Vita di Luigi Pirandello

1867 – 1891. Agrigento – Roma: gli studi, la laurea, le prime raccolte poetiche.
Luigi Pirandello nasce nel 1867 vicino Agrigento, in siciliano Girgenti, nella casa di campagna della contrada Caos tra Agrigento e Porto Empedocle, dove la famiglia si era rifugiata per sfuggire all’epidemia di colera che imperversava in Sicilia. La madre, Caterina Ricci Gramitto, viene da una famiglia della buona borghesia cittadina, il padre, Stefano, gestisce miniere di zolfo e la famiglia è benestante.
Fin da giovanissimo Pirandello manifesta la sua vocazione letteraria, a dodici anni scrive una tragedia, che mette in scena con le sorelle e gli amici. Nel 1880 è a Palermo dove frequenta il liceo e si iscrive alla facoltà di Lettere. In questi stessi anni si innamora della cugina Lina, che per un certo periodo è sua promessa sposa. Nel 1887 si trasferisce all’università di Roma, che abbandona nel 1889 dopo un contrasto con un professore, continua gli studi a Bonn, dove si laurea nel 1891 con una tesi sul dialetto di Agrigento. Le prime opere pubblicate, nel 1889 e 1891, sono due raccolte di versi, Mal Giocondo e Pasqua di Gea.
1891 – 1920. Roma: il matrimonio, l’allagamento delle miniere di zolfo del padre, i romanzi: L’esclusa, Il fu Mattia Pascal, I vecchi e i giovani, il saggio: L’Umorismo, Novelle per un anno e Maschere nude.
Dopo la laurea torna in Italia e si stabilisce a Roma. Conosce lo scrittore siciliano Luigi Capuana, che lo introduce negli ambienti letterari e lo incoraggia a scrivere novelle. Nel 1894 pubblica la prima raccolta di novelleAmori senza amore. Nello stesso anno sposa Antonietta Portolano, figlia di un socio in affari del padre. Scrive articoli per varie riviste letterarie e insegna italiano all’Istituto Superiore di Magistero, scrive i suoi due primi romanzi L’esclusa e Il turno.
Tra il 1895 e il 1897 nascono i tre figli Stefano, Rosalia e Fausto. La famiglia si mantiene grazie a una sostanziosa rendita famigliare. Nel 1903 l’allagamento di una delle miniere di zolfo del padre determina un grave dissesto economico. Inizia un periodo di difficoltà economica, la moglie patisce in modo particolare la situazione e iniziano a manifestarsi i segni di uno squilibrio psicologico che provocherà nel 1919 la sua reclusione in una casa di cura. Pirandello non dispone più della ricca rendita di famiglia e anche i soldi della dote della moglie sono andati persi. Per arrotondare lo stipendio intensifica le collaborazioni giornalistiche e comincia a pubblicare i suoi scritti su giornali e riviste.
Nel 1904 pubblica a puntate Il fu Mattia Pascal, è la sua prima opera di successo. Nel 1908 ottiene la cattedra di professore di italiano al Magistero, che terrà fino al 1922. Pubblica il saggio L’Umorismo, dove espone la poetica dell’arte umoristica. Inizia la collaborazione, che durerà fino alla morte, con il Corriere della Sera, dove pubblica numerose novelle; a partire dagli anni venti le novelle, in tutto 241, vengono raccolte in volumi con il titolo di Novelle per un anno. Nel 1909 esce a puntate I vecchi e i giovani, romanzo storico ambientato in Sicilia che racconta la repressione dei Fasci siciliani del 1893 – 1894 e il fallimento degli ideali del Risorgimento, nei due personaggi di Caterina Laurentano e del marito Stefano Auriti, rivivono i genitori dell’autore.
