Il Canzoniere di Umberto Saba

Il Canzoniere raccoglie tutte le poesie di Saba scritte tra il 1900 e il 1954, in tutto 426 componimenti divisi in tre volumi, a loro volta suddivisi in raccolte, da Poesie dell’adolescenza e giovanili che raccoglie le poesie scritte tra il 1900 e il 1920, a Sei poesie della vecchiaia scritte tra il 1953-1954. Le edizioni del libro, in vita il poeta, sono quattro , la prima nel 1921, l’ultima nel 1951.

Storia e cronistoria del Canzoniere: la poesia difficile, il romanzo di una vita
In Storia e cronistoria del Canzoniere Saba scrive “Il Canzoniere è il libro di poesia più facile e più difficile di quanti sono usciti nella prima metà di questo secolo. Saba riconosce una certa interdipendenza tra le singole parti della sua opera, (…) tutto insomma (…) si tiene. Il Canzoniere è la storia (non avremmo nulla in contrario a dire il “romanzo”, e ad aggiungere, se si vuole, “psicologico”) di una vita, povera (relativamente) di avvenimenti esterni; ricca (…) di moti e risonanze interne”.
Le raccolte del Canzoniere “la storia di una vita” seguono le vicende della vita del poeta, dall’infanzia alla vecchiaia, il Canzoniere è un’autobiografia. I luoghi e i personaggi delle poesie sono i luoghi e le persone della vita del poeta. Saba si definisce “un artista concreto, la sua poesia si lega volentieri a luoghi e date” come gli eventi di un romanzo.

Nascere a Trieste: tradizione e modernità
Sempre in Storia e cronistoria del Canzoniere Saba afferma che essere triestino significa essere un poeta periferico e arretrato “La situazione di un triestino che scriveva per l’Italia da Trieste era difficile. (…) Saba fu insomma, malgrado la sua italianità formale e la sua universalità umana, un “periferico”. Le origini triestine di Saba hanno avuto anche, come conseguenza, di farne, almeno agli inizi, un arretrato. (Dal punto di vista della cultura, nascere a Trieste nel 1883 era come nascere altrove nel 1850.) Quando il poeta era ancora giovanissimo, e già in Italia come in tutto il resto del mondo, si preparavano o erano in atto esperienze stilistiche di ogni genere, la città di Saba era ancora (…) una città romantica. (…)” . Ma questo non gli impedì di “essere moderno (…) rimanendo, al tempo stesso fedele alla tradizione”.
Saba dice di amare “trite parole” , parole consumate dall’uso, parole della lingua parlata quotidiana, e parole dei poeti, Leopardi, Manzoni, Petrarca; accanto a parole comuni e umili, si trovano parole alte e scelte; i versi, le forme metriche, le rime sono quelli della tradizione. La sintassi ricca di iperbati, anastrofi e enjambements è complessa.
Considerato a lungo poeta facile, cantabile, ingenuo, Saba lo è solo apparentemente, nella poesia Amai scrive “M’incantò la rima fiore amore, la più antica difficile del mondo.” Pier Paolo Pasolini riconduce la difficoltà della sua poesia “ai suoi sentimenti che sono complicati, ambivalenti”. La sua poesia è stata definita anti-novecentesca perché lontana dalla poetica delle avanguardie e del simbolismo. Alcuni poeti come Sandro Penna e Cesare Pavese si sono ispirati a Saba.

I temi: il romanzo familiare, Trieste e il mondo, gli animali
Il Canzoniere racconta il romanzo familiare del poeta, la storia della sua famiglia; la madre abbandonata dal padre, triste e severa, la balia, madre di gioia, con cui il piccolo Berto è felice per i primi tre anni di vita, il padre “assassino” a cui il figlio non deve assomigliare, l’infanzia e la giovinezza infelici, poi il matrimonio, la moglie Lina e la figlia Linuccia, le fanciulle e i ragazzi amati, la depressione, le poesie seguono passo passo quello che succede al poeta fino alla vecchiaia. Il protagonista è l’io fanciullo, o meglio fanciullaccio, del poeta che racconta la storia della sua liberazione, intesa in senso freudiano. Il critico Mario Lavagetto nella sua introduzione al Canzoniere di  Umberto Saba afferma ” l’incontro con la psicoanalisi diventa così l’episodio chiave, la svolta decisiva nell’esistenza del personaggio-io. (…) Se Weiss analizza Saba, questo può (entro certi limiti) non interessarci; ma quando Saba analizza il protagonista del Canzoniere e lo costruisce e ricostruisce, in funzione dell’analisi, allora il problema è per noi decisivo”. (M. Lavagetto in Introduzione a Umberto Saba Tutte le poesie , I Meridiani, pp.L-LI) Lo stesso Saba in Storia e cronistoria scrive “Se, per uscire da un inferno, Saba non avesse esperimentate su se stesso le verità della psicanalisi, non esisterebbero oggi (…) la limpidezza della sua ultima poesia”.
Trieste è la città dove è ambientata la poesia di Saba “Comunque il mondo io l’ho guardato da Trieste”.  Nella città “attraversata” nasce il desiderio del poeta di “vivere la vita di tutti, d’essere come tutti gli uomini di tutti i giorni” (Il borgo), ci sono poesie dedicate a momenti umili e quotidiani che raccontano il mondo degli uomini in una visione vasta e nuova (Cucina economica, Il Borgo, Città vecchia, Goal). Trieste è anche il luogo della solitudine, della malinconia del poeta, è il luogo di un sentimento ambivalente, di rifiuto e di amore insieme (Trieste, In riva al mare).
Agli animali, soprattutto uccelli, ma anche cani, gatti, la famosa capra, sono dedicate diverse poesie del Canzoniere, una raccolta si intitola Uccelli. Per Saba “ i sereni animali che avvicinano a Dio” (A mia moglie) sono sacri, partecipano dello stesso dolore degli uomini (La capra), sono gli esseri viventi più vicini a dio. Il dio di Saba non è il dio di una religione rivelata, ma una divinità che si manifesta liberamente nella natura e nella vita come amore, generosità, amicizia. Saba in alcune delle sue ultime poesie esprime il desiderio di essere un animale, un uccello in particolare (Fratellanza), e nell’ultima poesia del Canzoniere si raffigura come un “cane randagio” (Ultima) .

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