Due approfondimenti sull’Orlando Furioso: intertestualità e il narratore

The Doom fulfilled, Edward. C. Burne Jones

The Doom fulfilled, Edward. C. Burne Jones

Intertestualità
Con questo termine moderno si indica un uso antico degli scrittori, che quando scrivono imitano, citano, ricordano, alludono ad altri testi. Nell’Orlando furioso si trovano numerose relazioni intertestuali a partire dai primi versi “Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto” che ricordano versi di Virgilio, Dante e  Boiardo.

Nelle avventure di Olimpia e di Angelica dei canti X e XI sono ricordati antichi testi di Catullo e di Ovidio.
Come Arianna, principessa di Creta, è abbandonata da Teseo, al ritorno dall’impresa del Minotauro sull’isola di Nasso. Olimpia, figlia del conte di Olanda, è abbandonata dall’uomo che ama, Bireno, duca di Selandia, su un’isola durante il viaggio di ritorno in Danimarca (canto X ottava XV) ,
Ma mentre Arianna è salvata dal dio Dioniso, innamorato di lei, Olimpia viene rapita dai corsari, portata sull’isola di Ebuda, isola al largo della Scozia, e legata a uno scoglio come pasto per la terribile orca che infesta l’isola. Per fortuna Orlando passa di lì, la libera, e la salva (canto XI ottava LIV e sgg.) . Orlando avrebbe preferito salvare Angelica (canto IX ottava XIV), ma Angelica, anche lei catturata e legata allo scoglio dell’orca (canto VIII ottava LXI) , viene salvata da Ruggiero (canto X ottava XCIII e sgg.). L’episodio della giovane donna data in pasto all’orribile mostro marino riprende l’antico mito di Andromeda offerta come vittima a un mostro marino e salvata da Perseo.

Le parole di disperazione di Olimpia sono le stesse di Arianna quando si risveglia e scopre di essere stata abbandonata.

Olimpia
“Dove fuggi, crudel, così veloce ?”
(…)
O perfido Bireno, o maledetto

giorno ch’al mondo generata fui !
Che debbo far ? Che poss’io far qui sola ?
Chi mi dà aiuto ? Ohimé, chi mi consola ?
Uomo non veggio qui, non veggio opra
donde io possa stimar ch’uomo qui sia ;
nave non veggio, a cui salendo sopra,
speri allo scampo mio ritrovar via.

(Orlando Furioso canto X ottava XXV e ottave XXVII-XXVIII)

Arianna
“Dove fuggi » esclamo « torna scellerato Teseo “
(…)
“o perfido letto, dov’è quello più grande di me ?
Che farò, come andrò a finire qui sola, l’isola è disabitata ;
non vedo opere di uomini, nè di buoi.
Il mare cinge ogni lato della terra ; non ci sono naviganti.
Nessuna nave pronta a salpare per viaggi incerti.”

“quo fugis?” exclamo “scelerate revertere Theseu!”
(…)
“perfide, pars nostri, lectule, maior ubi est?”
Quid faciam? quo sola ferar? vacat insula cultu;
non hominum video, non ego facta boum.
omne latus terrae cingit mare; navita nusquam.
nulla per ambiguas puppis itura vias ”
(Heroides X v.36 e vv. 54-58)

Angelica nuda legata allo scoglio dell’isola di Ebuda è simile a una statua di marmo come Andromeda nei versi di Ovidio.

Angelica
« Creduto avria che fosse statua finta
o d’alabastro o d’altri marmi illustri
Ruggiero, e su lo scoglio così avinta
per artificio di scultori industri ;
se non vedea la lacrima distinta
tra fresche rose e candidi ligustri
far rugiadose le crudette pome,
e l’aura sventolar l’aurate chiome. »
(Orlando furioso canto X ottava XCVI)

Andromeda
“appena la vide Perseo, il nipote di Abante,
legata per le braccia ai duri scogli,
se non era che un lieve vento le muoveva i capelli
e gli occhi piangevano umide lacrime,
avrebbe creduto che fosse un’opera marmorea”

“quam simul ad duras religatam bracchia cautes
vidit Abantiades, nisi quod levis aura capillos
moverat et tepido manabant lumina fletu,
marmoreum ratus esset opus”
(Metamorfosi, IV vv.672-675)

Il narratore dell’Orlando Furioso.
L’epica classica, Iliade, Odissea, Eneide, affida la narrazione a un narratore esterno , che di rado commenta le azioni o i pensieri e le parole dei personaggi. A volte, come accade nell’Odissea e nell’Eneide, il narratore esterno è sostituito da un narratore interno di secondo grado: questo avviene sia nell’ Odissea che nell’Eneide con i racconti di Odisseo ai Feaci e di Enea a Didone.
Anche nell’epica medievale il narratore è esterno.
Il narratore esterno dell’Orlando è anche un narratore onnisciente, ovvero un narratore che “ne sa di più dei suoi personaggi” , che dialoga coi lettori e ricorre a enunciati metanarrativi, che rendono esplicita l’organizzazione della narrazione al lettore.
Fin dal primo canto il narratore, che il lettore identifica immediatamente con l’autore già nel proemio del poema (canto I ottava II), inserisce commenti esterni al racconto “ecco il giudicio uman come spesso erra !” (canto I ottava VII), ed enunciati metanarrativi che si rivolgono al lettore guidandolo nella narrazione “ma seguitiamo Angelica che fugge” (canto I ottava XXXII).
Il narratore si riserva uno spazio all’inizio di ogni canto, di una, due, tre ottave, che dedica a commenti su personaggi e vicende della narrazione, o a introdurre il nuovo canto.
Ecco l’inizio del canto IV :
“Quantunque il simular sia le più volte
ripreso, e dia di mala mente indici,
si trova pur in molte cose e molte
aver fatti evidenti benefici,
e danni e biasmi e morti aver già tolte;
che non conversiam sempre con gli amici
in questa assai più oscura che serena
vita mortal, tutta d’invidia piena.”

Mentre negli ultimi due tre versi di ogni canto egli si rivolge ai lettori per “accompagnarli” al canto successivo.
“Piacciavi udir ne l’altro canto il resto,
Signor, che tempo è omai di finir questo” (cantoXII ottava XCIV)
L’uso del narratore di rivolgersi agli ascoltatori all’inizio e alla fine del racconto è già presente nei cantari popolari del XIV secolo. In questo modo il narratore mantiene in vita il circuito della comunicazione tra l’emittente (l’autore) – la narrazione – e il destinatario (il lettore, ascoltatore).

Fonte: C.Segre, Avviamento all’analisi del testo letterario, Einaudi Paperbacks, 1985, pp.275-277.

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