Nel 1910 con gli atti unici La morsa e Lumìe di Sicilia messi in scena dall’amico Nino Martoglio, drammaturgo catanese direttore della “Compagnia del Teatro Minimo”, ritorna al teatro, suo antico amore. Intorno agli anni venti Pirandello comincia a pubblicare Maschere nude, la raccolta dei suoi quarantatre drammi teatrali scritti nell’arco di quasi un quarantennio. Tranne pochissimi, tra cui l’ Enrico IV, tutti i drammi sono tratti da novelle. Negli anni tra il 1916 e il 1920 scrive per il teatro alcuni dei suoi testi più famosi Il berretto a sonagli, Liolà, La giara , Così è se vi pare, La patente, Il gioco delle parti . Per la famiglia sono anni drammatici, il figlio Stefano, partito volontario per la guerra, viene catturato dagli austriaci, Fausto, il figlio più piccolo, si ammala durante il servizio militare, il dolore e l’assurdità della guerra fanno da sfondo alle novelle Quando si comprende, Berecche e la guerra, Il goj. La malattia della moglie peggiora e nel 1919 la donna viene rinchiusa in una clinica a Roma.
1921 – 1936. La fama internazionale e il premio Nobel, Sei personaggi in cerca d’autore, Enrico IV, Uno nessuno e centomila.
Tra il 1921 e il 1922, Pirandello scrive e mette in scena i suoi due testi teatrali più famosi Sei personaggi in cerca d’autore, prima rappresentazione a Roma nel maggio del 1921, e Enrico IV, prima rappresentazione a Milano nel febbraio del 1922. A Roma I sei personaggi scandalizzano il pubblico, l’opera è una novità sconcertante e provoca la reazione degli spettatori. A Milano, Parigi, Londra, New York il dramma ha grande successo; Pirandello lascia l’insegnamento e si dedica anima e corpo al teatro. Nel 1924, poco dopo l’assassinio Matteotti, dichiara con un testo pubblico la propria adesione al partito fascista. Negli anni successivi i rapporti dello scrittore con il fascismo saranno contraddittori; nonostante l’adesione Pirandello non nasconde il proprio disgusto e fastidio per l’Italia fascista. L’opera pirandelliana critica e complessa è lontana dall’ideologia e dalla retorica del regime fascista. L’assegnazione del Nobel a Pirandello venne letta dal regime come una contestazione della propria politica (Rapporti informativi della polizia politica. Milano, 10 novembre 1934, in G.Armellini, A. Colombo, La letteratura italiana, Zanichelli, vol.6 p.407)
Nel 1925 assume la direzione della compagnia teatrale il “Teatro d’Arte” con la quale mette in scena testi teatrali suoi e di altri, in Italia e all’estero. Con Marta Abba, giovane attrice milanese, ha una relazione, poi interrotta dalla donna; per lei scrive nuovi drammi Diana e la Tuda, Come tu mi vuoi. Continua a scrivere per il teatro: Ciascuno a suo modo, Questa sera si recita a soggetto, che insieme a Sei personaggi formano la trilogia “del teatro nel teatro”, un’antica tecnica teatrale, che Pirandello porta alle estreme conseguenze, con cui durante la recita si mette in scena un’altra recita, come avviene per esempio nell’Amleto. Tra gli ultimi testi La favola del figlio cambiato, prima rappresentazione nel 1934 in Germania, Quando si è qualcuno, messo in scena nel 1933 a Buenos Aires, I giganti della montagna, ultima opera incompiuta, prima rappresentazione nel 1937 nel Giardino di Boboli a Firenze. Nel 1925 ristampa il romanzo Si gira … del 1915 con il nuovo titolo di Quaderni di Serafino Gubbio operatore, nel 1926 pubblica Uno nessuno e centomila. Nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura.
Nell’inverno del 1936 durante le riprese del film Il fu Mattia Pascal si ammala di polmonite e muore il 10 dicembre. Il funerale si svolge secondo le “Mie ultime volontà da rispettare” scritte più di vent’anni prima.
I. Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. II. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. III. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. IV. Bruciatemi. E il mio corpo appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui »

Print Friendly, PDF & Email