Le occasioni di Eugenio Montale: La casa dei doganieri, Ti libero la fronte dai ghiaccioli

Molte poesie di Montale sono poesie del ricordo, “Cigola la carrucola”, “Non recidere forbice quel volto”, “La bufera”, “Gli orecchini”, “Ho sceso, dandoti il braccio”, a dare vita al ricordo è sempre una donna che ritorna dal passato evocata da “occasioni”, eventi che capitano e generano una opportunità. Spesso l’occasione è generata da un oggetto: la casa dei doganieri, il secchio ricolmo, gli orecchini.
Ne “La casa dei doganieri”, prima pubblicazione nel 1930, il poeta ricorda una casa dei doganieri posta a strapiombo sul mare, lì una volta entrò una giovane donna, da identificare forse in Anna degli Uberti, la donna che Montale amò da giovane, la Annetta o Arletta di altre poesie. E’ passato molto tempo da allora, il poeta tiene ancora un capo di un filo, il filo della memoria, a cui quella casa è attaccata, ma la donna ora non c’è più, forse è morta o è come se lo fosse, scomparsa in un altro tempo. E’ ancora possibile incontrarsi? (il mare continua a frangersi sulla roccia come allora). Ma la donna non ricorda quello che ricorda il poeta e non c’è più modo di ritrovarsi se non, forse, in una “casa di doganieri” posta sul confine “d’un altro mondo, autentico e interno, o magari “anteriore” e passato” (G.Contini, Una lunga fedeltà, p.19, Piccola Biblioteca Einaudi, 1974).
La poesia si compone di 22 versi liberi, frequenti sono gli endecasillabi, le rime, le assonanze, le anafore.
Nel 1971 in una lettera Montale scrive “ La casa dei doganieri fu distrutta quando avevo sei anni. La fanciulla in questione non poté mai vederla; andò… verso la morte, ma io lo seppi molti anni dopo. Io restai e resto ancora. Non si sa chi abbia fatto la scelta migliore. Ma verosimilmente non vi fu scelta.” Alla donna de “La casa dei doganieri” sono dedicate altre poesie tra cui “Incontro” in “Ossi di seppia”, “Il lago di Annecy”, “Ancora ad Annecy” e “Annetta” in “Diario del ’71 e del ’72” e “Ah”, “Una visita”, “Cara agli dei”, “Postilla a “Una visita” in “Altri versi”, che raccoglie le poesie scritte dopo il “Quaderno di quattro anni”.

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.

Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende…)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera ed io non so chi va e chi resta.

Tu non ricordi la casa dei doganieri sulla scogliera che ti attende desolata dalla sera in cui lo sciame dei tuoi pensieri vi entrò e vi sostò irrequieto. Il vento batte da anni le vecchie mura della casa e il suono del tuo riso non è più lieto: la bussola gira a caso impazzita e il calcolo dei dadi non torna più. Tu non ricordi; un altro tempo frastorna la tua memoria, un filo si dipana. Ne tengo ancora un capo; ma la casa si allontana e in cima al tetto la banderuola affumicata gira senza pietà. Ne tengo un capo; ma tu rimani sola e non sei qui a respirare nell’oscurità. Oh l’orizzonte che svanisce, dove si accende la rara luce della petroliera! E’ qui il varco? (l’onda si frange ancora sulla roccia che cade a picco …). Tu non ricordi la casa di questa mia sera e io non so chi va e chi resta.

“Ti libero la fronte” fa parte della sezione “Mottetti” che si apre con un verso “sobre el volcàn la flor” (sopra il vulcano il fiore) del poeta spagnolo dell’Ottocento G.A. Becquer. Montale parla dei Mottetti come di un romanzo autobiografico, il modello è quello antico de “La vita nuova” di Dante, in cui il poeta canta “l’assenza-presenza di una donna lontana”.
Nella poesia fa la sua prima apparizione la “donna o nube, angelo o procellaria” che ne “La bufera e altro” diviene Clizia, la donna che si trasforma in girasole per amore di Apollo, cantata da Ovidio e Dante. La donna è stata identificata con Irma Brandeis, con cui Montale ebbe una relazione amorosa tra il 1933 e il 1938, quando la Brandeis che era ebrea fu costretta a tornare in America. Il componimento fu scritto nel 1940 e venne aggiunto alla seconda edizione de “Le Occasioni”.

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando le alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.

Come un uccello con le ali ghiacciate e lacerate dalla tempesta che ha attraversato, una donna (o forse solo la sua immagine) giunge nella casa del poeta, che l’assiste e riscalda mentre dorme un sonno agitato. Un albero proietta un’ombra nera nel riquadro della finestra illuminato da un freddo sole di mezzogiorno. Gli altri uomini “ombre che scantonano nel vicolo” non sanno che lei è lì.

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