Futurismo

Il Manifesto del futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, pubblicato sul quotidiano francese “Le Figaro” il 20 febbraio 1909 è l’atto di nascita del futurismo, una delle avanguardie storiche del primo Novecento.
Le avanguardie storiche
Il termine avanguardia, di origine militare, nell’Ottocento venne utilizzato per indicare gli intellettuali che si proponevano come guide politiche delle masse povere e ignoranti per promuoverne lo sviluppo e la liberazione. Baudelaire chiamava letterati d’avanguardia gli scrittori impegnati democratici e liberali come Victor Hugo. All’inizio del Novecento il termine viene utilizzato per gruppi di artisti, poeti, pittori, scultori, attori, registi, che proseguono lo spirito rivoluzionario dei movimenti artistici – letterari dell’Ottocento con posizioni innovative contro la tradizione e le accademie.
Le avanguardie storiche, simbolismo, fauvismo, cubismo, futurismo, espressionismo, dadaismo, etc. del primo Novecento si distinguono dalle neo-avanguardie del secondo Novecento.
Con le avanguardie l’arte diventa il luogo del possibile, del diverso, dell’inedito rispetto all’esistente, gli artisti danno vita a una serie infinita di sperimentazioni. Non esiste più un codice di riferimento valido per tutti, ma ogni artista, ogni movimento crea il proprio codice, come dice Mallarmé “chiunque può, con il suo modulo e il suo orecchio individuali, comporsi uno strumento: basta che vi soffi, lo strofini o lo batta con scienza. … Ogni anima è una melodia, che il flauto e la viola di ognuno sono ordinati a riannodare.” Alcuni tra gli artisti più grandi delle avanguardie del Novecento e oltre hanno tentato e tentano con la forza del loro genio di preservare l’arte come spazio di espressione dell’uomo nella sua libertà, anche a costo di affermare “la morte dell’arte” e  sottostando  alle leggi  del mercato dell’arte.
Filippo Tommaso Marinetti
Filippo Tommaso Marinetti nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1876 , il padre è un ricco avvocato italiano. Dopo i primi studi ad Alessandria Marinetti si trasferisce a Parigi, dove studia lettere. Nei primi anni del Novecento pubblica in francese diverse raccolte poetiche, la sua poesia si ispira a Baudelaire, Mallarmé, Rimbaud, Verlaine.
Nel 1905 è a Milano dove fonda una rivista letteraria. Ha posizioni politiche nazionaliste e anti-socialiste. Con la fondazione del Futurismo Marinetti diviene famoso; scrive tutti i manifesti tecnici e politici del movimento, organizza “serate futuriste” nelle principali città italiane. Allo scoppio della Prima guerra mondiale Marinetti si schiera a favore dell’intervento in guerra di cui esalta la bellezza. L’esaltazione della violenza e dell’aggressività è già presente nel primo Manifesto del Futurismo “3. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. (…) 9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”. Alla fine della guerra prende parte alle prime azioni violente del nascente fascismo, nel 1919 partecipa alla distruzione della sede milanese dell’”Avanti”. Quando Mussolini prende il potere Marinetti diventa un poeta di regime, la sua carriera di rivoluzionario termina con l’ingresso nel 1929 nell’Accademia d’Italia, “organo culturale” del fascismo.
I Manifesti del Futurismo
Nel primo Manifesto del Futurismo Marinetti esalta, l’energia e la ribellione, la velocità e la macchina. Il futurista vuole distruggere il passato , scandalizzare il presente e lanciarsi nel futuro “8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile ? (…) 10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie (…)”.
Come tutte le avanguardie storiche il futurismo si rivolge a tutte le arti ; le realizzazioni più importanti si hanno in campo figurativo con Umberto Boccioni e Giorgio Balla.
In letteratura Marinetti con il Manifesto tecnico della letteratura futurista detta le regole della nuova poesia dell’immaginazione senza fili e delle parole in libertà ; distruggere la sintassi, verbi all’infinito, abolire gli aggettivi, gli avverbi e la punteggiatura, creare analogie sempre più vaste, distruggere l’io, creare “l’uomo meccanico dalle parti cambiabili”.
Ma nonostante tutto le idee del Futurismo rimangono ancorate a un retroterra tardo ottocentesco; molte delle sue novità derivano dal simbolismo francese e dall’irrazionalismo filosofico di fine Ottocento.
Il futurismo fuori Italia.
Gruppi futuristi nacquero in Francia a Parigi con Guillaime Apollinaire, a Berlino si tenne una mostra futurista nel 1913 ; in Russia il futurismo si collegò alla rivoluzione del 1917, il principale poeta del movimento russo è stato Majakovskij.
Dada, surrealismo e ready mades.
Durante la guerra nel 1916 a Zurigo viene fondato il movimento dada che riunisce artisti, poeti, intellettuali tedeschi, rumeni e francesi. Dopo la pubblicazione nel 1918 del manifesto Dada scritto da Tristan Tzara gruppi dadaisti nacquero in altre città a New York e a Parigi.

