La Ninetta del Verzè di Carlo Porta

Carlo Porta (1775- 1821) è un poeta milanese, tra i suoi componimenti troviamo sonetti, epigrammi, epicedi, poemi e poemetti di varia lunghezza tutti scritti in dialetto milanese.

La Ninetta del Verzé, insieme alle Desgrazzi de Giovannin Bongee e al Lament del Marchionn de gamb avert tra i testi più noti del Porta, è  il lamento della Ninetta, prostituta per amore, fatto a un suo cliente abituale in un giorno di tristezza. Mentre aspetta che il cioll (in milanese nome per indicare l’organo sessuale maschile) sia all’orden (pronto) per dargliela, la Ninetta racconta al giovane Baldissar la storia della sua vita.
Rimasta orfana è cresciuta con la zia, una donna matta, allegra che aveva la passione di fassela fregà. Ninetta cresce giocando con il figlio dell’amante della zia. Giocando giocando i due bambini si innamorano. Mentre i grandi fanno l’amore i ragazzini dormono insieme in cucina e quando sono un po’ più cresciutelli cominciano a sentire di olter bisogn on poo pussee gagliard de quij del sogn. Ninetta è cotta e vede il suo Pepp de per tutt, ghe l’aveva semper de denanz.
Un giorno Pepp gli mette in mano il suo cioll in ardion e per la Ninetta è come se le avesse dato il “manico di tutte le conoscenze”, improvvisamente capisce le mille battute che le facevano al banco del pesce al Verziere (Verzé) dove lavorava.
Il Pepp non vede l’ora di sonalel dent ma la Ninetta è brava a stoppagh su la figa.
Alla fine il Pepp è costretto a inscenare un suicidio e mentre Ninetta gli getta le braccia al collo per impedirgli il gesto fatale, il Pepp, in terra el cortell in aria el cioll, e in men che non si dica sto fioeul d’ona vacca el me l’ha rotta. Da quel giorno in poi è stato tutto un via ona ciavada on’altra gran ciavada.
Muore la zia, la Ninetta finisce in casa di un sacerdote, perde di vista il Pepp e infatti sulla prozion de mezz (in milanese metafora per indicare l’organo sessuale femminile) gh’è sta sù el gatt per on bell pezz. Ma Ninetta presto ciappa la strada decisa a farsi i fatti suoi e a non avere tance seccad del barolè (in milanese espressione sinonima di seccature) e con le mille lire, tra denaro e robe preziose lasciatele dalla zia, torna al banco del pesce al Verzé. Fanno la fila i cuochi e gli sciori al banco della Ninetta che è fresca, giovena e grassa. Ma lei è ancora innamorata del Pepp , ciocca, imbriaga, incarognada de sto razza de can d’on tajapioeucc (tagliapidocchi). E così appena lui la cerca ci casca, come tutte le donne, vacch de donn semm tucc inscì, se al mond gh’è on crist el vemm proppi a sciarnì ! Il Pepp, faccia de figon, la riduce in miseria, le mette le corna e cerca pure di attaccarle la pesta bolgironna (malattia venerea), ma lei lo perdona sempre finché si ritrova senza credet, né robba, né danee costretta a mettem al mestee ( a prostituirsi).
Ma il Pepp non è ancora soddisfatto e un giorno, giusto un mese prima, va dalla Ninetta e le dice che gh’ha voeuja de ciavamm, ma poi a tradimento el fa per inculamm, ma la Ninetta streng el ghicc, dagh on button, e dighi…Ovej !….. coss’hin sti pretension ! Nanca el cuu poss salvamm sagua de dì !
Quando il Pepp capisce che non è proprio aria per vendicass va a cercare un poeta per fargli scrivere una bosinata (filastrocca con cui i cantastorie “bosin” cantavano i fatti del giorno) e il poeta arriva a raccontare che la Ninetta ha on morbo vecc de brusà via l’usell ! E questa è cosa proprio da infami. Ma Baldassarre può dire che non c’è in tutta Milano una donna più sana della Ninetta, lei non è mica come la Mora del sciall giald alla Coronna (al tempo una famosa prostituta di Milano). Intanto il cioll del Badissar ha ciappaa un’aria bolgironna e la Ninetta è lì pronta Dammel car…. toeù…. l’è tova…..ah dio !….. ciccin….. !

Scambiato per un monologo proto-femminista la Ninetta del Verzé è un testo comico della antica tradizione comico burlesca italiana, da Cecco Angiolieri a Francesco Berni e Francesco Baldovini. Il componimento è un gioco, una risposta scherzosa di Porta al poeta e amico Giuseppe Bossi che aveva scritto anonimamente un poemetto in ottave, sul modello del Cecco da Varlungo di Francesco Baldovini, in cui il protagonista Pepp perucchee, Peppo il parrucchiere, si lamentava dei tradimenti della sua amata Ninetta del Verzaro. Porta scrisse il suo La Ninetta del Verzé per difendersi dalle voci che gli attribuivano il poemetto, denigratorio nei confronti di molti rispettabili uomini chiamati in causa come amanti della Ninetta. Le prostitute nella poesia comico burlesca occupano una posizione di tutto rispetto e Porta, oltre al testo della Ninetta,  dedica loro una poesia in quartine “I puttann ai “Damm del Bescottin” in cui prende le parti delle prostitute per difenderle dalle nobildonne che vogliono farle  rinchiudere, tutta invidia dice il Porta per “quij tosann che la dan per on mezz scud” (v.23)
Tra le “voci di donne” della letteratura italiana che non mistificano e non nascondono, che raccontano con una sincerità che i personaggi maschili di solito non si permettono, quella di Ninetta è tra le più forti e chiare, schiette e dirette.

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