Vita di Gabriele D’Annunzio

1863 – 1889: da Pescara a Roma
Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara nel 1863 in una famiglia ricca. Dal 1874 al 1881 studia al liceo “Cicognini” di Prato. È un alunno ambizioso e studioso, ammirato dai compagni e dai professori. Legge molto e scrive poesie, a sedici anni pubblica la sua prima raccolta “Primo vere”, poco prima della pubblicazione comunica ai giornali la notizia della propria morte che smentisce con l’annuncio del suo libro. Giovanissimo fu il primo in Italia a capire quanto fosse importante la pubblicità per ottenere fama e successo. Da questo momento in poi D’Annunzio si dedicherà con cura maniacale alla creazione del proprio personaggio, con l’intento, riuscito, di nascondere la sua vera natura di arrampicatore sociale. Nel 1881 è a Roma, si iscrive all’università, capisce subito che per arrivare dove vuole è più utile frequentare i salotti aristocratici e le redazioni dei giornali piuttosto che le lezioni universitarie. Comincia ad assillarlo il problema che lo perseguiterà per tutta la vita: la necessità di trovare il denaro per finanziare la vita lussuosa e dissoluta che conduce. Nel 1883 sposa la duchessa Maria Altemps Hardouin; è un matrimonio riparatore, la duchessina è incinta e D’Annunzio ha dato alle stampe “Il peccato di maggio”, dove descrive il “peccato” che ambienta in un bosco in una sera di maggio. La lirica fa parte di Intermezzo di rime, la raccolta di poesie erotiche che a Roma fa scandalo, il poeta è accusato di pornografia ma la sua fama aumenta.
D’Annunzio a ritmi serrati comincia a produrre la sua enorme e multiforme opera. Legge di tutto classici italiani e latini, naturalisti e veristi, decadenti francesi e inglesi, e scrive di tutto imitando le mode letterarie più moderne: novelle veriste sul modello di Verga (Terra vergine), poesie simboliste e maledette alla Baudelaire (Intermezzo di rime), versi arcaizzanti che imitano i preraffaelliti inglesi e gli antichi poeti del Duecento e Trecento (Isaotta Guttadauro).
L’opera più importante di questo periodo è il romanzo “Il piacere” del 1889, storia di Andrea Sperelli un nobile con aspirazioni artistiche e atteggiamenti da dandy, grande parte ha nel romanzo la storia della seduzione delle due donne protagoniste del romanzo, Elena la donna fatale che lo ha abbandonato e che non può dimenticare e Maria, la dolce amante che seduce e tradisce e da cui pure sarà alla fine abbandonato. Il romanzo ha grande successo di pubblico, D’Annunzio ha saputo mettere a frutto un’altra sua intuizione geniale: il lettore ha bisogno di sognare, di vivere nelle pagine del romanzo la vita che non può vivere nella realtà “Tra il romanzo sottile appassionato e perverso, che la dama assapora con lentezza voluttuosa nella malinconia del suo salotto aspettando, e il romanzo di avventure sanguinarie, che la plebe divora, seduta al banco della sua bottega, c’è soltanto una differenza di valore. Ambedue i volumi servono ad appagare un medesimo bisogno, un medesimo appetito: il bisogno di sogno, l’appetito sentimentale. Ambedue in diverso modo ingannano un’ inquieta aspirazione a uscire fuori dalla realtà mediocre, un desiderio vago di trascendere l’angustia della vita comune, una smania quasi incosciente di vivere una vita più fervida e più complessa. Avendo notato il fenomeno volgare, ne traggo per conseguenza che la letteratura contro ogni profezia funebre è destinata nel prossimo avvenire a uno straordinario sviluppo. (…) Migliaia e migliaia di volumi si propagano per tutta la penisola leggeri e multicolori come le foglie di una foresta battuta da un vento d’autunno .” (da intervista a D’Annunzio in Alla scoperta dei letterati, di Ugo Ojetti, 1894-1895). D’Annunzio intuisce di cosa ha bisogno il pubblico italiano, come spiega Pietro Gibellini ” Con sensibilità sociologica, lo scrittore coglie “l’orizzonte d’attesa” del plubblico. Siamo nel momento in cui la civiltà industriale segna un vistoso balzo in avanti, aggrega in una classe più vasta e omogenea i ceti subalterni (…) e porta per converso a una rapida ascesa un nuovo ceto, che cerca un modello culturale un’identità adeguati al nuovo prestigio. Il fenomeno è complesso e variegato (…). D’Annunzio fornisce così al vasto pubblico con i testi e con i gesti, il modello neo – aristocratico in cui riconoscersi o in cui evadere miticamente” (Introduzione a Il piacere, Garzanti editore, 1995, p.XVII).
1889 – 1904 : successo, romanzi e amanti, Eleonora Duse e la Capponcina.