Dal movimento dada hanno avuto origine altre esperienze artistiche come il surrealismo di André Breton e l’arte dei ready mades di Marcel Duchamp e Man Ray.

(Per fare una poesia dada (Tristan Tzara 1920) Prendete un giornale. Prendete le forbici. Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia. Ritagliate l’articolo. Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l’articolo e mettetelo in un sacco. Agitate gentilmente. Tirate poi fuori un ritaglio dopo l’altro disponendoli nell’ordine in cui sono usciti dal sacco. Copiate scrupolosamente. La poesia vi somiglierà. Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di sensibilità squisita, anche se incompreso dal volgo.)

Manifesto del futurismo
(…)
1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, I’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…. un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? II Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’ acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli areoplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e d’antiquarii.
Già per troppo tempo l’Italia e stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl’innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.
Musei: cimiteri!… Identici, veramente per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidando si ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!
Che ci si vada in pellegrinaggio, una volta all’anno, come si va al Camposanto nel giorno dei morti… ve lo concedo. Che una volta all’anno sia deposto un omaggio di fiori alla Gioconda, ve lo concedo…. Ma non ammetto che si conducano quotidianamente e a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perché volersi avvelenare? Perché volere imputridire?
(…)
I più anziani fra noi hanno trent’anni: eppure, noi abbiamo già sperperati tesori, mille tesori di forza, di amore. d’audacia, d’astuzia e di rude volontà: li abbiamo gettati via impazientemente, in furia, senza contare, senza mai esitare, senza riposarci mai, a perdifiato…. Guardateci! Non siamo ancora spossati! I nostri cuori non sentono alcuna stanchezza, poiché sono nutriti di fuoco, di odio e di velocità!… Ve ne stupite?… È logico, poiché voi non vi ricordate nemmeno di aver vissuto ! Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!
(…)

