Decadentismo simbolismo estetismo

Giuditta II (Salomé) Gustave Klimt, 1909, Cà Pesaro Venezia

Salomé Gustave Klimt 1909 Cà Pesaro Venezia

Con decadentismo si indica un movimento artistico sorto a Parigi verso il 1880 tra gli intellettuali bohemiens della rive gauche (riva sinistra della Senna) noti per la loro vita sregolata e maudit (maledetta). Questi artisti erano nella vita e nell’arte provocatori e rivoluzionari. I loro detrattori li chiamarono decadenti ed essi fecero proprio il nome indifferenti al significato dispregiativo che a esso era stato dato.
Nel 1886 fondarono alcune riviste tra cui una intitolata “Le Decadent”.
Nella poesia “Languore” Paul Verlaine scrive “Sono l’impero alla fine della decadenza (…) Tutto è bevuto, mangiato! Più niente da dire!” non resta che il languore, la spossatezza fisica e spirituale.
I decadenti rifiutano la società borghese, capitalistica, industrializzata, che considerano una società giunta a una fase di irrimediabile declino.
Mario Praz nel suo saggio “La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica” considera il decadentismo un movimento che prosegue e sviluppa il Romanticismo.
Il termine ha anche un utilizzo più ampio, come categoria storiografica, che abbraccia un periodo più o meno ampio, compreso tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900, e vuole definire tutta una serie di manifestazioni artistiche e culturali.
L’immagine che l’artista decadente dà di sè è quella di un malato, di un uomo sofferente ed estraneo al mondo degli altri uomini, solo, emarginato, diverso.
Egli si sente debole, inetto e inadeguato di fronte alla vita e alla realtà, ma la sua malattia, il suo dolore, la sua diversità sono anche il segno di una superiorità.
L’Albatros di Charles Baudelaire

Sovente, per divertirsi, le ciurme
Catturano degli albatri, grandi uccelli marini,
che seguono, pigri compagni di viaggio,
il veliero che scivola sugli amari abissi.
E li hanno appena deposti sul ponte,
che questi re dell’azzurro, impotenti e vergognosi,
abbandonano miseramente le grandi ali bianche
come remi ai loro fianchi.
Questo alato viaggiatore, com’è goffo e leggero!
Lui, poco fa così bello, com’è comico e brutto!
Qualcuno gli stuzzica il becco con la pipa,
un altro scimmiotta, zoppicando, l’infermo che volava!
Il poeta è come il principe delle nuvole
Che abituato alla tempesta ride dell’arciere;
esiliato sulla terra fra gli scherni,
non riesce a camminare per le sue ali di gigante.
All’artista disperato, angosciato, malato restano uniche ancore di salvezza: l’arte e la bellezza, unica alternativa alla vita borghese, che disprezza e rifiuta.
Tra arte e vita si è creata una frattura insanabile: l’arte è fine a se stessa, arte per l’arte, non tollera condizionamenti esterni. Tra gli artisti decadenti, alcuni  esaltano la propria diversità: l’unico valore è l’arte, la vita vale solo in quanto è opera d’arte. E’ la posizione degli esteti.

Ma per altri artisti essere artisti significa essere incapaci di vivere, essere inetti (“Ho imparato a scrivere non a vivere”, scrive Cesare Pavese).
I più importanti artisti decadenti sono: Paul  Verlaine, Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmè, Joris Karl Huysmans, Oscar Wilde, in Italia Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio. Le opere di riferimento per comprendere gli elementi più significativi degli artisti decadenti sono: le poesie di Paul Verlaine, le poesie di Arthur Rimbaud (in particolare le raccolte: Una stagione all’inferno, 1873 e Illuminazioni, 1874), l’antologia curata da Verlaine I poeti maledetti del 1886, i testi teorici e le raccolte poetiche di Mallarmé ( Il meriggio di un fauno, 1876, Poesie complete, 1887), il romanzo A rebours, 1884, di  Huysmans, “Il piacere” di D’Annunzio, “Il ritratto di Dorian Gray” di Wilde
Charles Baudelaire e Edgar Allan Poe sono considerati dagli artisti decadenti i loro precursori e maestri.
Temi delle opere degli artisti decadenti :

