Orlando Furioso: il cavaliere misterioso, canto I ottave 60-70

Nel bosco arriva un cavaliere, è tutto vestito di bianco e ha un aspetto fiero e coraggioso, sul cimiero ondeggia un bianco pennacchio. Irrompe sulla scena nel momento in cui Sacripante, re di Circassia, ha deciso di assalire Angelica che ha incontrato nella selva. Il re non è per nulla contento dell’improvviso arrivo del bianco cavaliere e lo sfida a battaglia (ottave 60-61). I due si scontrano come leoni e tori e si trapassano gli scudi, i cavalli urtano tra loro e il cavallo di Sacripante è ferito a morte e stramazza a terra sopra il suo cavaliere, che rimane schiacciato a terra immobilizzato (ottave 62-63). Il bianco cavaliere si rialza prontamente, sprona il suo cavallo e riprende la corsa nella selva (64). Stordito come un contadino che è stato atterrato da un fulmine, Sacripante gemente e pieno di vergogna si rialza con l’aiuto di Angelica (65-66), la donna per rincuorarlo gli dice che la caduta è stata colpa del cavallo che era stanco e non pronto ad un assalto, il vero perdente è l’altro cavaliere perché per primo ha abbandonato il campo (67).
Giunge in quel momento un messaggero ansimante che chiede se hanno visto passare un cavaliere con un bianco pennacchio (68). Certo, risponde Sacripante, è quello che lo ha appena abbattuto e vorrebbe proprio sapere come si chiama (69). Il messaggero risponde subito: il cavaliere che lo ha sbalzato di sella è una donna e si chiama Bradamante, poi veloce come era giunto se ne va via e lascia il re saraceno rosso in viso per la vergogna, incapace di muoversi e parlare (70).

60 Ecco pel bosco un cavallier venire,
il cui sembiante è d’uom gagliardo e fiero:
candido come nieve è il suo vestire,
un bianco pennoncello ha per cimiero.
Re Sacripante, che non può patire
che quel con l’importuno suo sentiero
gli abbia interrotto il gran piacer ch’avea,
con vista il guarda disdegnosa e rea.

61 Come è più appresso, lo sfida a battaglia;
che crede ben fargli votar l’arcione.
Quel che di lui non stimo già che vaglia
un grano meno, e ne fa paragone,
l’orgogliose minacce a mezzo taglia,
sprona a un tempo, e la lancia in resta pone.
Sacripante ritorna con tempesta,
e corronsi a ferir testa per testa.

62 Non si vanno i leoni o i tori in salto
a dar di petto, ad accozzar sì crudi,
sì come i duo guerrieri al fiero assalto,
che parimente si passar li scudi.
Fe’ lo scontro tremar dal basso all’alto
l’erbose valli insino ai poggi ignudi;
e ben giovò che fur buoni e perfetti
gli osberghi sì, che lor salvaro i petti.

63 Già non fero i cavalli un correr torto,
anzi cozzaro a guisa di montoni:
quel del guerrier pagan morì di corto,
ch’era vivendo in numero de’ buoni:
quell’altro cadde ancor, ma fu risorto
tosto ch’al fianco si sentì gli sproni.
Quel del re saracin restò disteso
adosso al suo signor con tutto il peso.

64 L’incognito campion che restò ritto,
e vide l’altro col cavallo in terra,
stimando avere assai di quel conflitto,
non si curò di rinovar la guerra;
ma dove per la selva è il camin dritto,
correndo a tutta briglia si disserra;
e prima che di briga esca il pagano,
un miglio o poco meno è già lontano.

65 Qual istordito e stupido aratore,
poi ch’è passato il fulmine, si leva
di là dove l’altissimo fragore
appresso ai morti buoi steso l’aveva;
che mira senza fronde e senza onore
il pin che di lontan veder soleva:
tal si levò il pagano a piè rimaso,
Angelica presente al duro caso.

66 Sospira e geme, non perché l’annoi
che piede o braccio s’abbi rotto o mosso,
ma per vergogna sola, onde a’ dì suoi
né pria né dopo il viso ebbe sì rosso:
e più, ch’oltre il cader, sua donna poi
fu che gli tolse il gran peso d’adosso.
Muto restava, mi cred’io, se quella
non gli rendea la voce e la favella.

67 – Deh! (diss’ella) signor, non vi rincresca!
che del cader non è la colpa vostra,
ma del cavallo, a cui riposo ed esca
meglio si convenia che nuova giostra.
Né perciò quel guerrier sua gloria accresca
che d’esser stato il perditor dimostra:
così, per quel ch’io me ne sappia, stimo,
quando a lasciare il campo è stato primo. –

68 Mentre costei conforta il Saracino,
ecco col corno e con la tasca al fianco,
galoppando venir sopra un ronzino
un messagger che parea afflitto e stanco;
che come a Sacripante fu vicino,
gli domandò se con un scudo bianco
e con un bianco pennoncello in testa
vide un guerrier passar per la foresta.

69 Rispose Sacripante: – Come vedi,
m’ha qui abbattuto, e se ne parte or ora;
e perch’io sappia chi m’ha messo a piedi,
fa che per nome io lo conosca ancora. –
Ed egli a lui: – Di quel che tu mi chiedi
io ti satisfarò senza dimora:
tu dei saper che ti levò di sella
l’alto valor d’una gentil donzella.

70 Ella è gagliarda ed è più bella molto;
né il suo famoso nome anco t’ascondo:
fu Bradamante quella che t’ha tolto
quanto onor mai tu guadagnasti al mondo. –
Poi ch’ebbe così detto, a freno sciolto
il Saracin lasciò poco giocondo,
che non sa che si dica o che si faccia,
tutto avvampato di vergogna in faccia.

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