Approfondimento: Chansons de geste e cantari

L’Orlando Furioso prende spunto dalla materia delle chansons de geste dell’ XI-XIII della Francia del nord, scritte in lingua d’oil, l’antico francese medievale, che narravano le imprese di Carlo Magno e dei suoi paladini.
La più famosa di queste canzoni di gesta, la Chanson de Roland, narrava della guerra tra cristiani e musulmani in Spagna, della rotta di Roncisvalle e della morte di Orlando.
Dopo sette anni di guerra Carlo Magno, convinto dalla proposta di pace del re musulmano Marsilio, si appresta a ritirarsi dalla Spagna, quando il grosso dell’esercito francese è già oltre i Pirenei, la retroguardia dell’esercito francese, viene assalita e massacrata a Roncisvalle dal’esercito nemico. Roland, nipote del re e capo della retroguardia, muore rivolgendo le sue ultime parole e pensieri alla spada Durindala, al re Carlo, alla patria e a Dio.
Questo soldato, valoroso in guerra, fedele al suo re e alla patria, casto e devoto a Dio, è il protagonista degli innumerevoli racconti cantati “cantari”, che cantastorie e giullari recitavano nei castelli e nelle piazze, lungo le vie dei pellegrini che portavano a San Giacomo di Compostella e a Roma.
Roland diventa Don Roldàn in Spagna, Orlando in Italia e a lui si affiancano innumerevoli altri personaggi: il cugino Rinaldo e il traditore Gano di Maganza, cavalieri giovani e forti o vili e infidi, guerriere impavide e coraggiose e donne belle e tentatrici, maghe, maghi e indovini .
I cantari del ciclo carolingio ebbero uno straordinario successo nell’Europa medievale e dopo un periodo in cui circolarono in forma orale, cominciarono a essere scritti in prosa e in versi.
In Italia nel Quattrocento due poeti scelgono le avventure dei cavalieri di Carlo Magno per scrivere i loro poemi: a Firenze il Morgante di Luigi Pulci, una versione comica delle imprese del prode cavaliere di re Carlo, a Ferrara l’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo, in cui il valoroso Orlando si innamora di Angelica, una bella principessa venuta dal lontano Catai, e per lei compie audaci imprese. L’amore, già protagonista delle tormentose storie bretoni di Lancillotto e Ginevra e di Tristano e Isotta, fa il suo ingresso tra i severi e casti cavalieri cristiani di re Carlo, fino ad allora intenti solo a guerreggiare.

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