“O notte” in Sentimento del Tempo e “Non gridate più” in Il Dolore

O notte  è la prima poesia di Sentimento del Tempo, datata 1919; fa parte della sezione Prime che raccoglie poesie scritte nel primo periodo trascorso a Roma. La poesia appartiene alla nuova stagione poetica di Ungaretti dopo L’Allegria.

O notte
Dall’ampia ansia dell’alba
svelata alberatura.

Dolorosi risvegli.

Foglie, sorelle, foglie,
vi ascolto nel lamento.

Autunni,
moribonde dolcezze.

O gioventù,
passata è appena l’ora del distacco.

Cieli alti della gioventù ,
libero slancio.

E già sono deserto.

Perso in questa curva malinconia.

Ma la notte sperde le lontananze.

Oceanici silenzi,
astrali nidi d’illusione,

O notte.

Poesia di suoni e immagini, non parafrasabile, polisemica come è sempre la poesia simbolista.
Diciassette versi liberi disposti in distici e versi singoli. Al centro l’invocazione alla gioventù. L’ultimo verso riprende il titolo. La notte ha i tratti romantici del luogo indefinito, del tutto.
Notti, albe, foglie, silenzi, nidi sono parole che ricorrono con frequenza nelle poesie di Sentimento del Tempo, l’ultima poesia della raccolta Silenzio Stellato del 1932 recita

E gli alberi e la notte
non si muovono più
se non da nidi.

Non gridate più fa parte de Il Dolore. La poesia deriva da una più lunga poesia Poeti d’oltreoceano, vi dico scritta dopo i bombardamenti americani sul cimitero di Roma nel 1943 ( Ungaretti, Vita di un uomo. Tutte le poesie. Apparato critico delle varianti. Il Dolore pp.780-782, Grandi Classici, Oscar Mondadori). In questa poesia Ungaretti si rivolgeva ai poeti americani invitandoli a smettere di profanare le tombe dei morti. In Non gridate più  il poeta si rivolge indistintamente agli uomini esortandoli a smettere il grido violento della guerra per poter udire la voce dei morti, silenziosa come l’erba che cresce e lieta dove non passa l’uomo che porta morte e violenza.
Lo straordinario impulso ritmico della prima quartina, che propone un movimento “veloce” o “presto”, si distende, in contrapposizione ritmica e figurativa, nella lieve, sussurrata pronuncia (“lento” o “lentissimo”) della seconda strofa; la trama gremita delle rime (“gridate, gridate, cessate, sperate, udire, perire, hanno, fanno”), lo straordinario ordito allitterativo, che attraversa tutto il testo, giocato sulla connessione della /r/ e della variazione vocalica (“uccidERE i mORti, gRIdate, gRidate, spERAte, pERIRE, impERcettibile sussURRO, RUmORE del cREscERE, ERba”), sono i segni della straordinaria perizia tecnica dispiegata da Ungaretti nella poesia che “Raggiunge il popolare per estremo artifizio e estrema raffinatezza.” (in La transizione dal grido all’ultra-grido in Vita di un uomo, Luigi Paglia, pp.81-83).

Non gridate più

Cessate d’uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.

Nel 1944 Ungaretti venne allontanato dalla cattedra di Storia moderna e contemporanea dell’Università di Roma su richiesta del Comitato centrale dell’epurazione che gli contestava il lungo periodo di adesione al partito fascista e l’assegno mensile ricevuto dal 1934 al 1942; tra le prove a sostegno dell’accusa fu portata anche la poesia scritta nel 1943 contro i bombardamenti alleati su Roma. Ungaretti rigettò le accuse e il procedimento si concluse con l’archiviazione.
fonte: Corriere della Sera 26/10/2006

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