Altri libertini

Primo libro di Pier Vittorio Tondelli (Correggio1955-1991) pubblicato nel 1980 Altri libertini è una raccolta di sei racconti, il penultimo dà il titolo alla raccolta. Al centro del libro il racconto più lungo Viaggio.  Altri libertini nasce da un lungo romanzo scritto intorno ai vent’anni e “trasformato” in racconti su suggerimento del redattore della casa editrice Feltrinelli “La prima cosa che ho imparato nell’apprendistato eseguito sotto la guida di Aldo Tagliaferri, redattore editoriale e critico letterario, è stata quella di riscrivere. Quando mi presentai nel suo ufficio con un bel volumone, frutto di un anno di lavoro, mi aspettavo un’immediata pubblicazione. Giuro che non mi passava nemmeno per la testa il fatto che quelle quattrocento cartelle sarebbero state ridotte, strapazzate e infìne dimenticate per far posto a quello che sarebbe diventato il mio romanzo d’esordio” .(Pier Vittorio Tondelli, Opere Romanzi teatro racconti, Cronologia, p.XXXVIII). I racconti, tranne i primi due Postoristoro e Mimi e Istrioni, sono narrati da un personaggio protagonista maschile omosessuale. Postoristoro è narrato in terza persona con le tecniche del realismo del tardo ottocento dei maestri francesi e italiani, Zola e Verga fino al neorealismo di Pasolini. Mimi e Istrioni adotta l’io narrante corale di un gruppo di femministe assatanate di Rez (Reggio Emilia) le Splash. Fin dall’inizio Tondelli mette in mostra la sua maestria tecnica, ma è con i racconti in prima persona che realizza i suoi capolavori. L’illusione autobiografica è perfettamente riuscita e terminata la lettura ci immaginiamo tutti un Tondelli tossicomane e omosessuale.  In realtà come l’autore stesso in alcune interviste afferma Altri libertini è un libro “assolutamente “inventato”, anche se per anni poi sono passato come un tossicomane o un libertino e via di questo passo. Ed era solo apparenza…” (Pier Vittorio Tondelli, Opere Cronache saggi conversazioni, Il mestiere di scrittore, p.974). Del resto Pier di sé stesso ragazzo scrive “Si sarebbe sentito in contatto con tutti i suoi coetanei, li avrebbe cercati iscrivendosi all’Università di Bologna, li avrebbe trovati solo per rendersi conto che la propria vita si sarebbe giocata in solitudine e avrebbe potuto unirsi agli altri unicamente attravesro l’esercizio solitario della scrittura. Avrebbe capito che non sarebbe mai stato un protagonista , ma semplicemente un osservatore” (Pier Vittorio Tondelli, Opere Cronache saggi conversazioni, Quel ragazzo, p.132). Per Tondelli scrivere è un modo per “mangiare” la realtà, “Attraverso la scrittura , l’opera, il testo sento che posso avere uno stomaco per “digerire la realtà” (Pier Vittorio Tondelli, Opere Cronache saggi conversazioni, Il mestiere di scrittore, p.971). La lingua di Altri libertini è quella di una “scrittura che assorba nella propria linfa vitale tutta la cosiddetta sottocultura giovanile, che nasca da questa e la riporti continuamente in luce. Una cosa del genere – ma in tono leggero, in tono semiserio – è stata fatta negli anni sessanta. Con la pop art, per esempio, certamente è avvenuto un momento di contatto tra l’Arte con la A maiuscola e l’arte della strada della pubblicità.” (Pier Vittorio Tondelli, Opere Cronache saggi conversazioni, Una scena per l’età del rock, p.955). In un’altra conversazione Tondelli afferma ” Ritengo che ci sia molto bisogno di una letteratura o di un teatro o di un cinema, che si nutra degli stimoli che provengono dal quotidiano, dalla cronaca, piuttosto che dalla ricerca nel passato o da ipotesi futuristiche:c’è bisogno di raccontare quello che sta succedendo” (Pier Vittorio Tondelli, Opere Cronache saggi conversazioni, Ipotesi romanzesche sul presente, p.944).

« Notte raminga e fuggitiva lanciata veloce lungo le strade d’Emilia a spolmonare quel che ho dentro, notte solitaria e vagabonda a pensierare in auto verso la prateria, lasciare che le storie riempiano la testa che cosi poi si riposa, come stare sulle piazze a spiare la gente che passeggia e fa salotto e guarda in aria, tante fantasie una sopra e sotto all’altra, però non s’affatica nulla. Correre allora, la macchina va dove vuole, svolta su e giů dalla via Emilia incontro alle colline e alle montagne oppure verso i fiumi e le bonifiche e i canneti. Poi tra Reggio e Parma lasciare andare il tiramento di testa e provare a indovinare il numero dei bar, compresi quelli all’interno delle discoteche o dei dancing all’aperto ora che è agosto e hanno alzato persino le verande per godersi meglio le zanzare e il puzzo della campagna grassa e concimata. Lungo la via Emilia ne incontro le indicazioni luminose e intermittenti, i parcheggi ampi e infine le strutture di cemento e neon violacei e spot arancioni e grandifari allo iodio che si alzano dritti e oscillano avanti e indietro cosi che i coni di luce si intrecciano alti nel cielo e pare allora di stare a Broadway o nel Sunset Boulevard in una notte di quelle buone con dive magnati produttori e grandi miti. Ne immagino ventuno ma prima di entrare in Parma sono già trentatré, la scommessa va a puttane, pazienza, in fondo non importa granché. »
Comincia così “Viaggio” il terzo dei sei racconti di Altri libertini il racconto tre anni di vita del personaggio protagonista, dall’estate del 1974 a quella del 1978, dai diciannove ai ventitre anni. Correggio, Bruxelles, Amsterdam, Bologna, Milano, Londra, Correggio questi i luoghi del viaggio, viaggio di formazione attraverso avventure, amori, botte, droga e sbornie. Da Correggio a Correggio passando attraverso l’inferno delle proprie passioni.

La realtà di Altri libertini è quella dei giovani degli anni settanta alle prese con droga, sesso e politica, che vivono vite instabili e sballate, sull’orlo di traumi drammatici senza via di ritorno, ma alla fine capaci di riscattarsi col sogno di un’altra vita o almeno con il riconoscimento della delusione subita. “Altri libertini era la storia della fauna giovanile degli anni settanta vista con molta spietatezza e assunta a soggetto letterario attraverso il suo linguaggio” (Pier Vittorio Tondelli, Opere Cronache saggi conversazioni, Ipotesi romanzesche sul presente, p.944). Giovani vivi e pensanti, anche se derelitti e emarginati, inutili e sperduti eppure pronti a combattere e rimettersi in piedi. “Bando a isterismi, depressioni scoglionature e smaronamenti. Cercatevi il vostro odore eppoi ci saran fortune e buoni fulmini sulla strada. (…) ah buoni davvero buoni odori in verità, ma saran pur sempre i vostri odori e allora via, alla faccia di tutti avanti ! Col naso in aria fiutate il vento, strapazzate le nubi all’orizzonte, forza, è ora di partire, forza tutti insieme incontro all’avventuraaaaa !” (Altri libertini, ultime righe)

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