Manifesto tecnico della letteratura futurista
In aeroplano, seduto sul cilindro della benzina, scaldato il ventre dalla testa dell’aviatore, io sentii l’inanità ridicola della vecchia sintassi ereditata da Omero. Bisogno furioso di liberare le parole, traendole fuori dalla prigione del periodo latino! Questo ha naturalmente, come ogni imbecille, una testa previdente, un ventre, due gambe e due piedi piatti, ma non avrà mai due ali. Appena il necessario per camminare, per correre un momento e fermarsi quasi subito sbuffando!
Ecco che cosa mi disse l’elica turbinante, mentre filavo a duecento metri sopra i possenti fumaiuoli di Milano. E l’elica soggiunse:
1. Bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono.
2. Si deve usare il verbo all’infinito, perché si adatti elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all’io dello scrittore che osserva o immagina. Il verbo all’infinito può, solo, dare il senso della continuità della vita e l’elasticità dell’intuizione che la percepisce.
3. Si deve abolire l’aggettivo, perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale. L’aggettivo avendo in sé un carattere di sfumatura, è inconcepibile con la nostra visione dinamica, poiché suppone una sosta, una meditazione.
4. Si deve abolire l’avverbio, vecchia fibbia che tiene unite l’una all’altra le parole. L’avverbio conserva alla frase una fastidiosa unità di tono.
5. Ogni sostantivo deve avere il suo doppio, cioè il sostantivo deve essere seguito, senza congiunzione, dal sostantivo a cui è legato per analogia. Esempio: uomo-torpediniera, donna-golfo, folla-risacca, piazza-imbuto, porta-rubinetto.
Siccome la velocità aerea ha moltiplicato la nostra conoscenza dei mondo, la percezione per analogia diventa sempre più naturale per l’uomo. Bisogna dunque sopprimere il come, il quale, il così, il simile a. Meglio ancora, bisogna fondere direttamente l’oggetto coll’immagine che esso evoca, dando l’immagine in iscorcio mediante una sola parola essenziale.
6. Abolire anche la punteggiatura. Essendo soppressi gli aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è naturalmente annullata, nella continuità varia di uno stile vivo che si crea da sé, senza le soste assurde delle virgole e dei punti. Per accentuare certi movimenti e indicare le loro direzioni, s’impiegheranno segni della matematica: + – x : = > <, e i segni musicali.
7. Gli scrittori si sono abbandonati finora all’analogia immediata. Hanno paragonato per esempio l’animale all’uomo o ad un altro animale, il che equivale ancora, press’a poco, a una specie di fotografia… (Hanno paragonato per esempio un fox-terrier a un piccolissimo puro-sangue. Altri, più avanzati, potrebbero paragonare quello stesso fox-terrier trepidante a una piccola macchina Morse. Io lo paragono invece a un’acqua ribollente. V’è in ciò una gradazione di analogie sempre più vaste, vi sono dei rapporti sempre più profondi e solidi, quantunque lontanissimi.)
L’analogia non è altro che l’amore profondo che collega le cose distanti, apparentemente diverse ed ostili. Solo per mezzo di analogie vastissime uno stile orchestrale, ad un tempo policromo, polifonico, e polimorfo, può abbracciare la vita della materia.
(…)
Per avviluppare e cogliere tutto ciò che vi è di più fuggevole e di più inafferrabile nella materia, bisogna formare delle strette reti d’immagini o analogie, che verranno lanciate nel mare misterioso dei fenomeni. Salvo la forma a festoni tradizionale, questo periodo del mio Mafarka il futurista è un esempio di una simile fitta rete di immagini:
10. Siccome ogni specie di ordine è fatalmente un prodotto dell’intelligenza cauta e guardinga, bisogna orchestrare le immagini disponendole secondo un maximum di disordine.
11. Distruggere nella letteratura l’«io», cioè tutta la psicologia. L’uomo completamente avariato dalla biblioteca e dal museo, sottoposto a una logica e ad una saggezza spaventose, non offre assolutamente più interesse alcuno. Dunque, dobbiamo abolirlo nella letteratura, e sostituirlo finalmente colla materia, di cui si deve afferrare l’essenza a colpi d’intuizione, la qual cosa non potranno mai fare i fisici né i chimici.
(…)
Noi inventeremo insieme ciò che io chiamo l’immaginazione senza fili. Giungeremo un giorno ad un’arte ancor più essenziale, quando oseremo sopprimere tutti i primi termini delle nostre analogie per non dare più altro che il seguito ininterrotto dei secondi termini. Bisognerà, per questo, rinunciare ad essere compresi. Esser compresi, non è necessario. Noi ne abbiamo fatto a meno, d’altronde, quando esprimevamo frammenti della sensibilità futurista mediante la sintassi tradizionale e intellettiva.
(…) Ci gridano: «La vostra letteratura non sarà bella! Non avremo più la sinfonia verbale, dagli armoniosi dondolii, e dalle cadenze tranquillizzanti!» Ciò è bene inteso! E che fortuna! Noi utilizziamo, invece, tutti i suoni brutali, tutti i gridi espressivi della vita violenta che ci circonda. Facciamo coraggiosamente il «brutto» in letteratura, e uccidiamo dovunque la solennità. Via! non prendete di quest’arie da grandi sacerdoti, nell’ascoltarmi! Bisogna sputare ogni giorno sull’Altare dell’Arte! Noi entriamo nei dominii sconfinati della libera intuizione. Dopo il verso libero, ecco finalmente le parole in libertà!
(…) Poeti futuristi! lo vi ho insegnato a odiare le biblioteche e i musei, per prepararvi a odiare l’intelligenza, ridestando in voi la divina intuizione, dono caratteristico delle razze latine. Mediante l’intuizione, vinceremo l’ostilità apparentemente irriducibile che separa la nostra carne umana dal metallo dei motori.
Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l’amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell’uomo meccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall’idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell’intelligenza logica.

