoi scritti in latino e in volgare dai più grandi umanisti e biografi a lei contemporanei, come Guiniforte Barzizza, Jacopo Filippo Berg Omensis e Vespasiano da Bisticci.
Leonardo Bruni le dedicò “De Studiis et Litteris liber ad illustrem dominam Baptistam de Malatestis”, un programma di educazione umanistica per le donne scritto nel 1424, che comprendeva la conoscenza del latino, le abilità nella scrittura e l’ approfondimento della religione, della morale, della storia e della poesia.
Nella primavera del 1407 ebbe una figlia, Elisabetta, e durante la maternità poté dedicarsi alla lettura e alla scrittura, grazie anche alla corrispondenza con la sorella e le cognate e allo scambio di sonetti con il suocero poeta noto come Malatesta dei Sonetti, compì, inoltre, diversi viaggi e pii pellegrinaggi.
A Mantova nel 1417, Battista, alla presenza dell’appena eletto Papa Martino V, sostenne un discorso gratulatorio in latino, in cui esprimeva l’appoggio dei Malatesta a favore del pontefice.
Nello stesso anno, insieme al suocero Malatesta di Pandolfo, si trovò a Jesi per contrattare la liberazione del marito e di Carlo Malatesta di Rimini che, tenuti prigionieri dopo essere stati catturati in battaglia da Andrea Fortebracci, vennero liberati con un riscatto di 30.000 scudi e la cessione di Jesi a Fortebracci.
Battista venne poi, nel 1424, resa prigioniera insieme al marito da Angelo Della Pergola al comando delle milizie del duca di Milano Filippo Maria Visconti, e, percepita l’influenza viscontea, venne liberata poco dopo.
Nella raffinata e colta corte di Pesaro la passione letteraria di Battista e la sua abilità poetica emersero, fu tra le prime donne a godere di successo letterario e con lei la presenza colta femminile cominciò a svilupparsi nelle corti italiane.
Nel 1425 Battista implora l’intervento autorevole del pontefice Martino V a favore della cognata Cleofe minacciata dal marito, despota ortodosso della Morea, di essere ripudiata in caso di mancata abiura della fede cattolica.
In seguito alla morte del suocero e di Martino V e alla deposizione di Eugenio IV, i Malatesta divennero i destinatari di una rivolta popolare sostenuta anche dal vescovo di Recanati Giovanni Vitelleschi.
I Malatesta vennero cacciati e Battista cerca protezione ad Urbino, da dove indirizzò all’imperatore Sigismondo un’orazione latina chiedendo il suo intervento per il rientro a Pesaro del marito e dei cognati.
Con la Bolla del 10 Dicembre 1438 Battista ottenne dal pontefice Eugenio IV l’autorizzazione per convertire la casa delle terziarie, fondata a Pesaro dalla suocera Elisabetta Varano Malatesta, in monastero di clausura “Corpo di Cristo” , di cui la figlia Elisabetta fu amministratrice e patrona.
Alla morte di Carlo Malatesta e del cognato l’arcivescovo Pandolfo, Battista si ritrovò a gestire la signoria di Pesaro e a rimediare alle negligenze del marito.
Ricevette diversi aiuti, ma fu poi costretta a cedere le sue proprietà e si stabilì ad Urbino.
Nell’attesa di ricevere l’autorizzazione pontificia a prendere il velo delle clarisse, Battista entrò nel Convento di Santa Lucia a Foligno, dove si dedicò agli studi spirituali e alla scrittura di rime ispirate alla rinuncia delle gioie materiali e al distacco del mondo profano.
A questi ultimi lustri di vita claustrale vengono attribuiti i trattati “De vera religione” e “De humanae conditionis fragilitate”, oggi perduti.
Con papa Nicolò V ottenne la dispensa con il nome di Suor Girolama nel 1447.
Battista morì il 3 Luglio 1448 lasciando alla figlia Elisabetta ed a Santa Lucia di Foligno la sua eredità.

Fonti:
http://www.treccani.it/enciclopedia/battista-di-montefeltro_(Dizionario-Biografico)/
http://www.treccani.it/enciclopedia/battista-da-montefeltro/
http://www.claraschiavoni.com/approfondimenti-storici-sono-tornata/37-di-clara.html

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