Per replicare il successo del primo romanzo negli anni tra il 1891 e il 1895 scrive quattro romanzi Giovanni Episcopo, ispirandosi agli scrittori russi, in particolare Dostoevskij, l’Innocente, Il trionfo della morte, Le vergini delle rocce. L’Innocente racconta la storia di Tullio Hermil, marito adultero, che uccide il figlio appena nato, l’innocente, esponendolo al gelo di una notte invernale, non sopportando l’idea di essere stato tradito dalla moglie; il libro ebbe grande successo, fu tradotto in più lingue e pubblicato in Europa e negli Stati Uniti. Ne Le vergini delle rocce, Claudio Cantelmo deve scegliere tra tre principesse quella degna di generare il suo erede, il romanzo termina con il rifiuto della donna da lui scelta senza che egli possa realizzare il suo piano rimandato a un romanzo successivo che non venne mai scritto. Il protagonista è un antidemocratico, privo di morale, violento e razzista, molto simile al superuomo nietzschiano spacciato dalla sorella del filosofo ai nazisti del Terzo Reich. Il libro ebbe successo, ancora una volta D’Annunzio seppe offrire alla borghesia italiana un’occasione di identificazione e una risposta tranquillizzante alla paura del conflitto sociale.
Insieme ai successi editoriali si allunga l’elenco delle amanti e quello dei creditori. Sono gli anni della “splendida miseria”, per fuggire dai creditori D’Annunzio si allontana da Roma, torna in Abruzzo, si sposta a Napoli, poi a Venezia, va in crociera sul Mediterraneo in Grecia e in Egitto, e intanto sparge opere e figli.
A Venezia nel 1894 ritrova l’attrice Eleonora Duse già conosciuta a Roma , l’incontro fu un vero colpo di fortuna per il poeta, ricca e famosa la Duse pagava debiti e lussi del suo giovane amante, D’Annunzio si diede al teatro scrivendo drammi, non sempre di successo, per l’amante. La storia d’amore dura tra alti e bassi una decina d’anni. I due trascorrono lunghi periodi in una lussuosa villetta detta la “Capponcina” a Settignano vicino a Firenze. Nasce il dannunzianesimo ovvero la moda di esagerare con cattivo gusto, i borghesi, grandi, piccoli e medi, hanno il loro eroe anzi il loro super – eroe.
Nel 1897 tra una messa in scena e l’altra D’Annunzio si candida alle elezioni politiche della Camera con un programma di destra, viene eletto deputato tra quelli che aveva definito “stallieri della Gran Bestia”, ovvero i deputati rappresentanti del popolo, che però frequenta poco. Tre anni più tardi ritenterà l’avventura politica per lo schieramento opposto, questa volta fallendo.
Intanto “avvolto dal tepore del lusso il D’Annunzio” lavora ad altre sue opere famose, scrive ancora tragedie e romanzi e ritorna alla poesia con il ciclo delle Laudi, i cui primi tre libri Maia, Elettra e Alcyone sono pubblicati nel 1903.
1904 – 1920: l’esilio in Francia e il poeta-soldato.
Finita la storia d’amore con la Duse, D’Annunzio riprende a collezionare donne e debiti. Assediato dai creditori ripara a Parigi, dove scrive Il martirio di San Sebastiano un’opera musicata da Debussy, l’opera fa scandalo e viene proibita dalle autorità religiose. Scrive le didascalie del film muto “Cabiria”, il primo kolossal della storia del cinema, per cui inventa il personaggio di Maciste, il gigante buono, protagonista di molti film. Anche in Francia D’Annunzio si trova presto pieno di debiti, incalzato dai creditori francesi è salvato dallo scoppio della guerra. Chiamato a celebrare l’inaugurazione a Quarto del monumento ai Mille D’Annunzio pronuncia il primo di una serie di discorsi inneggianti alla guerra. Il nazionalismo, il bellicismo, il superomismo violento diventavano finalmente realtà. A cinquantadue anni D’Annunzio si arruola, nel corso di un raid aereo viene ferito e perde un occhio. Durante la convalescenza nella cecità abbozza il Notturno pubblicato nel 1921 una delle opere dell’ultimo periodo.
1921 – 1938 gli ultimi anni a Gardone Riviera, il Vittoriale
Dopo l’impresa di Fiume, agli inizi del 1921 si ritira nella villa di Cargnacco vicino a Gardone Riviera sul lago di Garda, vecchio e stanco, ma ancora in grado di scrivere e alimentare il mito di sé. Nella villa di Gardone D’Annunzio visse gli ultimi anni di vita controllato e tollerato da Mussolini che trovò conveniente usare il poeta, i suoi miti, la sua fama a proprio vantaggio. La villa dove D’annunzio viveva, fu acquistata dalla Stato e trasformata nel funebre museo del Vittoriale che conteneva, ormai oggetto tra gli oggetti, il poeta stesso.
Nel marzo del 1938 D’Annunzio muore all’improvviso di emorragia cerebrale.
Fonte: Gabriele D’Annunzio di Marcello Carlino Dizionario biografico degli Italiani Treccani, vol. 32

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