Il bombardamento di Adrianopoli da Zang Tumb Tumb
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Zang Tumb Tumb è un poema futurista scritto  sull’assedio di Adrianopoli del 1912 durante la guerra bulgaro turca a cui Marinetti assiste come corrispondente di un quotidiano francese, il poema viene pubblicato a Milano nel 1914, seguito dal Manifesto tecnico della letteratura futurista.
Nel poema Marinetti realizza l’immaginazione senza fili e le parole in libertà utilizzando omomatopee, caratteri da corpi grafici diversi : maiuscole, grassetto, corsivo etc., segni grafici come + – =, veri e propri calligrammi, in cui le lettere disegnano gli oggetti.

Ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrrrare spazio con un accordo ZZZANG TUMB TUN ammutinamento di 500 echi per azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo all’infiiiiiinito nel centro di quel zz-zang tumb tumb spiaccicato (ampiezza 50 kmq.) balzare scoppi tagli pugni batterie tiro rapido Violenza ferocia re-go-la-ri-tà questo basso grave scandere strani folli agitatissimi acuti della battaglia.
Furia affanno orecchie occhi narici aperti! attenti! forza! che gioia vedere udire fiutare tutto tutto taratatatatatata delle mitragliatrici strillare a perdifiato sotto morsi schiaffi trak trak frustate pic-pac- pum-tumb pic-pac-pum-tum bizzarrie salti (200 metri) della fucileria.
Giù giù in fondo all’orchestra stagni diguazzare buoi bufali pungoli carri pluff plaff impennarsi di cavalli flic flac zing zang sciaaack ilari nitriti iiiiii…. scalpiccii tintinnii 3 battaglioni bulgari in marcia croooc-craaac (lento due tempi) Sciumi Maritza o Karvavena ta ta tata giii tumb giii tumb ZZZANG TUMB TUMB (280 colpo di partenza) srrrrrr GRANG-GRANG (colpo in arrivo) croooc-craaac grida degli ufficiali sbatacchiare come piatti d’ottone pan di qua pack di là cing buum cing ciak (presto) ciaciacia-ciaciaak su giù là intorno in alto attenzione sulla testa ciaack bello! E vampe vampe vampe vampe vampe vampe (ribalta dei forti) vampe vampe vampe vampe vampe vampe (ribalta dei forti) laggiù dietro quel fumo Sciukri Pascià comunica telefonicamente con 27 forti in turco in tedesco
allò! Ibrahim! Rudolf! allò allò!

Pallone turco in Zang Tumb Tumb

Marinetti-Turco-pallone-frenato

Altri autori che anche se per brevi periodi aderirono al futurismo sono Aldo Palazzeschi  (Firenze 1885- Roma 1974) e Corrado Govoni (Ferrara 1883- Roma 1965). I loro testi futuristi più famosi sono Lasciatemi divertire e Il palombaro.

Lasciatemi divertire di Aldo Palazzeschi

Il Palombaro di Corrado Govoni
Palombaro

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