La “bellezza medusea”. L’ideale di bellezza decadente è molto diverso da quello classico, che è armonia, equilibrio razionalità.
L’aggettivo “medusea” deriva da una poesia di Shelley “Sulla Medusa di Leonardo da Vinci” che descrive la testa della Medusa raffigurata in un quadro, un tempo attribuito a Leonardo, Shelley descrive “the tempestuos loveliness of terror” che emana dal volto della donna morta. La bellezza decadente è orribile, triste, dolente, turbante. E’ la Bellezza maledetta di des Esseintes (protagonista di A rebours): Bestia mostruosa, indifferente, irresponsabile, insensibile che avvelena come Elena greca tutto ciò che avvicina, che vede, che tocca. E’ bellezza perversa, che conduce alla perdizione e alla morte. E’ la Bellezza dell’Inno alla Bellezza di Baudelaire n. 21: angelo e demone, essere divino e infernale insieme, che scende come profumo, filtro, ritmo che apre le porte dell’Infinito e rende l’universo meno odioso e gli istanti meno pesanti. “Sfinge incompresa che troneggia nell’azzurro” (La Bellezza n.17, Les fleurs du mal)

L’eros. L’artista decadente rifiuta la morale borghese e libera la rappresentazione dell’amore dal tabù del sesso. Il sesso, anche nei suoi aspetti morbosi e perversi, non è mai stato così al centro delle opere di fantasia. Il simbolo della sessualità come forza potente e malefica è la femme fatale, la donna perversa e fatale, la più famosa è Salomè, che seduce e provoca morte.
L’inconscio. “È falso dire: Io penso: si dovrebbe dire io sono pensato. – Scusi il gioco di parole. Io è un altro.” da una lettera di Arthur Rimbaud a un amico del 1871.  L’inconscio è quel tale “buco dell’anima” al di là della ragione e della coscienza che attira come un territorio inesplorato e popolato di mostri; è il miscuglio contraddittorio di sensazioni buone e cattive, il flusso caotico di pensieri  che ci attraversa,  a cui i grandi artisti decadenti danno volto e forma nelle loro opere. Freud era perfettamente consapevole del suo debito nei confronti degli scrittori nell’elaborazione da lui fatta del concetto di inconscio.
La malattia.  La malattia ( che spesso è follia) diviene simbolo metafora del “male di vivere”, sia come realtà vissuta dall’artista, sia come tema delle opere.
La negatività. Vicende , personaggi, stati d’animo rappresentati sono sempre negativi, espressione di una crisi, sconfitta, dolore. Il negativo si oppone polemicamente al mito del progresso e all’ottimismo del tardo Ottocento.
La critica borghese, anti-decadente considera l’arte decadente un’arte malata, e i decadenti dei malati. Benedetto Croce, critico letterario e storico importante del novecento, disse che Pascoli e D’Annunzio erano malati di nervi. Per la critica marxista il decadentismo era la manifestazione patologica della crisi della borghesia.
In realtà l’arte dei decadenti non è malata , ma piuttosto è un’arte della “malattia”.
L’arte infatti è sempre un atto virtuale che segue leggi di creazione intelligente, mentre la vita è una serie di atti in gran parte subiti e solo conoscibili a posteriore (Elio Gioanola, Decadentismo, p.61). Perciò la vita  è malattia, mentre l’arte  conosce la malattia.

