Il fanciullino di Pascoli

Nel saggio Il fanciullino del 1897 Pascoli presenta le sue idee sul poeta e sulla poesia.
Il poeta è come un fanciullo che guarda il mondo per la prima volta scoprendo quello che gli uomini adulti, non sono più capaci di vedere. Il poeta fanciullo “… è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l’ombra di fantasmi e il cielo di dei.” Come il poeta veggente del simbolismo francese che “intende la segreta lingua dei fiori e delle cose mute” il poeta fanciullo vede nelle cose un oltre che lo sguardo adulto e razionale non vede.
Questa nuova poetica ha bisogno di una nuova lingua, Pascoli innova il lessico poetico italiano tradizionalmente limitato e antiquato e usa termini nuovi: nomi di animali, di piante, di strumenti di lavoro, parole popolari tratte dal mondo contadino. Frequenti sono le onomatopee, versi di animali, in particolare uccelli, ma anche altri suoni, per esempio il don don delle campane. Gianfranco Contini, un importante critico letterario del Novecento, ha spiegato come Pascoli utilizzi diversi linguaggi, che ha chiamato : un lingua pre-grammaticale o a-grammaticale, costituito dalle onomatopee, suoni di animali, uccelli, cose e con funzione fonosimbolica, e una lingua speciale, costituita da termini tecnici  e specifici che indicano oggetti, azioni, strumenti. (Giangranco Contini, Il linguaggio di Pascoli)
Innovativo è anche l’uso della metrica tradizionale, Pascoli usa i versi e le forme metriche tradizionali, endecasillabi, novenari, terzine, madrigali, ma con un ritmo nuovo che crea con gli enjambements, le cesure, le rime interne.
Pascoli usa anche la metrica barbara, che vuole imitare con i versi e le forme metriche italiane la metrica classica greca e latina, è detta barbara perché alle orecchie degli antichi poeti latini questa metrica sarebbe  sembrata barbara.
La sintassi predilige la paratassi e l’ellissi, la punteggiatura è usata in modo anomalo, a volte le frasi sono brevi, rotte, spezzate, il ritmo affannoso e ansimante, altre volte le frasi sono lunghe e il ritmo è fluido e musicale.
Al suono delle parole, al ritmo dei versi e delle strofe Pascoli affida spesso il significato profondo e misterioso delle sue poesie, si parla di fono-simbolismo.
E’ una poesia delle piccole cose, immagini, oggetti, suoni, colori,  intorno ai quali il poeta crea suggestioni, emozioni, stati d’animo e rappresenta un mondo misterioso, solitario, silenzioso. La natura descritta nelle poesie di Pascoli ha un doppio volto, pieno di ambiguità, è ora dolce e consolatrice, depositaria di serenità e pace, ora invece appare segretamente minacciosa e malevola.
C’è una somiglianza tra la poesia simbolista francese e quella del poeta fanciullo, ma Pascoli si allontana dai simbolisti francesi perché crede nella funzione morale e sociale della poesia che rende l’uomo e la società migliori, i simbolisti francesi invece rifiutano l’idea dell’utilità della poesia e hanno un atteggiamento di disprezzo e rifiuto nei confronti del lettore.
Pascoli rifugge dai temi maledetti dei decadenti, dall’ostentazione delle sue nevrosi e turbe psichiche, il lato oscuro della sua psiche è sempre nascosto, contraffatto, eppure la sua poesia è decadente, il male di vivere, la paura di amare, l’attrazione della morte sono i temi della sua poesia.
Pascoli è un poeta raffinato e difficile, ha avuto una profonda influenza sulla poesia del Novecento e si deve considerare tra i fondatori della poesia italiana moderna.

Print Friendly, PDF & Email