I capitoli XXXI e XXXII de I promessi sposi: Manzoni storico e illuminista

Francisco Goya, El sueño de la razón produce monstruos, acquatinta, 1797

Nei capitoli XXXI e XXXII del romanzo Manzoni ricostruisce gli eventi che alla fine del 1630 portarono all’epidemia di peste. Attraverso l’analisi delle relazioni e dei documenti del tempo mette in luce l’incompetenza e incapacità, la cecità e sordità delle autorità di fronte alla gravità della situazione. Gli appelli dei medici Lodovico Settala e Alessandro Tadino, che avevano individuato con precisione e tempestività la natura del contagio che si stava diffondendo, rimasero inascoltati , anzi il Settala venne aggredito dalla gente convinta che fosse lui “il capo di coloro che volevano per forza che ci fosse la peste” (capitolo XXXI). Nel capitolo successivo Manzoni ricostruisce la processione della statua di San Carlo Borromeo, che immediatamente provocò un’impennata delle morti dovuta “all’infinita moltiplicazione dei contatti” avvenuta durante la processione stessa e che fu invece attribuita agli untori. In queste pagine Manzoni è un grande illuminista convinto del potere della ragione ma anche consapevole di quanto forti e numerosi siano i mostri contro i quali essa deve combattere e di quanto impari e difficile sia la lotta. Alla fine del capitolo XXXI amaramente commenta le vicende storiche che ha ricostruito.

In principio dunque, non peste, assolutamente no, per nessun conto: proibito anche di proferire il vocabolo. Poi, febbri pestilenziali: l’idea s’ammette per isbieco in un aggettivo. Poi, non vera peste, vale a dire peste sì, ma in un certo senso; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome. Finalmente, peste senza dubbio, e senza contrasto: ma già ci s’è attaccata un’altra idea, l’idea del venefizio e del malefizio, la quale altera e confonde l’idea espressa dalla parola che non si può più mandare indietro.
Non è, credo, necessario d’esser molto versato nella storia dell’idee e delle parole, per vedere che molte hanno fatto un simil corso. Per grazia del cielo, che non sono molte quelle d’una tal sorte, e d’una tale importanza, e che conquistino la loro evidenza a un tal prezzo, e alle quali si possano attaccare accessòri d’un tal genere. Si potrebbe però, tanto nelle cose piccole, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e così storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d’osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare.
Ma parlare, questa cosa così sola, è talmente più facile di tutte quell’altre insieme, che anche noi, dico noi uomini in generale, siamo un po’ da compatire.

wikisource: I promessi sposi capitolo XXXI
capitolo XXXII

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