A Zacinto

Molti anni dopo aver  lasciato l’isola dove era nato Foscolo scrisse questo sonetto in cui la ricorda nella sua bellezza di isola del mare greco. Da quel mare  era nata secondo un antico mito Venere, dea dell’amore e della fertilità. Omero cantò l’isola, per  il suo limpido mare e gli alberi frondosi, cantò Ulisse, il suo esilio e il suo  ritorno a Itaca. Ma il poeta non tornerà a Zacinto  perché è destinato a morire lontano dalla terra materna.

Nè più mai toccherò le sacre sponde
Ove il mio corpo fanciulletto giacque,1
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
Del greco mar, da cui vergine nacque

Venere2, e fea quelle isole feconde
Col suo primo sorriso, onde non tacque
Le tue limpide nubi e le tue fronde
L’inclito verso di Colui3 che l’acque

Cantò fatali4, ed il diverso5 esiglio
Per cui bello di fama e di sventura
Baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
O materna mia terra; a noi prescrisse
Il fato illacrimata sepoltura.

1 Il poeta dice che il suo corpo di fanciullo giacque perché anticamente il bambino appena nato veniva posato a terra perché il padre sollevandolo lo riconoscesse come proprio

2 La Venere di Foscolo è quella del proemio del De rerum natura di Lucrezio dea che feconda e popola la terra: “Aeneadum genetrix, hominum divumque voluptas, alma Venus, caeli subter labentia signa quae mare navigerum, quae terras frugiferentis concelebras, per te quoniam genus omne animantum concipitur visitque exortum lumina solis: te, dea, te fugiunt venti, te nubila caeli adventumque tuum, tibi suavis daedala tellus summittit flores, tibi rident aequora ponti placatumque nitet diffuso lumine caelum.” “Madre dei figli di Enea, piacere degli uomini e degli dei, Venere madre, che dai vita agli astri rotolanti nel cielo, al mare pieno di navi, alla terra su cui cresce il grano, per te ogni specie di animali è concepita e vede la luce del sole: al tuo arrivo i venti e le nuvole del cielo fuggono, grazie a te la terra industriosa fa sbocciare i dolci fiori, per te ridono le distese del mare e il cielo sereno e pieno di luce risplende.” (Lucrezio De rerum natura, libro I vv.1-9)

3 Omero

4 il poeta definisce fatali le acque del mare perché le peregrinazioni di Ulisse sono volute dal fato

5 l’esilio di Ulisse è diverso da quello del poeta che non è mai più potuto tornare alla sua isola dopo averla lasciata

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