Estetismo.
L’estetismo è la teoria dell’arte per l’arte, che implica il rifiuto dell’utilità dell’arte e la rivendicazione della completa gratuità del bello e quindi l’affermazione dell’autonomia dell’arte. Il termine designa sia la poetica dell’arte per l’arte, del culto della bellezza, fine ultimo e supremo dell’artista, sia un atteggiamento di scandalistico rifiuto delle norme di vita borghese, teso a realizzare il mito del fare della vita un’opera d’arte, secondo la convinzione che l’arte sia superiore alla vita.
Oscar Wilde nel saggio del 1889 The Decay of lying afferma “Life imitates Art far more than Art imitates Life” (la vita imita l’arte molto più di quanto l’arte non imiti la vita).
Simbolismo.
Il Simbolismo è un movimento poetico sorto a Parigi negli ultimi anni ottanta ( 1886) e porta a compimento indicazioni dei romantici e dei poeti maledetti (Baudelaire, Rimbaud, Verlaine).
Per il simbolismo  la poesia è un formidabile strumento conoscitivo, capace di rivelare la verità profonda della realtà.
“ Fortunato colui…. che sulla vita plana e, sicuro, intende la segreta lingua dei fiori e delle cose mute” (Elevazione di Baudelaire in Le fleurs du Mal ).
“Il poeta si fa veggente mediante un lungo immenso e ragionato sregolamento di tutti i sensi “, il poeta diviene così “il gran malato, il gran criminale, il gran maledetto e il sommo Sapiente. Poiché giunge all’ignoto” scrive Rimbaud.
Questa conoscenza non ha nulla a che vedere con la conoscenza positiva, razionale delle cose, non esiste più un mondo al di fuori della coscienza, l’unica vera realtà è quella che esiste dentro la coscienza. “Il vero atteggiamento conoscitivo allora diventa non già sforzo di astrazione intellettiva, ma abbandono alla suggestione delle recondite e misteriose voci della coscienza profonda, là dove la natura parla con voce non ancora adulterata dalle manifestazioni dell’intelletto”. (E.Gioanola, op.cit., p.55).
L’attività conoscitiva dell’uomo è allora preminentemente attività creatrice e tale è la poesia simbolista.
Il rapporto che il poeta instaura con la realtà è un rapporto sensuale, irrazionale, mistico, per questa via il poeta aspira a esprimere l’essenza delle cose percepita come mistero impenetrabile alla ragione. L’io del poeta diventa altro (Rimbaud) e la parola poetica evoca, allude, rimanda attraverso l’analogia e il simbolo a una verità inafferrabile. Questa verità oscura, ignota, inesprimibile può essere solo evocata attraverso simboli, suoni, suggestioni musicali.
I simbolisti praticano l’idea di una poesia come virtualità pura, costruzione per analogia e simboli di una realtà altra. Poesia pura e assoluta, la poesia non imita, spiega, rappresenta la realtà, ma crea una realtà altra, che sta oltre la realtà visibile. Tale poesia è sciolta (assoluta) da ogni legame con il mondo delle cose e degli uomini, non ha fini morali, educativi, civili.
La poesia simbolista opera un rinnovamento del linguaggio poetico, le figure retoriche più utilizzate  sono la metafora, l’analogia e la sinestesia.
Il simbolismo implica un mutamento radicale degli statuti espressivi della poesia, la poesia fonda essa stessa il reale, lo fa essere, lo crea. “Io dico un fiore ! E fuori dell’oblio ove la mia voce relega ogni contorno, …, musicalmente si leva, idea autentica e soave l’assente da ogni mazzo” (Mallarmé). La parola si tende verso l’ineffabile, l’incomunicabile “Musica prima di ogni altra cosa” (Verlaine), vengono privilegiati i valori musicali e la parola è suono prima che significato, la sperimentazione in campo metrico porta al dissolvimento delle forme metriche tradizionali.
La tensione verso un’oscura realtà superiore è propria solo dei simbolisti maggiori. Ciò che si diffonde come gusto simbolista è l’evocazione musicale, l’indefinito, il linguaggio allusivo e raffinato.
Con il simbolismo si ha una definitiva rottura delle convenzioni secolari della poesia. D’ora in avanti non esisterà più un codice di riferimento valido per tutti, ma ogni poeta ogni movimento fonda per così dire il proprio codice “chiunque può, con il suo modulo e il suo orecchio individuali, comporsi uno strumento: basta che vi soffi, lo strofini o lo batta con scienza. … Ogni anima è una melodia, che il flauto e la viola di ognuno sono ordinati a riannodare.” (Mallarmé)
Non c’è più un codice, la tradizione poetica con le sue forme, stili, lessico, attraverso il quale esprimere messaggi, ma ad ogni messaggio corrisponde un codice. La poesia moderna si caratterizza proprio per la continua creazione di nuove forme.  Negli ultimi cento anni l’arte  è diventata per definizione  il luogo del possibile, del diverso, della sperimentazione.

Voyelles di Arthur Rimbaud

testo in lingua traduzione
A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu : voyelles,
Je dirai quelque jour vos naissances latentes :
A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,
Golfes d’ombre ; E, candeur des vapeurs et des tentes,
Lances des glaciers fiers, rois blancs, frissons d’ombelles ;
I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
Dans la colère ou les ivresses pénitentes ;
U, cycles, vibrements divins des mers virides,
Paix des pâtis semés d’animaux, paix des rides
Que l’alchimie imprime aux grands fronts studieux
O, suprême Clairon plein des strideurs étranges,
Silence traversés des Mondes et des Anges :
– O l’Oméga, rayon violet de Ses Yeux !
A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu : vocali,
dirò un giorno le vostre nascite nascoste :
A, nera, corsetto peloso delle mosche scintillanti
che ronzano attorno puzze crudeli,
golfi di ombre; E, biancori di vapori e di tende
Lance di ghiacciai fieri, re bianchi, brividi di infiorescenze;
I porpore, sangue sputato, riso di belle labbra
Nella collera o nelle ubriacature penitenti;
U, cicli, vibrazioni divine di mari verdi,
pace dei pascoli disseminati di animali, pace delle rughe
che l’alchimia stampa sulle grandi fronti studiose;
O, suprema tromba piena di stridori strani,
silenzi attraversati dai Mondi e dagli Angeli:
– O l’Omega, raggio viola dei Suoi occhi!
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